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Dopo tre ore di dibattito intenso e mirato, nella Cittadina di Charlotte, il consiglio comunale ha deliberato quasi all'unanimità di allargare il permesso di usufruire dei servizi pubblici e delle cosidette stanze di riposo comuni anche ai transgender. La notizia, che sembrerebbe avere poca rilevanza, in realtà adesso consente (e obbliga) lo stesso consiglio comunale a costruire degli spazi appositi perchè i tre generi, (maschio, femmina e transgender) possano "convivere" apertamente e pubblicamente, senza dovere obliare il proprio "sesso" di appartenenza. In merito a questo i primi provvedimenti riguardano proprio la modifica dei bagni pubblici e della cartellonistica che deve contenere una zona adatta sia per gli uomini che per le donne che per gli "indecisi". A, dimenticavamo, si sono dimenticati delle mamme con bimbi da allattare, ...., ma ai diversamente abili ancora ci pensano, per fortuna.

Fonte: http://www.christiantopnews.com/articles/charlotte-expands-lgbt-rights-kasich-defunds-planned-parenthood-false-story-about-rubio-leads-to-firing-of-cruz-staffer-joey-rory-share-week-to-remember/

Andrapradesha (INDIA) - E' di oggi la triste notizia che il Pastore evangelico Maraiah, che lavorava nel campo evangelistico presso Andrapradesh, molto vicino la missione delle chiese Jeshua in India guidata dall'Apostolo Ramesh babu Peteti, è stato ucciso dai Mahoisti, termine che deriva dal villaggio di Naxalbari,
Diffusi soprattutto negli Stati dell'Andra Pradesh e del Chhattisgarh, i Naxaliti sono accreditati di un esercito di circa 10-15 000 uomini riuniti nel People's Liberation Guerrilla Army, espressione militare del Partito Comunista d'India (maoista) il cui leader è Muppala Lakshman Rao, detto Ganapathi. Gli insegnamenti del Vangelo andavano troppo contro le teorie mahoiste e il pastore, nel corso della sua attività era stato diverse volte minacciato, ma lui, imperterrito aveva continuato a promulgare il Vangelo. Nei mesi scorsi uno dei suoi figli era stato rapito e poi rilasciato miracolosamente dopo intercessioni e preghiere. Ma questa volta per il Pastore è arrivata la sentenza di morte. E la morte dei martiri è il seme della Chiesa.
Ringraziamo il Signore perché ancora oggi, qualcuno è disposto ad anteporre la propria vita rispetto al Vangelo del Signore Gesù Cristo. Possa il Signore confortare la famiglia e la Chiesa. Possa il Signore fare nascere tanti altri uomini come lui.

Proprio ieri la notizia della scomparsa del noto attore di film comici in coppia solitamente con Terence Hill, ancora alle prese con Don Matteo. L'attore, che ha sempre fatto divertire milioni di italiani e non, ha avuta una vita travagliata e costellata di successi insperati inseguendo sempre qualcosa di diverso da ciò che invece riusciva bene a fare.

Nella sua giovinezza, infatti, si dedicava moltissimo allo sport, con discreti risultati, ma non aveva ritorni di nessun genere e le bollette di casa si sommavano terribilmente fino a che fortuitamente, fu reclutato per una parte minore in un film. Accettò a malincuore la parte soltanto per potere pagare le spese di casa, e pian piano si è trovato costretto, per così dire, a recitare la parte di un gigante buono, perennemente insoddisfatto, era la parte che gli si addiceva di più.

Sembra incredibile, ma se ci fate ben caso questo ricalca molto spesso la nostra stessa vita. Abbiamo tante cose, e le reputiamo male soltanto perché sono "nostre" .... considerando tutto ciò che nostro malgrado non possiamo fare come il nostro obiettivo. Capitano di una nave malconcia, viene licenziato perché qualcuno ha deciso così per lui, e senza buonuscita. Raccoglitore di conchiglie, sbuffa continuamente non riuscendo a trovare il pezzo del motore che gli permetterà di tornare alla sua vita felice. E alla fine non riparte mai. Al contrario, ripartono sempre i guai. Stereotipo del nostro modo di fare, Bud spencer, nella vecchiaia, ha rilasciato questa dichiarazione che ci pare importante da farsi leggere:

«Io credo perché ho bisogno di credere in Dio e nel "dopo" che c'è oltre la vita. La fede, per me, è un dogma. Un valore assoluto. Che fa parte della vita di chiunque, anche di quelli che dicono di non credere Nella mia vecchiaia avanzata ho bisogno della religione più che mai. Ho bisogno della fede. Credo in Dio, è ciò che mi salva. E prego. Perché? Perché riconoscono in modo sempre più forte come sia nulla ciò a cui prima attribuivo un grande valore. Lo sport, dove volevo affermarmi, la popolarità. Chi si inorgoglisce per queste cose, chi insegue solo il successo, la fama, è un idiota».

Parola sagge, diremmo noi, ma parole che se giungono alla fine di una vita a poco possono servire se non agli altri. Non bisogna credere soltanto per la necessità di credere ma perché siamo spinti a farlo dalla nostra coscienza. Ma, dobbiamo dire, concordiamo in pieno con l'amico Bud quando conclude che chi insegue fama e successo è un idiota. Si, non per fare inutili sproloqui, ma perché costoro si perdono ciò che veramente conta nella vita

Gesù ha detto che ognuno che lo ama avrebbe obbedito ai Suoi insegnamenti. Senza aver riguardo a quanto ci potrebbe personalmente costare, la nostra obbedienza ha a che fare con Dio. Obbedire significa anche conoscerlo.

I Giovanni 2:3 - E per questo sappiamo che noi l'abbiamo conosciuto, se osserviamo i Suoi comandamenti.    

Conoscerlo, e quindi obbedire a Lui, ci farà concepire quell'altissimo concetto che è la carità:                          

II Giovanni 1:6 - E questa è la carità, che noi camminiamo secondo i comandamenti d'esso. Questo è poi il comandamento, che come avete udito dal principio, camminate in quello.

Se noi ci ribelliamo  questo stato di cose, cadiamo come in un laccio nuovamente nella Legge, che per gli uomini rappresenta una maledizione, essendo impossibile per qualsiasi uomo non infrangerlo e non restarne sedotto, (Giacomo 2:10-13).

Obbediamo a Cristo e dunque alla Sua Parola per essere predicati beati, (Salmo 119

 

 

 

 

 

L'espressione "Figlio dell'uomo" ricorre sovente negli Evangeli. In particolare, per un totale di 85 volte. Matteo (32), Marco (15), Luca (26), citano questa espressione sempre riferita da Gesù stesso. Soltanto in Giovanni (12), dieci volte questa espressione è direttamente proferita da Gesù, mentre in due circostanze viene riferita da uomini, in particolare da alcuni suoi accusatori:

Giovanni 12:34 - "Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo rimane in eterno. Come puoi dire che il Figlio dell'uomo dev'essere innalzato? Chi è questo Figlio dell'uomo?"

Come possiamo osservare, dunque, in questo verso, per ben due volte, l'espressione "figlio dell'uomo" viene utilizzata da labbra critiche e piene di giudizio. Coloro che riferiscono il messaggio mettono in parallelo ciò che dice la Legge con questa espressione propria del maestro Cristo Gesù il Signore. Proprio prima, (Giovanni 12:32) avevano udito dallo stesso Maestro che sarebbe stato innalzato sulla croce. E per loro il problema si poneva in modo drastico: come può il Messia che rimane in eterno, (cfr Salmo 89:37-38; Isaia 9:6), fare questa fine "ingloriosa"? Daniele aveva parlato del figlio dell'uomo, e costui non avrebbe mai cessato di regnare:

Daniele 7:14 - gli furono dati potere, gloria e regno, tutti i popoli, nazioni, lingue lo servivano e il suo potere è un potere eterno che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

I suoi ascoltatori ritenevano di essere dinanzi ad un abuso bello e buono della Legge, della Torah. Il Signore Gesù si autoattribuiva un titolo di gloria accostando anche una fine "ingloriosa" e apparentemente contraddicendo la Legge.
L'espressione "figlio dell'uomo" è la descrizione che Cristo da di se, ed è il termine con il quale Egli si collega all'umanità e mostra la sua intima e positiva relazione con la razza umana.

In parte, abbiamo già appreso qualche elemento sul Figlio dell'uomo, proprio dalla descrizione che il profeta Daniele da di Lui. E, come noi tutti sappiamo, la sua morte non metterà fine al suo regno o alla sua esistenza, ma sarà il principio della manifestazione della gloria di Dio. Ma andiamo ancora più in fondo alla questione. E, per farlo, prendiamo come esempio la tentazione di Gesù nel deserto.
Era nel deserto ed era tentato come un uomo qualunque. Fu tentato come rappresentante della razza umana: questa non è una opinione personale, ma è proprio quella che è la sua stessa affermazione.
In risposta alla prima tentazione Egli disse:"E' scritto, l'uomo non viverà di solo pane". Questo è un modo equivalente di dire che Egli si trovava nel deserto, in tentazione, al pari di un qualsiasi essere umano immerso nelle tragedie della vita. Stava obbedendo in questo alle condizioni dettate da Dio per l'umanità.
In risposta alla seconda tentazione, Egli disse: "Sta scritto, adorerai il Signore il tuo Dio, e solo a Lui servirai". In questo modo, il Signore mise se stesso nella sua divinità al pari di altre vite umane e delle loro limitazioni, di obbedire alla Parola di Dio.
In risposta alla terza tentazione, Egli disse:"E' scritto, non tentare il Signore Dio tuo". In questo modo egli dichiara che la legge che lo governò è stata esattamente la stessa che avrebbe dovuto governare le altre persone. Dunque, i temini che indicano la sua relazione con l'uomo sono quelle che provano la Sua assoluta regalità con la razza umana, la Sua completa identificazione con l'esperienza umana. Ecco perché "Figlio dell'uomo".

Esiste una sottile confusione tra il popolo di Dio riguardo a degli epiteti che sono propri di Lucifero e di Gesù Cristo il Signore. Il profeta Isaia parla di astro del mattino quando vede discendere il figlio dell'aurora:


Isaia 14:12 - Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell'aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?

 

Dalla Parola di Dio vediamo che a Satana non viene mai attribuito un nome proprio, quasi a non volergli dare importanza o a non "riconoscerlo". Per il Signore chiamare per nome è un affare importante. Si pensi a tutte le volte che Egli ha scelto un Suo servo nel Vecchio Patto, la prima cosa sulla quale interveniva era cambiargli il nome. Bene, riguardo questo epiteto che viene attribuito a Lucifero, molto spesso si fa confusione con un altro che invece è proprio del Signore Gesù.

Apocalisse 22:16 - Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».

L'esegesi in senso stretto già sembra portarci molto lontano. Nel profeta Isaia, parlando del termine mattino viene usato H7837 shackar, che significa appunto alba, o più propriamente, "rottura con il buio precedente della notte". Nel caso di Apocalisse invece viene usato il termine G3720 orthrinos, che significa "primiero" o primizia, o primo in assoluto, quasi ad identificare una luce che viene prima di ogni altra.

Se poi decidiamo di abbandonare l'esegesi per concentrarci sulla semplice lettura delle traduzioni in nostro possesso, vediamo che, da una prima indagine dei termini utilizzati nelle nostre versioni italiane, la differenza fra astro e stella è già imperante per farci capire. L'astro può anche essere una stella. Ma di solito, nella nostra lingua, quando ci riferiamo ad un corpo celeste privo di luce, parliamo di astro, al contrario, quando stiamo parlando di un corpo celeste che irrora luce intensa, preferiamo indicarlo con il termine più specifico di stella. Già questa prima differenza ci fa comprendere bene che l'uno non è portatore di luce. Lo era nella misura in cui veniva irrorato dalla Santità di Dio. Al contrario il Signore Gesù Cristo è e resterà sempre la nostra luce. E, se noi siamo luce a questo mondo, lo siamo sempre attraverso Dio.

Ma, andando avanti nella nostra dissertazione, troviamo qualche altro aspetto non meno interessante da valutare. Nelle versioni in lingua inglese, segnatamente la King James version, troviamo una ulteriore differenza che ci fa cogliere meglio questo aspetto.

Revelation 22:16 - I Jesus have sent mine angel to testify unto you these things in the churches. I am the root and the offspring of David, [and] the bright and morning star.

Mentre Gesù Cristo il Signore si afferma essere la lucente stella del mattino, (già stella significa lucente, e il ricordarlo non fa altro che evidenziarne la sua intensità) nel libro del profeta Isaia troviamo sorprendentemente:

Isaiah 14:12 - How art thou fallen from heaven, O Lucifer, son of the morning! [how] art thou cut down to the ground, which didst weaken the nations!

Nella versione in lingua inglese, la differenza che leggiamo nelle corrispondenti versioni in lingua italiana, viene resa ancora con maggiore efficacia. Mentre Gesù Cristo il Signore è, (eterno presente) la lucente stella del mattino, Lucifero è il figlio di questo mattino, una creatura che proprio perché nella braccia del Suo creatore splendeva di luce, ma che ha perso (astro) come un qualsiasi pianeta che si raffredda la propria capacità di illuminare, divenendo padre delle tenebre e della confusione. Il termine ebraico per figlio usato in Isaia 14:12 è H1121 Ben, espressione dai mille risvolti e significati ma che in Isaia viene indicato per etichettare qualcosa nato senza un nome proprio, (senza importanza). La radice ripresa in questo caso è infatti בֶּןמַֿלְכֵיקֶֿדֶם

 

 

Santità e Santificazione

Nel nostro cammino cristiano, evidentemente, ci sono cose più importanti e cose meno importanti che possiamo permetterci di trascurare o meno. Sicuramente, una delle cose che non possiamo permetterci di lasciarci indietro nel nostro percorso è la ricerca della santità. La santità, come termine in un comune dizionario, indica uno stato di perfetto distaccamento dal mondo. Il termine santo, infatti, significa “separato dal mondo”. La santità, per converso, è lo stato di separazione del mondo, (G37 – hagiazó Dizionario Strong). Se la santità dunque è uno stato di “arrivo”, una sorta di conclusione di un percorso, la santificazione è il processo che ci porta verso tale stato, (G38 – hagiasmos dizionario Strong). Il verso che ineluttabilmente crea e evidenzia l’importanza della ricerca della santificazione è riportato sotto:

Ebrei 12:14 - Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore;

Questo verso ci da parecchie informazioni, che devono servirci per comprendere davvero cosa lo Spirito Santo vuole comunicarci attraverso queste meravigliose parole dalle quali non possiamo prescindere, (II Timoteo 3:16).

Innanzitutto il verso esordisce con un verbo significativo, “impegnatevi”. L’Etimologia del termine greco utilizzato dall’Apostolo Paolo è G1377 – diókó che significa letteralmente “cercate con tutte le vostre forze come per vincere, per sopraffare la vostra preda”. Il verbo utilizzato in questa sede dunque ci esprime perfettamente lo stato mentale e l’atteggiamento del credente nei confronti del raggiungimento della santità: un comportamento attivo, e non blando, un atteggiamento di imposizione personale, ma non in maniera dimessa come di chi deve farlo e basta, ma come di chi ha amore a farlo sapendo che deve riuscirci. Sa che deve riuscirci perché se non sopraffarà la preda allora morirà di fame. Questo semplice verbo apre la porta a mille riflessioni e mille considerazioni. Devi combattere il buon combattimento, e devi combattere come chi ha amore alla vittoria e ha certezza di vittoria.

Naturalmente oltre alla santificazione Paolo mette in evidenza la ricerca, con la stesse veemenza, della pace. Con la differenza però che mentre la santificazione è conditio sine qua non per la salvezza, la pace invece no, tanto più che lo stare in pace dipende non soltanto da te ma da chi ti sta intorno, (Romani 12:18). Attenzione, però dunque che comunque la pace con tutti deve essere cercata come chi la vuole e la deve ottenere, mutatis mutandis. Stiamo dunque attenti che la nostra ricerca per la santificazione non divenga barriera che ci impedisca di vedere i limiti degli altri ed esercitare l’amore di Dio nei confronti di chi, essendo più debole di noi nella fede, fa fatica o si trova in una condizione di impossibilità a venire fuori da certe problematiche, (Galati 6:1). Molto spesso abbiamo visto mutare nel tempo la ricerca della santificazione in ricerca di isolamento perché non vediamo nessuno “migliore” di noi. E questa, amici miei, è una trappola molto pericolosa del demonio. Molto più del peccato stesso che stiamo cercando di abbattere nella nostra vita. Diventa lo stesso orgoglio di chi come Satana si vuole sedere al di sopra di Dio. Involontariamente noi cominciamo ad essere giudici e ogni gesto degenera in una radice di amaritudine e di giudizio dal quale non solo non riusciamo a fuggire ma dal quale NON desideriamo fuggire cambiandolo per un traguardo spirituale raggiunto.

Ebrei 12:15 - vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati;

Il nostro compito è anche quello di salvaguardare i nostri fratelli non di giudicarli. In questo senso bisogna che tutti stiamo molto attenti a come ci muoviamo. Della serie che meglio restare in silenzio molto spesso piuttosto che parlare per ferire.

Ritornando sui nostri passi, come il Libro di Ebrei ci informa, la santificazione è un passo fondamentale per la salvezza. Non possiamo prescindere da essa. Pietro, nel giorno della Pentecoste, a chi chiedeva su cosa fare per essere salvato, espresse in chiare lettere un messaggio che confrontato con il verso di Ebrei potrebbe risultare “impari”:

Atti 2:38E Pietro disse:Ravvedetevi tutti, e ciascuno di voi sia battezzato nelle acque nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”.

E dov’è la santificazione che Paolo dichiara necessaria? Sembra quasi che sia superflua, ma in realtà si trova dentro il verso di Atti 2:38.

Il ravvedimento, come termine tecnico utilizzato in questo verso, è G3340 - metanoeó, che significa letteralmente “cambiare la propria mente” “pensare in maniera diversa”. Quindi il ravvedimento vede il credente come parte attiva di questo processo di conversione, non parte passiva che “subisce” la conversione. Il ravvedimento, come è facilmente dimostrabile in tanti passi paralleli della scrittura, porta alla decisione di battezzarsi nelle acque, “per il perdono dai peccati”. L’essere vecchio muore in Cristo e risorge in una nuova vita in un nuovo atteggiamento mentale e di spirito. Ma l’uomo che esce dalle acque diventa santo avendo avuto perdonato i peccati? O lo diventa frustandosi mille volte al giorno? La Parola osserva che:

Geremia 17:9 - Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? (confronta pure Salmo 14:2-3 e Romani 2:1-11).

E, giusto per togliere spazio ad ogni dubbio, il termine insanabilmente, viene a tradurre il vocabolo H605 - anash che vuole dire senza via di scampo o senza nessuna possibilità (umana, terrena).

Colui che è giusto nel senso che compie le opere di giustizia, per obbligazione, per costrizione o per forza se volete, non riesce a trattenersi dal peccato:

Proverbi 24:16 - Perciocchè il giusto cade sette volte, e si rileva; Ma gli empi ruinano nel male.

E ancora, se il giusto viene salvato a stento come finirà al peccatore? (I Petro 4:18).

Il cristiano che cade trova la salvezza perché “cerca”, “si impegna” nella ricerca della santificazione, proprio rialzandosi dalla sua caduta, (proverbi 24:16). Allora, ritornando indietro, nel verso di Atti 2:38. Lo Spirito Santo che viene ad albergare nel cuore di quell’uomo che pur essendo impegnato cade, lo aiuta a rialzarsi e lo fa andare avanti di fede in fede, di valore in valore, di giustizia in giustizia. Ma è un percorso, badiamo bene, e questo percorso è anche molto accidentato e NESSUNO, diciamo NESSUNO può essere esentato dall’errore:

Romani 7:24Misero me, chi mi tirerà fuori da questo corpo votato alla morte?

Romani 7:15 - Poiché io non riconosco ciò che io opero; perciocché, non ciò che io voglio quello fo, ma, ciò che io odio quello fo.

Concludendo questa prima parte, allora dobbiamo comprendere che per la pazzia della predicazione noi veniamo sollecitati dallo Spirito a cambiare mente ad aprire il cuore di pietra, (confronta Paolo che predica a Tiatiri, alla mercante Lidia). Ma nel momento in cui Dio cambia la nostra mente e ci fa vedere, possiamo o restare fermi sui nostri passi, comprendendo che stiamo facendo la cosa sbagliata ma non facendo nulla per cambiare il nostro stato, o correre a Dio ravvedendoci e facendo un patto nelle acque con lui. Ma la nostra garanzia non siamo noi stessi con la nostra natura fallace e caduca, perché CHI NON HA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA, e mi sa che tutti dobbiamo rinunciare a scagliare, tanto più che davanti a Dio non c’è il peccato grande e quello piccolo ma il peccato:

Ezechiele 18:20 - La persona che pecca è quella che morirà, il figlio non pagherà per l'iniquità del padre, e il padre non pagherà per l'iniquità del figlio; la giustizia del giusto sarà sul giusto, l'empietà dell'empio sarà sull'empio.

Con lo Spirito Santo che concilia e interpreta la Parola in noi, troviamo la forza e il coraggio di rialzarci e di andare avanti combattendo nel nome prezioso di Gesù Cristo.

Noi non siamo Santi perché lo siamo ipso facto, ma proprio per la dimora di Dio in noi attraverso il Suo Spirito, (I Corinzi 6:11).

Efesini 1:4Noi siamo stati eletti in Lui prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui nell'amore.

Ciascuno di noi può dunque, in piena sicurezza di fede e nella potenza dello Spirito, impadronirsi di tale rivelazione, una delle più gloriose di tutte: Cristo, mia santità. Non cerchiamo nulla al di fuori di lui, ma rallegriamoci di essere in lui, uno con lui e conseguentemente di tutto ciò che egli è in se stesso per noi! Quale glorioso privilegio è per i credenti, possedere la santità stessa di Cristo! Se noi accettiamo questo fatto per fede ne constateremo la realtà. Dobbiamo manifestare al mondo chi siamo portando il riflesso della sua luce, (Efesini 5:8).

Se realizziamo la santificazione, vi sarà nella nostra vita del frutto alla gloria del Signore, gioiremo della sua comunione ed Egli sarà visibile in noi. Laddove la santità pratica fa difetto, lo Spirito Santo è rattristato, la testimonianza del credente è compromessa, non vi è in lui nè gioia nè pace nè potenza. Un tale cristiano è carnale, perchè in lui agisce la carne e non lo Spirito; al posto d'essere un "uomo fatto", è un "bambino" che non sopporta il cibo solido (Ebrei 5:14; Ebrei 4:13; I Corinzi 3:1-3). Egli non "vede" Cristo, in quella visione attuale, privilegio di colui che "procaccia la santificazione". Come si ottiene la santificazione pratica? Sicuramente attraverso l’opera di Dio in noi: Dio stesso agisce in noi, mediante la sua grazia, per produrre la nostra identificazione progressiva con Cristo, perchè "Cristo sia formato in noi" (Galati 4:19). Quest'opera si compie quotidianamente e terminerà nel giorno di Cristo: "Avendo fiducia in questo: che Colui che ha cominciato in noi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" (Filemone 1:8). È Dio che opera in noi il volere e l'operare, per la sua benevolenza (Filemone 2:13). Il credente può dunque porre tutta la sua fiducia in Dio e nella sua promessa di conservarlo irreprensibile - spirito, anima e corpo - fino al ritorno del Signore. "Fedele è Colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo" (I Tessalonicesi 5:23-24).

E se noi ostacoliamo, per nostra disobbedienza, questa azione della grazia divina in noi, Dio deve ricorrere alla disciplina, per il nostro bene e affinché partecipiamo alla sua santità. Egli agisce allora verso noi come verso dei figli, "perchè qual è il figliuolo che il padre non corregga?". Questa disciplina è la espressione dell'amore di Dio per noi. "Il Signore corregge colui che egli ama e flagella ogni figliuolo che egli gradisce". Allorché essa ha lavorato in noi, "rende un pacifico frutto di giustizia", manifestata mediante la santificazione pratica. È per questo che siamo esortati a non disprezzare la disciplina del Signore e a non scoraggiarci nemmeno quando Egli ci riprende (Ebrei 12:4-11). Al contrario, noi possiamo benedire l'amore che ci educa, e domandare con Davide: "Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore. Provami, e conosci i miei pensieri. E vedi se v'è in me qualche via iniqua, e guidami per la via eterna" (Salmo 139:23-24).

È per lo Spirito Santo che il credente fa morire gli atti del corpo (Romani 8:13), cioè le manifestazioni della carne che è in lui. Il suo corpo è il tempio dello Spirito Santo e non gli appartiene più, perché egli è stato riscattato a un gran prezzo: il sangue prezioso di Cristo. Egli deve dunque vegliare a non intralciare l'azione dello Spirito in lui, al fine di glorificare Dio nel suo corpo (I Corinzi 6:19-20).

E, infine, dobbiamo ricordarci che l’effetto della Parola entra nell’uomo che vi medita sopra, (Giosuè 1:8) e colui che si sottomette alla Parola e la osserva ama il Signore. "Perché la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti e i pensieri del cuore" (Ebrei 4:12). Guardiamoci dal sottrarci al taglio di questa spada! Nella sua preghiera sacerdotale, il Signore Gesù chiede a Dio di santificare i suoi per mezzo della verità, e aggiunge: "La tua parola è verità" (Giovanni 17:17). "Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona" (II Timoteo 3:16-17).

Salmo 119:11Ho riposto la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te.

L'applicazione della santificazione

La santificazione s'applica a tutto ciò che noi siamo e a tutto ciò che facciamo.

a) Al nostro corpo

La Parola di Dio dichiara che il nostro corpo "è per il Signore". Esso è il tempio dello Spirito Santo; è per questo che noi dobbiamo glorificare Dio nel nostro corpo (I Corinzi 6:13,19,20). Il credente è esortato a "possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza.. poichè Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione" (I Tessalonicesi 4:4-7). Noi abbiamo il prezioso privilegio di "presentare i nostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio", vale a dire di consacrarli interamente al Suo servizio (Romani 12:1; Romani 6:13,19).

b) Ai nostri pensieri

Dio esorta alla santificazione dell'uomo interiore: "Custodisci il tuo cuore più d'ogni altra cosa" (Proverbi 4:23-27). Davide proclama: "Ecco, tu ami la sincerità nell'interiore" (Salmo 51:6). L'apostolo Paolo invitava i Corinzi a purificarsi da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la loro santificazione nel timor di Dio (II Corinzi 7:1). La vita di Cristo in noi non saprà trovare la sua gloria laddove Cristo non troverà la sua. Lo Spirito di Cristo in noi, non può essere differente dallo Spirito che era in Cristo. "Chi si unisce al Signore è uno spirito solo con Lui" (I Corinzi 6:17).

c) Alle nostre parole

La santificazione delle nostre parole deriverà dalla santificazione dei nostri pensieri. Noi dobbiamo evitare tre scogli:

- le maldicenze (I Pietro 2:1);

- le espressioni fuori posto o sconvenienti (Efesini 4:29; Efesini 5:4);

- la menzogna, (Apocalisse 21:8).

La menzogna, di cui Satana è il padre, è incompatibile con la santità. "Non mentite gli uni agli altri" (Colossesi 3:9). "Gettando lungi da voi ogni frode" (I Pietro 2:1). La menzogna è il riflesso di una falsità interiore che Dio ha in orrore, perchè Egli vuole la verità nell'uomo interiore (Salmo 51:6).

d) Al nostro cammino

II credente è chiamato a manifestare la santità in tutto il suo cammino, secondo il modello perfetto che il Signore ci ha lasciato. "Chi dice di dimorare in Lui, deve, nel modo ch'Egli camminò, camminare anch'esso" (I Giovanni 2:6). Tutto ciò che è indegno di Cristo, si è detto, è indegno di un cristiano. Questa santità sarà caratterizzata dalla luce in tutto il nostro comportamento. "Voi siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce.. esaminando che cosa sia accetto al Signore" (Efesini 5:8-10).

Il mondo è il dominio di Satana, suo capo (Giovanni 14:30). È un vasto sistema organizzato per la soddisfazione delle concupiscenze umane, e che pure in tutte le sue manifestazioni religiose rinnega totalmente Dio. "Tutto quello che è nel mondo.. non è dal Padre" (I Giovanni 2:16). "Tutto quello" include: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita.

Esiste un parallelo tra queste tre cose, da una parte, e i tre elementi della tentazione di Eva, dall'altra parte (Genesi 3:6). Ella vide che il frutto era:

- buono da mangiare (concupiscenza della carne, cioè i cattivi desideri tendenti alla soddisfazione dei sensi, che si tratti di piaceri raffinati o volgari);

- un piacere per gli occhi (concupiscenza degli occhi: l'eccitazione di malvagi desideri attraverso ciò che si vede);

- desiderabile per diventare intelligente (l'orgoglio della vita: il desiderio dell'uomo di "farsi uguale a Dio", di elevarsi al di sopra degli altri, la vanità, lo spirito di dominazione).

Di fronte a certe decisioni, il credente è chiamato a discernere ciò che costituisce una concupiscenza o un desiderio legittimo. Noi siamo stati chiamati a libertà, ma dobbiamo vegliare a non usare della libertà come d'una occasione alla carne (Galati 5:13). La libertà alla quale siamo stati chiamati è la libertà di servire e di glorificare Dio. D'altra parte, se tutte le cose sono permesse, non tutte sono convenienti ed edificano (I Corinzi 10:23). Durante la sua vita, il credente è dunque chiamato a fare una scelta (Deuteronomio 30:19-20). Se ha del discernimento spirituale e se teme Dio, non avrà difficoltà a conoscere la Sua volontà, perchè "il segreto dell'Eterno è per quelli che lo temono" (Salmo 25:14). L'apostolo Paolo non cessava mai di chiedere a Dio che i Colossesi fossero ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni saggezza e intelligenza spirituale, per marciare in maniera degna del Signore, per essergli graditi sotto ogni aspetto. Questa saggezza e questa intelligenza sono di origine spirituale. Più vivremo presso Dio, meglio conosceremo la Sua volontà. Ma là dove vi è della propria volontà o dell'ignoranza, la luce mancherà.

Il credente si astenga dunque, senza esitare, da tutto ciò che la Parola vieta espressamente. E dove non vi è un espresso divieto, deve chiedersi se quello che si fa è alla gloria di Dio, (I corinti 10:31) e non serva per il proprio piacere terreno, (Romani 13:14). Infine, ma non ultimo, ci si chieda sempre se il mio agire non comporta una caduta per mio fratello. Ciascuno di noi è esortato a non essere una occasione di caduta per il proprio fratello (I Corinzi 8:13). "Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi l'altrui" e rispetti "la coscienza dell'altro" (I Corinzi 10:24-29). Non dovremmo mai dimenticare questo principio fondamentale: "Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, a scopo d'edificazione" (Romani 15:2).

Introduzione

Il motivo per cui il cristiano aderisce al piano di Cristo è la salvezza della proria anima. Questo è quello che molto spesso noi stessi riteniamo. In realtà c’è molto altro legato alla salvezza. Il paradiso è la conclusione della salvezza. La dottrina che studia la salvezza si chiama soteriologia. La soteriologia, (dal greco σωτηρία - sōtēria -, "salvezza", e da λόγος - logos -, "parola", "ragione" o "principio"), nell'ambito della storia delle religioni, è infatti lo studio della salvezza nel senso di liberazione da uno stato o una condizione non desiderata.

Le diverse religioni e denominazioni cristiane si pongono in maniera alquanto differente su questo argomento, pertanto si è creata molta confusione al riguardo. La Bibbia è molto chiara e semplice nel suo linguaggio, facile da capire quando ripuliamo la nostra mente da ogni preconcetto. Per cui vi invitiamo serenamente a non pensare a quale tipo di formazione biblica avete ricevuto ma piuttosto andiamo alla Parola del Signore.

La Chiesa Cattolica Romana, insegna che la Salvezza/andare in Paradiso il risultato finale di una vita cattolica fatta di sacrifici, privazioni e opere buone, sebbene non sappiano mai quando hanno fatto abbastanza da meritarsi un posto sicuro in Paradiso. Questa dottrina può portare a uno di due casi: può portare un cattolico alla pazzia, se la applica pienamente vivendola quotidianamente, oppure può farci diventare freddi nei confronti di Dio, poiché ci si rende conto che viene richiesto molto al singolo individuo, il quale si caricherebbe di un fardello troppo pesante da portare, e che quindi non si possano soddisfare le esigenze e le aspettative di Dio. Questo secondo gruppo di persone pensa inoltre che Dio, con questo grosso peso da portare, richieda uno stile di vita così rigido che solamente pochi eletti siano in grado di vivere pienamente, e cosi`, o ripiegano sull'andare in chiesa la Domenica e partecipare alle feste comandate sperando che questo loro sacrificio sia sufficiente, oppure si allontanano da Dio completamente.

La Chiesa Protestante, molto in generale, predica e insegna che la Salvezza/andare in Paradiso sia il semplice risultato di credere che Gesù sia il Figlio di Dio e loro Salvatore; una volta stabilito questo nel loro cuore devono recitare una breve "preghiera per la Salvezza" e, a questo punto, sono "salvati". Questo insegnamento deriva dalla dottrina di Martin Lutero ma è soltanto l’inizio del piano di salvezza per l’uomo. L'Essere salvati è un punto fondamentale nelle varie denominazioni protestanti, poiché i protestanti iniziano così la loro "vita cristiana"; alcuni dopo questa preghiera non iniziano per niente una vita nuova, una "vita cristiana"; ma continuano la loro vita di sempre, credendo di essere salvati e si sentono forti e sicuri di questo. Molte chiese protestanti predicano la dottrina del "una volta salvati, sempre salvati", ovvero, una volta che l'individuo è stato salvato, non potrà mai più perdere la Salvezza.

Per i musulmani, è davvero importante credere nell'unicità e perfezione di Dio. Il proposito della vita è vivere in modo da compiacere Allah per poter guadagnare il Paradiso. Si crede che nella pubertà si apra una conta dei debiti di ogni persona, che sarà usata nel giorno del Giudizio per determinare il suo destino eterno. Il Corano inoltre suggerisce la dottrina della predestinazione divina. Corano 4:49, 24:21, 57:22. Il Corano insegna la necessità di fede e di buone opere per ottenere la salvezza. Secondo la dottrina musulmana della salvezza i non credenti (kuffar, letteralmente "colui che rifiuta la verità") e i peccatori saranno condannati, ma il pentimento genuino dà come risultato il perdono di Allah e l'entrata al Paradiso al momento della morte.

I movimenti ascetici, predicano che la salvezza si raggiunge soltanto attraverso l’isolamento totale, e un percorso di meditazione assoluta fino a conformarsi con il soprannaturale. Quindi la salvezza è soltanto per pochi iniziati. La religione Sikh accentra l'attenzione sulla salvezza tramite la meditazione, ordinata e personale, nel nome e nel messaggio di Dio, al fine di essere in unione mistica con Lui. L'induismo, che insegna che siamo coinvolti nel ciclo di morte e di rinascita chiamato Samsara, insegna che si deve raggiungere la liberazione, chiamata moksha. Il buddismo spiega come raggiungere la salvezza attraverso il distacco dal mondo materiale e dal dolore per raggiungere il Nirvana, stato di estasi e illuminazione.

La Parola di Dio ci chiarisce immediatamente che il piano di salvezza per l’uomo è stato dichiarato dal Signore Gesù Cristo che ha annunziato il Regno di Dio a tutti gli uomini semplificandolo e rendendolo alla portata di tutti, sia fisicamente che mentalmente:

Matteo 11:25 - Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e gli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli.

Vogliamo fin d’ora asserire che la salvezza è solo in Gesù Cristo, il quale è l’unica via che porta al padre, (Giovanni 14:6). Ma nella salvezza, nel concetto specifico di salvezza non va inteso soltanto la destinazione del paradiso, quella è come dire la conclusione di un percorso virtuoso che comincia dal credere in Cristo e conoscerLo attraverso la Parola che ha creata ogni cosa, (Colossesi 1:16). Già lo stesso verbo credere nasconde aspetti che sfuggono alla maggior parte dei fedeli. L’azione di credere abbraccia tutta l’essenza e la profondità di Dio. La semplice preghiera di salvezza, (che non si trova scritta come raccomandazione in nessuna parte della Scrittura), non è altro che una invenzione umana, che possiamo anche in parte condividere, ma che serve solo a dare un ingresso, una spinta al credente che dinanzi alla radunanza confessa di essersi arreso a Cristo.

Matteo 1:21 - Ed ella (Maria) partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché Egli salverà il Suo popolo dai loro peccati.

Significato del termine salvezza

I termini che indicano la salvezza nella Bibbia sono soteria (G4991 - salvezza), soter (G4990 - salvatore) e sozô (G4982 - salvare); il corrispondente ebraico è yasa.

Nell'antichità, il significato classico di “sozô” era quello di rendere sano, guarire, salvare, preservare, salvare dalla morte, conservare in vita. Tutte azoni diciamo così, che rientrano nella sfera umana. E, se queste azioni si applicavano ad un aspetto prettamente terreno di una qualsiasi persona al quale si attribuiva il titolo di “soter – salvatore” (si vedano per lo scopo i filosofi come Epicuro; i governatori come Tolomeo IV e Nerone; i pagani nelle loro divinità come Zeus e Attis), la Parola di Dio ci presenta Cristo come agente di una salvezza umana e terrena, ma soprattutto spirituale ed eterna (Isaia 49:6-8 / Matteo 1:21 / Luca 1:47,67 / Luca 19:10 / I Timoteo 4:10 / Tito 3:4-6). L’attribuzione della qualità di salvatore deriva dunque dall’applicazione del senso del termine appena adesso elencato. Gesù non usò mai il nome “soter” per sé stesso, ma la gente di Samaria lo riconobbe come il Salvatore del mondo (Giovanni 4:42). Il nome stesso del Figlio di Dio, venuto sulla Terra, attesta questa realtà; esso corrisponde al greco Iêsous ed all'ebraico Yahashuà che significa YHWH Salva. L’arcangelo Gabriele non ebbe la necessità di dichiarare la qualità agente del Cristo quanto di dichiarare a Maria il motivo della Sua venuta in questo mondo, (Matteo 1:21). Gesù è il Salvatore che guarisce (Marco 5:34 e Marco 10:52), giustifica (Tito 2:13-14 e Tito 3:6-7), è capo della Chiesa (Efesini 5:23), libera e benedice (Filippesi 3:20, Tito 2:13).

Definiamo perciò la salvezza come la nuova vita in Cristo; uno stato di favore presso Dio che comporta la separazione dal peccato, la comunione con Lui e la vita eterna.

IL SACRIFICIO DI CRISTO: il fondamento per la salvezza

Uno dei tanti passi della Scrittura che illustra l'opera di Cristo sulla Croce è:

Ebrei 9:11-14 - Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna. Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!

Con la Sua morte e risurrezione, Cristo Gesù ha compiuto l'opera che è sufficiente a salvare l'uomo dal peccato e dalla morte eterna. Quest'opera salvifica è perfetta ed è a disposizione di tutti, non solo di pochi eletti perché:

I Timoteo 2:4 - Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.

Vogliamo perciò analizzare, alla luce della Scrittura, ciò che Cristo ha guadagnato per l'umanità morendo sulla croce e risuscitando.

Espiazione - Copertura

Espiare significa letteralmente “coprire”; dà il senso di coprire il peccato alla vista di Dio affinché esso non provochi la Sua ira (Levitico 4:13-21). Nel momento in cui il sangue dell'animale veniva posto sull'altare, l'israelita realizzava la realtà di Esodo 12:14. Perciò il peccato non veniva solo coperto, ma cancellato, rimosso, gettato dietro alle spalle (Geremia 18:23 / Isaia 6:7 / Isaia 38:17 / Isaia 43:25), ma soprattutto perdonato (Salmo 78:38).

La morte di Cristo, uomo perfetto e Dio incarnato, fu espiatoria perché servì per la rimozione del peccato dell'intera umanità (Ebrei 2:17 / Ebrei 9:13-14); Egli stesso divenne peccato per noi (II Corinzi 5:21 /I Pietro 2:24). Con la Sua morte Cristo ha reso possibile la purificazione totale dal peccato per chiunque, in ogni parte del mondo, lo invochi.

La propiziazione - Avvicinamento

Propiziazione deriva dal latino e significa “avvicinare”. E il sacrificio di Cristo ha propiziato, ha reso favorevole, ha avvicinato l'uomo peccatore a Dio. La morte di Cristo ha stornato l'ira di Dio nei riguardi del peccatore penitente (Romani 3:25 / I Giovanni 2:2 / I Giovanni 4:10). È utile confrontare quest'aspetto dell'opera di Gesù con quello che era il propiziatorio dell'Antico Testamento (Esodo 25:16-22), per apprezzarne ancora di più il valore.

La sostituzione - Cambiamento

I sacrifici dell'Antico Testamento erano sostitutivi per natura: l'animale moriva al posto del peccatore (Levitico 4). In Isaia 53 quest'aspetto assume il suo più alto significato: Cristo porta la pena spettante ad altri, ha sostituito noi soffrendo e morendo al posto nostro

Isaia 53:4-5,11 - Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti... Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità.

Egli è morto in vece nostra, prese il castigo spettante a noi affinché potessimo sfuggire ad esso. Il Nuovo Testamento conferma questa preziosa verità (II Corinzi 5:21 / I Pietro 2:24)

La redenzione - Riacquistare

Redimere significa letteralmente ricomprare pagando un prezzo. Uno dei titoli più citati del Signore Gesù è Redentore e talvolta l'intera Sua opera viene definita la Redenzione (Matteo 20:28 / Galati 3:13 – 4:5 / Tito 2:14 / I Pietro 1:18 / Apocalisse 5:9Apocalisse 14:3-4). Ci sono delle descrizioni interessanti riguardo alla redenzione; una la spiega nella prospettiva dell'Antico Testamento (Levitico 25:47-49), mentre Gesù, nella Sua predicazione riprendeva il concetto del Salmo 49:7-9 (Marco 8:36-37). Il Nuovo Testamento rimarca il concetto (I Corinzi 6:19-20 / I Pietro 1:18).

Riconciliazione - Trasformazione

Per riconciliazione s'intende il mutamento di un rapporto d'inimicizia in uno d'amicizia. Secondo le Scritture è Dio, la parte offesa, che prende l'iniziativa di riconciliare a sé l'umanità; è Lui che ordina i sacrifici espiatori, è Lui che manda il Suo Figliuolo come sacrificio espiatorio. Mentre eravamo nemici di Dio siamo stati riconciliati per mezzo della morte di Cristo (Romani 5:10 / II Corinzi 5:18-19 / Colossesi 1:21).

Quest'atto di riconciliazione è un'opera completa, sicché agli occhi di Dio tutto il mondo è già riconciliato. Il problema allora è nell’uomo che deve desiderare questa riconciliazione che è stata messa alla portata di tutti. Tutti gli ostacoli possibili ed immaginabili sono stati rimossi. Rimane soltanto che i credenti la proclamino e i peccatori la ricevano.

LA CONVERSIONE:

Cristo ha provveduto agli uomini una salvezza perfetta. L'opera si è compiuta al Calvario ed alla risurrezione, il fondamento è stato posto 2000 anni fa, una volta e per sempre. Chiunque vuole può beneficiare di quest'opera grandiosa.

Ora, dopo aver esaminato l'opera in sé, ne vedremo due aspetti importanti: il primo corrisponde alle condizioni per la salvezza. Anche se Dio vuole che tutti siano salvati (I Timoteo 2:4), non costringe nessuno ad accettarlo come Salvatore. C'è bisogno che si creino le condizioni per la conversione, periodo nel quale il peccatore volge i suoi passi a Dio (Atti 3:19 / I Pietro 2:25).

Il ravvedimento

Il ravvedimento è il dolore per il peccato, risultato dell'opera dello Spirito Santo, con lo sforzo sincero di abbandonarlo. Traduce il greco metànoia che la versione Cattolica (CEI) traduce erroneamente con fare penitenza. In Atti 2:38 leggiamo la risposta storica che l’Apostolo Pietro diede a chi gli chiedeva cosa fare per essere salvato:

Atti 2:38Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nelle acque nel nome del Signore gesù e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.

Il termine greco usato per ravvedimento discende dalla metanoia che abbiamo visto prima: G3340 metanoeò, che significa letteralmente “cambiare la propria mente”, “pensare in un modo diverso”. E dunque il ravvedimento costituisce una opera che richiede l’innesco della volontà dell’uomo. E’ una tua scelta personale. Devi volerlo, devi dichiararlo. In questo senso può anche essere accolta la “preghiera di salvezza” come dichiarazione ufficiale del credente di accettare il Signore dichiarando di volerlo seguire, ma bisogna pure che il credente compia dei passi in avanti rispetto alla semplice preghiera di salvezza. Se non vi è un cambiamento vero non vi è un vero ravvedimento.

Il vero ravvedimento è costituito da tre aspetti: intellettuale, emotivo e pratico.

Facciamo un esempio:

a) Un viaggiatore apprende di trovarsi su un treno che non va verso la località alla quale egli è diretto; questa conoscenza corrisponde all'elemento intellettuale: attraverso la Parola di Dio una persona apprende di non trovarsi in regola con Dio (Romani 3:20).

b) Il viaggiatore è preoccupato di questa scoperta, è dispiaciuto e spaventato. Questo illustra il lato emotivo del ravvedimento, che è il dolore per aver offeso Dio (II Corinzi 7:9-10).

c) Il viaggiatore lascia il treno alla prima opportunità e prende il treno giusto. Questo illustra il lato pratico del ravvedimento (Atti 2:38 / Romani 2:4). Il risultato è che ora il peccatore porta dei frutti degni del ravvedimento (Marco 3:8).

Bisogna dunque conoscere lo stato nel quale ci troviamo, e questo viene soltanto attraverso la Parola di Dio, che apre i cuori e rende ogni essere pronto a comprendere e ad avere fede. Bisogna provare pentimento per quello che si è fatto, e bisogna cercare di lasciare quel treno che ci sta conducendo in un luogo sbagliato.

La fede

La fede, nel senso biblico di credere, confidare, è una condizione necessaria per la salvezza (Ebrei 11:6). Significa credere nella verità dell'Evangelo ed accettarla come regola di vita.

La fede intellettuale non è sufficiente per la salvezza (Giacomo 2:19); una persona può dare all'Evangelo il Suo assenso mentale, ma escluderlo dalla propria vita. Perciò è necessaria la fede del cuore (Romani 10:9).

Per produrre tale fede c'è bisogno dello Spirito Santo in cooperazione con la Parola (Romani 10:17 / Ebrei 12:25). Una persona convertita cerca di obbedire alla Parola. Molto spesso verrà meno, ma sarà sempre nel tentativo di rialzarsi prontamente e di lasciare lo sbaglio commesso (Romani 16:19 / II Corinzi 9:13 / I Pietro 1:22).

LA NUOVA NASCITA: i Battesimi

Giovanni 3:3 - In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio

II Corinti 5:17 - Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove

I termini CONVERSIONE e NUOVA NASCITA possono essere sinonimi. Se noi li distinguiamo è per comodità di studio, ma non si deve commettere l'errore di scindere l'elemento umano dall'elemento divino nell'esperienza della salvezza.

Perciò, dopo aver stabilito biblicamente le condizioni umane necessarie per sperimentare la salvezza dell'anima, vogliamo approfondire la realtà dell'esperienza stessa: cosa succede realmente quando una persona accetta Cristo nella propria vita come suo personale Salvatore?

L'esperienza del ravvedimento è emblematica, è il segno esteriore di una trasformazione interiore e divina; e quest'opera di salvezza comprende tre momenti che il peccatore pentito sperimenta simultaneamente nell'attimo stesso in cui Cristo lo salva:

La giustificazione

La giustificazione è un atto della gratuita grazia di Dio, per il quale Egli perdona tutti i nostri peccati e ci accetta come giusti ai Suoi occhi unicamente per la giustizia di Cristo. Perciò non diventiamo giusti da noi stessi, ma ci viene imputata la giustizia di un Altro e ciò si riceve per SOLA FEDE.

La giustificazione è un mutamento di posizione: prima il peccatore era condannato, ora il credente si trova nella posizione di giusto davanti a Dio. Abbiamo detto che questa giustizia non diviene propria dell'uomo, ma all'uomo viene imputata la giustizia di Cristo (Romani 8:28-30). La fonte della giustificazione è la grazia, il mezzo per riceverla è la sola fede (Romani 3:21-24 / Romani 5:1-2).

Nonostante il suo passato peccaminoso e la sua presente imperfezione, il credente ha una posizione sicura davanti a Dio, quella di giustificato; la sua colpa è cancellata (Romani 4:7-8), e niente può contraddire questo verdetto di Dio (Romani 8:33-34).

La rigenerazione

La rigenerazione indica quell'atto per il quale Dio pone il principio della vita nuova nell'uomo, operando una trasformazione spirituale: ciò a cui Gesù si riferiva parlando a Nicodemo

“Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?»” (Giovanni 3:3-4)

Il Novo Testamento descrive la rigenerazione mediante cinque immagini:

          Nuova nascita (Giovanni 3:7-8 / I Giovanni 5:1)

          Purificazione (Tito 3:5)

          Vivificazione (Colossesi 3:10)

          Creazione (II Corinzi 5:17 / Efesini 2:8-10)

          Resurrezione (Colossesi 3:1 / Efesini 2:5-6)

L'uomo ha necessità di essere rigenerato a causa della sua corruzione e della sua incapacità ed impossibilità di porvi rimedio (I Corinzi 2:14 / Efesini 2:1-3).

Lo Spirito Santo è l'Autore di questo miracolo (Giovanni 1:12-13 – 3:6); Egli utilizza la Parola di Dio (Giacomo 1:18 / I Pietro 1:23).

Ma il credente che si converte deve anche compiere un passo in avanti che è sempre frutto della propria decisione personale: il battesimo nelle acque. Nel testo biblico notiamo che il battesimo nelle acque era quasi una sorta di prosecuzione della conversione, come se fosse quasi un momento unico. Nelle chiese moderne, la necessità logistica ha molto spesso prevalso sulle abitudini bibliche, per cui oggi si battezzano soltanto le persone che hanno compiuto studi particolari o hanno fatto voti particolari, senza considerare che non era così dal principio. Inoltre, ma non ultimo, il battesimo nelle acque deve essere ministrato per immersione totale, (baptizo – immergo), e invocando il nome di Gesù Cristo il Signore come fu espressamente compiuto da tutti gli apostoli.

La santificazione

La santificazione è l'opera progressiva dello Spirito Santo che riproduce il carattere di Cristo nel credente (Galati 3:3 / Efesini 4:22-24). Bisogna distinguere la santità che è lo scopo della santificazione (I Tessalonicesi 3:12-13) dalla santificazione stessa che, come già detto, è il processo di maturazione operato dallo Spirito Santo nel credente (Romani 6:19,22 / Ebrei 12:14).

La santificazione si realizza nella misura della comunione con Cristo (Giovanni 15:4 / Galati 2:20); è ovvio perciò che per quest'opera divina è richiesta la cooperazione del credente che si studia di mortificare il vecchio uomo (cfr. Colossesi 3:9-10), di separarsi dal male e, soprattutto, perseguire il bene (Giacomo 4:17).

Per compiere la santificazione lo Spirito Santo utilizza la Parola di Dio (Giovanni 17.17 / Salmo 119:9 / Giacomo 1:22-25) e il sangue di Cristo (Ebrei 13:12 – 10:10,14 / I Giovanni 1:7).

In ultima analisi, la santificazione non è sinonimo di perfezione sulla terra, in quanto il carattere del credente è perfettibile e sarà perfetto nella gloria del cielo (Filippesi 3:13-14).

“preghi per me??” sembra una richiesta crescente in questo periodo ….come crescenti sono i vari gruppi sui social che si prefiggono l’obbiettivo di portare avanti e di sostenere le varie richieste di preghiere .

Nell’uomo l’intervento del soprannaturale risulta essere intrinseco alla propria natura nei momenti di particolare necessità materiale , laddove le vie “umane” hanno vista preclusa qualunque forma di risoluzione al problema, e l’uomo cosi si riscopre “religioso” avente bisogno di un aiuto soprannaturale ; ciò è spiegato dal fatto che Dio ha celato nell’uomo il concetto di eternità ed esso ne ricerca l’esistenza laddove la razionalità e la logica, la scienza umana vengono ad essere inefficaci:

Ecclesiaste 3:11 Egli ha fatta ogni cosa bella nella sua stagione: ha eziandio posto l'eternità nel cuor degli uomini, senza che però l'uomo possa giammai rinvenir l'opere che Iddio ha fatte, da capo al fine.  

Nell’eternita’ altresi e’ celata l’intera opera creativa di Dio, ecco spiegato perche’ l’uomo trae questo sentimento dal tesoro del suo cuore ,poiche’ attraverso questa richiesta esso palesa, manifesta in modo introspettivo la ricerca di Dio nella propria vita ed altresi rende pubblico la sua necessita’ di essere aiutato da Dio.

Uno dei versi biblici che piu’ viene utilizzato al fine di giustificare il ricorso alla preghiera e la sua efficacia da parte dei credenti e’ :

Giacomo 5:16 Confessate i falli gli uni agli altri, ed orate gli uni per gli altri, acciocchè siate sanati; molto può l'orazione del giusto, fatta con efficacia.

Ma bisogna pero’ precisare che non viene preso l’intero verso per esteso ma soltanto la parte finale ovvero…..molto puo’ la preghiera del giusto fatta con efficacia.

E’ bene chiarire che la preghiera ,come dichiarato precedentemente ,e’: “ l’espressione di un cuore che si arrende a Dio” per espressione intendiamo qualificare un sentimento ,ed e’ proprio il cuore il centro dei sentimenti ,dal cuore nasce la preghiera …….

Qui gia’ potremmo cominciare a delineare dei punti base molto importanti che ci fanno comprendere la grande differenza tra le preghiere,nate dal cuore e le preghiere nate dalla mente che si e’ ritrovata nella logica della materialita’ a dover fronteggiare una situazione inaspettata che non trova risoluzione nella logica umana ,ho un problema ,non riesco a risolverlo che faccio?? Prego come chiave risolutiva del problema … ed e’ scritto:

Giacomo 4:3 Voi domandate, e non ricevete; perciocchè domandate male, per ispender ne' vostri piaceri.

Poiche’ la preghiera siffatta non procede da una goccia d’amore ma da un bisogno materiale…qualunque esso sia …..

Abbiamo inizialmente citato il verso contenuto in Giacomo 5:16 ed esordisce confessate i falli gli uni agli altri ………sembra strano …..ma se riflettiamo lo Spirito di Dio gia’ comincia a condurci in un campo dove viene ad essere manifestata la nostra natura peccaminosa ,avida,altezzosa dove viee richiestoci in maniera celata di riconoscerci peccatori ,di riappacificarci con tutti secondo come e’ scritto

Ebrei 12:14 Procacciate pace con tutti, e la santificazione, senza la quale niuno vedrà il Signore.

In poche’ parole ci sta conducendo alla fase iniziale della vita del cristiano ..ovvero al ravvedimento ,pentimento alla forma primordiale di “AMORE” ….ed e’ intrinseco che tale concetto e’ espresso in maniera chiara a quanti accettano di fare la sua volonta’ ….si “piegano” sotto la mano di Dio ….ovvero attraverso un’avversita’ materiale io giungo alla Conoscenza della Verita’ cioe’ Cristo ,ascolto la sua voce preoveniente dal mio cuore dal mio interiore ,riconosco la supremazia di Dio e reputo necessario ed indispensabile il suo aiuto comincio a lasciarmi condurre dalle sue Parole……

Anche qui denotiamo il piano della salvezza di Dio manifestato attraverso il suo volere:

Giovanni 3:15 acciocchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Giovanni 3:16 Perciocchè Iddio ha tanto amato il mondo, ch'egli ha dato il suo unigenito Figliuolo, acciocchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Ed il nocciolo e’ sempe li’….credere …se non credo come otterrò??

Quindi condizione essenziale prima di pregare o di richiedere preghiera e’ :

ü  CREDERE!!

Ora entriamo piu’ dettagliatamente all’interno della preghiera:

nel libro degli atti e’ scritto ATTI 20:35 In ogni cosa vi ho mostrato che affaticandosi, si convengono così sopportar gl'infermi; e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il qual disse che più felice cosa è il dare che il ricevere.

Gesu’ ha donato se stesso per la nostra salvezza, non ha riguardato a sofferenze a privazioni ,non ha rifiutato la morte per noi ….e questo perche’?? per “AMORE”

ü  Giovanni 15:13 Niuno ha maggiore amor di questo: di metter la vita sua per i suoi amici.

Gesu’ e’ la manifestazione tangibile dell’amore di Dio verso gli uomini!!

Egli e’ sempre li ad affaccendarsi affinche’ venga mostrato l’amore di Dio attraverso il contatto col prossimo soccorre quanti sono in difficolta’ ,ascolta il grido del popolo ,e non si trae indietro dall’amare…..quando Lui prega non escono parole dalle sue labbra ma amore puro!!!e la preghiera appunto esterna il sentimento che e’ riposto nel suo cuore ovvero l’amore verso il prossimo…..

ü  Giovanni 14:21 Chi ha i miei comandamenti, e li osserva, esso è quel che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; ed io ancora l'amerò, e me gli manifesterò.

ü  Giovanni 17:26 Ed io ho loro fatto conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere ancora, acciocchè l'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro, ed io in loro.

Cosi abbiamo delineato ancora un punto fondamentale della preghiera …ovvero:

ü  PREGARE PER AMORE, PREGARE CON AMORE !!

Quindi per pregare devo Credere ,ed amare!! Credere in Dio amare Dio ed amare il prossimo …..

ü  Matteo 19:19 Onora tuo padre e tua madre, ed ama il tuo prossimo come te stesso.

ü  Matteo 22:37 Gesù gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua, e con tutta la mente tua

ü  Matteo 22:39 E il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Ma chi e’ il mio prossimo??......un fratello in Cristo ?? anche, ma non solo poiche’ e’ scritto:

ü  Matteo 5:46 Perciocchè, se voi amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? non fanno ancora i pubblicani lo stesso?

Ebbene e’ facile amare un “fratello “ ma una persona che non si conosce?? Un estraneo??

Nel verso iniziale abbiamo letto che Iddio ha tanto amato il mondo ….non solo i “Fatelli”

E se Dio e’ amore (1Gv 4:8) questo amore deve essere in noi ……

ü  1 Giovanni 4 :7-13 DILETTI, amiamoci gli uni gli altri; perciocchè la carità è da Dio; e chiunque ama è nato da Dio, e conosce Iddio. 8 Chi non ama non ha conosciuto Iddio; poichè Iddio è carità. 9 In questo si è manifestata la carità di Dio inverso noi: che Iddio ha mandato il suo Unigenito nel mondo, acciocchè per lui viviamo. 10 In questo è la carità: non che noi abbiamo amato Iddio, ma ch'egli ha amati noi, ed ha mandato il suo Figliuolo, per esser purgamento de' nostri peccati. 11 Diletti, se Iddio ci ha così amati, ancor noi ci dobbiamo amar gli uni gli altri. 12 Niuno vide giammai Iddio; se noi ci amiamo gli uni gli altri, Iddio dimora in noi, e la sua carità è compiuta in noi. 13 Per questo conosciamo che dimoriamo in lui, ed egli in noi: perciocchè egli ci ha donato del suo Spirito.

Gesu’ stesso ci da’ un esempio meraviglioso sulla croce ,in agonia ,prima della morte egli cosa fa’?? prega con amore….

ü  Luca 23:34 E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perciocchè non sanno quel che fanno. Poi, avendo fatte delle parti de' suoi vestimenti, trassero le sorti.

Questo deve essere l’atteggiamento di un figlio di Dio ..pregare per amore ,non pregare per ricevere ma pregare per amare ,pregare manifestando il seme d’amore che e’ stato posto nel nostro cuore da Dio

Mose’ servo di Dio prego’ per il popolo ribelle poiche’ amava quel popolo ….

ü  Esodo 32:10 Ora dunque, lasciami fare, e l'ira mia si accenderà contro a loro, e io li consumerò; e io ti farò diventare una gran nazione. 11 Ma Mosè supplicò al Signore Iddio suo, e disse: Perchè si accenderebbe, o Signore, l'ira tua contro al tuo popolo, che tu hai tratto fuor del paese di Egitto, con gran forza e con possente mano? 12 Perchè direbbero gli Egizj: Egli li ha tratti fuori per male, per farli morir su per que' monti, e per consumarli d'in su la terra? Racqueta il tuo cruccio acceso, e pentiti di questo male inverso il tuo popolo. 13 Ricordati di Abrahamo, d'Isacco e d'Israele, tuoi servitori, ai quali tu giurasti per te stesso; ed a' quali dicesti: Io moltiplicherò la vostra progenie, come le stelle del cielo; e darò alla vostra progenie tutto questo paese, del quale io ho parlato, acciocchè lo possegga in perpetuo. 14 E il Signore si pentì del male che avea detto di fare al suo popolo.

Ora perche’ preghi??.....e soprattutto ogni richiesta di preghiera e’ lecita??

Vostro conservo in Cristo Pastore Paolo Marasa’

Il professore entrò lentamente nella stanza degli studenti. Tutti restarono attoniti nel vedere ciò che il professore portava con se: una giara piena di chicchi di caffè, di ogni tipo.
La posò altrettanto lentamente sul tavolo e, sospirando, si mise a sedere stancamente su quella sedia predisposta davanti la cattedra.
"Quanti chicchi pensate esistano dentro questa giara?" esordì...
Ognuno degli studenti espresse un numero che il professore andava appuntando man mano accanto al nome e al cognome dello studente.
Quando la procedura terminò il professore chiuse gli occhi e come se stesse pensando, riferì alla classe di comunicargli il brano musicale che sembrava loro più bello. E tutti, naturalmente, espressero le loro preferenze. Ancora una volta, il professore appuntò i brani accanto ai rispettivi cognomi e nomi e, dunque accanto al numero dei fagioli "presunti".
Quando anche questa procedura ebbe termine, il professore comunicò loro quale fosse il vero numero dei chicchi di caffè e dunque scelsero come vincitore chi si era avvicinato di più. Gli studenti, ancora non comprendevano bene ciò che il professore stava loro proponendo, finché lo stesso non disse che gli studenti dovevano adesso dirgli quale fosse la canzone "veramente" più bella, quale "si avvicinasse di più" alla realtà... naturalmente nessuno potè esprimersi, fino a che un ragazzo concluse che la scelta del brano è soggettiva, quindi non può esservi una misurazione oggettiva. Il professore annuì, soddisfatto. Aveva centrato il proprio obiettivo. Finalmente esordì nuovamente dicendo ai ragazzi secondo loro a cosa potessero maggiormente rassomigliare un atto di fede se alla canzone o ai fagioli... la rispota anche qua fu scontata: la canzone!
"No, miei cari. La fede non è scegliere ciò che più piace, ma lasciare a Dio scegliere il numero di fagioli che dovremmo deglutire per questa fede!"

Tutti noi andiamo a scuola per imparare. Chi non va a scuola, deve comunque imparare. Forse il suo insegnate sarà la strada, o qualche altro amico, ma tutti dobbiamo imparare.
"Figlio mio custodisci il tuo cuore sopra ogni altra cosa: non fare morire l'amore che è in te". Erano le parole che Jack era solito comunicare al figlio ogni volta che lo vedeva abbattuto. Sembrava sempre allegro, Jack… E il figlio non comprendeva in pieno come le vicissitudini della vita non riuscivano ad abbattere il padre.
"Papà, io non riesco a terminare i miei doveri a scuola nel migliore dei modi. Sai che mi impegno, ma ho dei limiti che non riesco a superare" diceva Sem al proprio padre

"Vieni qua, che ti abbraccio" - era la risposta.
Stavano ore così e Sem meditava sentendosi al sicuro fra le braccia di suo padre Jack. Alla fine, comprendeva il suo blocco, e riusciva a terminare il proprio compito.
"Ma è una magia?" - chiedeva Sem
"No, è la lezione dell'amore che fa risorgere ogni cosa" rispondeva Jack. "L'amore è paziente e lungimirante, e non si ferma offuscando la tua mente con sordi rancori".
Passano gli anni, e a Jack viene il desiderio di acquistare una nuova macchina decappottabile al figlio, che impettito di tutto punto, comincia una corsa folle nelle strade di campagna fino a che improvvisamente un moscerino gli entra nel naso, comincia a penetrare nella sua bocca e gola e il ragazzo, in preda al panico, comincia a perdere il controllo della vettura che dopo un paio di testa coda finisce su di una fontana distruggendola.
Arriva prontamente papà Jack. Sem piange. E' disperato. Non sa che fare e non sa come è potuto accadere. Papà Jack lo prende nelle sue braccia e gli dice:"Ogni macchina possiamo ricomprarla. Ogni fontana può essere ricostruita, tu no. Questa è la lezione dell'amore" - "L'amore non guarda a nulla"
Passano altri anni, e la madre di Sem si ammala gravemente di tumore. Jack le sta accanto, la cura, la consola nelle sue paure, piange con lei, ma alla fine il male la prende. Davanti alla bara allestita Sem disperato piange ed esclama:
"Come possiamo ricomprare o ricostruire la mamma, papa? Qua la lezione dell'amore non funziona!"
"No, la lezione dell'amore funziona sempre" - rispose Jack.
"La mamma sapeva bene come custodire il suo cuore, mentre tu ancora lo stai imparando. Quando ami alcune volte sei chi prende alcune volte sei colui che è preso. Ma se hai custodito il tuo cuore e hai imparato la lezione dell'amore, anche sopra la morte, il nostro Dio ha già pensato a ricostruire mamma. Questa è la lezione dell'amore. L'amore ha vinto la morte".
"Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha donato il Suo unigenito figliolo affinché chiunque creda in lui, non perisca ma abbia la vita eterna" Giovanni 3:16.

Un giovane Pastore, dopo avere compiuto gli studi relativi alla sua formazione servendo nel campo il Signore sotto la guida di diversi uomini di Dio, un giorno, venne chiamato per il suo incarico. Venica da una chiesetta piccola ma con anime dedite alla Parola e che cercavno di restare sempre attivi nel servizio al popolo e nella casa del Signore. Un ottimo modello che aveva sempre compiaciuto la comunità nella quale la chiesetta risultava inserita, e il giovane cominciava già a fantasticare quanto sarebbe stato bello potersi occupare di anime nuove adesso concretizzando quell'amore che sentiva esplodere nel proprio cuore.

Prese la moglie, Clarissa, un po più "inesperta" nel campo del servizio a Dio e molto scettica e timorosa, e, mentre erano insieme per pregare e leggere la Scrittura, ella aprì la sua bocca per parlare: "E se non fosse tutto così roseo come ce lo immaginiamo?" - continua - "in fondo noi veniamo da una comunità stabilita da molti anni, e il fatto stesso che in quella nuova chiesa molti non sono mai andati, lascia pensare che qualcosa non funzioni".

"Non avere paura" - concluse il marito Steve.

"Noi non stiamo andando a cercare la nostra gloria ma la gloria del Signore, dunque di cosa dobbiamo noi temere?" - aggiunse Steve.

"hai ragione, marito mio, io forse mi lascio prendere dalla mia timidezza e dimentico che Dio sa come fare ogni cosa nuova" Terminò Clarissa.

Entrambi si decisero ad accettare l'incarico e dopo due giorni scelsero di prendere il pulmann anziché il treno per potere meglio riflettere sui luoghi che andavano a trovare. Non appena arrivati, videro che la Chiesa era abbastanza fatiscente. Non c'erano grossi danni, ma vi era una ostentata trascuratezza. Brutto segno, pensò Steve. La trascuratezza della Casa di Dio, per quanto possa sembrare esagerato a tanti, è un chiaro indice del fatto che i suoi ospiti non amano davvero la casa del Signore. Ma tenne per se quel pensiero e si sforzò di pensare che tutto fosse colpa di mancanze di risorse ovvero proprio di trascuratezza dovuta alla mancanza di un PAstore che governasse la situazione. Era Martedì e decise che in una settimana di lavoro intenso sarebbe riuscito a rendere ospitale la Casa del Signore. Aveva fondi a sufficienza grazie alle donazioni che i fratelli della chiesa di partenza avevano offerto nei suoi confronti e decise senza indugio di investirli nella nuova chiesa in modo tale da dare un segnale forte a coloro che l'avrebbero frequentata.

"Purtroppo non riusciremo mai in una sola settimana a evadere tutte queste cose" sentenziò clarissa.

"Perché non inviti i volenterosi a farsi avanti e dare una mano?" concluse la moglie

Il suggerimento era molto corretto, e Steve lo avrebbe seguito volentieri, ma qualcosa dentro di lui gli diceva quasi quasi che avrebbe fatto un buco nell'acqua, e, come ogni capitano che si rispetti, preferiva mettersi d'avanti e farlo al posto di tutti per far comprendere una prima importante lezione di fraternità e di collaborazione nella Casa del Signore fra i fratelli. Lavorarono suramente per cinque giorni, notte e giorno e domenica mattina la chiesa era pronta. Aperta, ricettiva, profumata, piena di fiori. Ma nessuna anima si presentò.                                            La disperazione era davvero enorme e la delusione si leggeva in faccia del Pastore e della moglie. SI misero sotto il pulpito, si presero per mano, e pregarono il Signore. Ma la verità è che quella preghiera era una preghiera fredda, la mente dei due volava verso eventuali problemi e circostanze, ai motivi che non avevano fatta funzionare la cosa. Il Lunedì, a colazione, Steve chiese alla moglie se non fosse stato il caso di preparare un invito personale da portare personalmente a ciascuna famiglia, in modo tale da essere sicuri sia del fatto che conoscevano i nuovi orari di culto, sia del fatto che non vi erano altri problemi "nascosti". Fecero il giro, avevano la lista dei fedeli della Chiesa, una ottantina di persone, mica poche anime! Andarono per tutta la settimana instancabilmente di casa in casa, e per i volantini e le spese di trasferimento, essendo loro appiedati, avevano ulteriormente roso il budget assegnato arrivando ai minimi termini. Ma non disperarono e continuarono a girare. Ad ogni incontro ne scoprivano una nuova: la moglie era a letto, il marito lavorava, il figlio era troppo discolo e gli animi si esagitavano sempre, insomma classiche scuse di chi mette al primo posto se stesso o la propria vita anziché il Signore stesso. La delusione continuava a montare nel capo del Pastore anche perché si rendeva conto del circolo vizioso che Satana aveva instaurato nei fedeli: creava problemi marginali, loro si bloccavano per quei problemi, non frequentavano la chiesa privandosi di ascoltare la Parola di Dio e con ciò stesso si indebolivano nella fede riuscendo sempre meno a superare le prove e le difficoltà.                    La domenica successiva, comunque, riuscirono a contare 14 anime nella casa del Signore. Beh, non era il massimo, ma era un punto di partenza perché si muovesse qualcosa. La settimana successiva, stranamente, anche quelle anime che erano venute accampavano scuse, e finalmente una vecchietta che faceva parte del gruppo che aveva frequentato la settimana prima, esordì dicendo che in quel paese l'unico motore per fare muovere le persone da casa era la curiosità! Lei stessa era venuta in chiesa la domenica prima per vedere come era stata risistemata la Chiesa!    Inutile sottolineare lo sconforto pulsante di Steve e di sua moglie Clarissa. Passarono la sera davanti al camino, pensando e rimuginando a come fare per destare la curiosit della gente e farla venire in Chiesa per ascoltare la Parola di Dio. Ma non veniva nessuna idea fino a che Steve non si ricordò di una lettera che gli era stata data dal suo mentore spirituale, e che non aveva ancora letta. Chissà perché ma pensò che in quella lettera ci fosse la risposta. E la lesse proponendosi di metterla in pratcica anche se gli fosse risultata "fuori luogo". La lettera non diceva molto se non che Steve doveva stare attento al fatto che la gente non facesse morire l'amore di Cristo con la propria negligenza e abbandono.

"Ricorda loro che non devono fare un funerale a Cristo, ma che lui è vivente, siamo noi i morti!" Prese quella lettera tra le mani, la strinse, pianse e finalmente cominciò ad esultare chiamando la moglie e dicendole di preparare un altro volantino con una bara al centro e con un invito a presenziare al funerale della Chiesa che si sarebbe celebrato la domenica successiva. Passarono i giorni e i due ragazzi avevano speso anche le ultime riserve per quel materiale, era davvero l'ultima spiaggia per loro, e lo sapevano. Recapitarono i messaggi a tutti fedeli e non nel Paese. La domenica successiva la cheisa era stracolma, tutta di gente che voleva vedere  i funerali della Chiesa, e soprattutto chi era morto davvero! Così il Pastore fece accomodare tutti quanti, un paio di fratelli della settimana precedente lo aiutarono a uscire anche altre sedie visto che la gente era troppa questa volta, e molti dovettero restare fuori non potendo entrare nel luogo di Dio. Cominciò la predicazione sulla vita del redentore e sulle cose che a Lui dispiacciono. Molti erano annoiati di sentire sempre quello che avrebbero dovuto fare.  Molti non volevano davvero cambiare, e molti concludevano che avrebbero avuto tempo per poterlo fare, magari proprio in punto di morte! Alla fine del messaggio, molto potente e ispirato dallo Spirito, il PAstore chiuse il servizio ma la folla mormorò dicendo: "vogliamo vedere il cadavere"! E il PAstore, di tutto punto, rispose serenamente che se questo era il loro desiderio, si sarebbero dovuti mettere in fila indiana, e vedere il morto uno dopo l'altro, e dargli l'estrema unzione, perché quello che vedevano nella bara era morto per davvero non avendo ubbidito alla PArola di Dio. Tutti ancora più curiosi, entrarono ubbidendo alla voce del Pastore e si misero in prima fila. Tra i primi quella vecchietta della domenica precedente, che appena vide "il cadavere" cominciò a piangere e si mise in ginocchio chiedendo pietà a Dio. Così anche per tutti gli altri .... finalmente la folla mormorò era trppo curiosa non poteva aspettare, .... e il PAstore finalmente parlò: "nella bara c'è un grande specchio, ogni volta che vi passate davanti vedete voi stessi che siete morti per la vostra dissolutezza nel contemplare il Regno di Dio e nel cercarlo". Io vi ho fatto i funerali.

Da quel giorno quella divenne una chiesa piena zeppa di fedeli e attiva in ogni modo e maniera nel campo del Signore.

 

 

 

 

 

Ogni istante della nostra vita può riservare gioie o dolori. Ogni istante deve essere speso bene. Fuori dalle metafore, il libro presenta un chiaro rapporto tra l'uomo ed il tempo.

 

L'uomo e il tempo - Pastore Roberto Bracco

Bisogna sapere dove potere riposare. Sotto quale ombra potere restare senza incorrere in pericoli vari. ...

All'ombra del melo - pastore Roberto Bracco

Facciamo insieme un bel viaggio. Inizialmente qualcuno potrà sentirsi scomodo, ma la destinazione ne vale proprio la pena! Non tutto quello che vedi è ciò che esiste. Il libro che vi presentiamo cerca di accompagnarvi in questo meraviglioso viaggio di fede.

 Credere in un Dio che non (si) vede - Dr T. Cross

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