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Fri, Jun

Ti senti stanco o depresso?

Chiesa di Capaci

Quante volte viene il desiderio di fermarci ritenendo di aver fatto "abbastanza"? Quante volte le nostre azioni trovano un malsano spazio nella nostra mente che le vede come imprese "gloriose", "irripetibili", "uniche" e "gratificanti"? Non pensare di avere già ottenuto il premio, ma piuttosto corri, come suggerisce l'apostolo Paolo in Filippesi 3:13-14, verso la meta che ci riserva il premio della vocazione di Dio.

Filippesi 3:13-14 -- 13 Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, 14 proseguo il corso verso la mèta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù.

Una volta lessi in un libro di storia di un certo aneddoto che mi ha fatto molto riflettere. Cortes, il grande esploratore del nuovo mondo, come si chiamava, una volta giunto a destinazione scoprì che doveva affrontare un grosso problema, molto più inaspettato e insolito di tutto quello che avrebbe immaginato nel suo viaggio. Infatti, un pò per dare ascolto alle voci che circolavano nel suo Paese, un pò per propria fantasia, si era immaginato di dovere combattere aspre battaglie contro i popoli indigeni, che avrebbe affrontato animali e bestie sconosciute, o forse anche epidemie irresistibili,... ma nulla di tutto questo. Una volta giunto a destinazione dovette confrontarsi con un problema che non si sarebbe mai immaginato di dovere combattere,...
i suoi marinai, che alla partenza avevano giurato fedeltà al proprio capitano e alla corona che li aveva sponsorizzati, adesso erano stanchi... avevano un solo desiderio, tornare a casa propria. Tornare indietro. Riabbracciare il proprio passato tranquillo e scevro da tutti i pericoli dell'oceano. Cortes riflette molto su questo. Se i suoi marinai volevano tornare indietro, bastava soltanto il pensiero per rallentare se non annullare ogni efficacia del loro operato in quelle terer selvagge. La decisione fu presa: la notte bruciò tutte le navi mettendo i marinai in una condizione che sarebbero dovuti rassegnarsi al fatto che il loro destino era quello di raggiungere la meta prefissata.
Molto spesso con il nostro Dio è la stessa cosa: Dio ci mette impedimenti per tornare indietro quando ci sentiamo stanchi, sapendo che Egli ci ha arruolato nel Suo esercito e noi dobbiamo combattere come dei buoni soldati che NON si impacciano delle faccende di questa vita. Se ti senti stanco il tuo capitano è pronto a farti riposare. Dio ci benedica

Pastore Gabriele

La comunicazione è un aspetto importante in ogni relazione, inclusa quella con il nostro Dio. Più noi conunichiamo con Lui più Lo conosciamo e conosciamo il Suo amore. La comunicazione con Dio può chiamarsi anche preghiera. E, ogni preghiera, dovrebbe essere in una di queste tre forme di base o in una loro opportuna mistura; dire, chiedere, ascoltare.

DIRE: Egli già conosce quello in cui siamo coinvolti ma Egli desidera che tu gli dica con il tuo cuore quali sono state le tue esperienze nel bene e nel male. Sii onesto nel comunicare quello che hai provato, e quello che stai attraversando e sentendo. Parlagli di ciò che ti emoziona e ciò che ti scoraggia, ciò che ti rende triste o felice. Digli che lo ami e che gli sei riconoscente e che lo lodi per ciò che è e per ciò che fa.

CHIEDERE: Dio desidera che noi gli chiediamo quello di cui abbiamo bisogno, perché il nostro rapporto in Lui si rafforzi. Nessuna importanza se il tuo bisogno è piccolo o grande, per Lui è importante. POssiamo chiedere aiuto, forza, provvigione, guida. Ma il limite dovrebbe essere quello di cui abbiamo veramente bisogno per il nostro quieto vivere

ASCOLTARE: La preghiera è una conversazione con Dio, e non ci viene chiesto soltanto di parlare. Dio vuole che noi comunichiamo anche con Lui! In Giovanni 10:27 la Bibbia dice che le Sue pecore ascoltano la sua voce. Qui Gesù si identifica con il buon Pastore, e noi siamo le Sue pecore. La nostra crescita in lui ci aiuta ad ascoltare e a identificare la Sua voce nelle cose anche che ci circondano. Lo potrai sperimentare come un sospiro mentre passi tempo con Lui. Potrà parlarti attraverso le Scritture, quando un verso sembra diventare vivo davanti ai tuoi occhi. 

Quando vai da un dottore, ciò che viene fatto è prendere la misura dei parametri vitali per stabilire la tua salute. Se questi sono sballati bisogna correre ai ripari.
Allo stesso modo se vivi in una Chiesa dovresti avere il polso dei suoi parametri vitali per verificarne il suo stato di salute. Se questi ultimi sono fuori fase allora significa che la Chiesa sta morendo.
Vogliamo darti alcuni suggerimenti:

1. Si parla del passato più che del futuro - Quando la nostalgia dei tempi che furono prende il sopravvento sulla visione, allora la morte è vicina.
2. Ci si sforza più di mantenere i fedeli nella Chiesa piuttosto che vincere anime nuove in Cristo Gesù - Senza un continuo flusso di anime nuove l'estinzione è imminente.
3. Non c'è attenzione per l'evangelizzazione e per le missioni - una chiesa che non investe nell'evangelizzazione è sulla strada per morire.
4. La Chiesa è costituita soltanto da persone anziane - Dio è per ogni età ... se nella Chiesa trovi soltanto persone che rappresentano una epoca passata l'agonia è sul punto di prendere il sopravvento.
5. Non ci sono nuovi talenti emergenti - Pastori nel piano di Dio allevano continuamente nuovi talenti per il futuro.

La morte di una chiesa è qualcosa di estremamente triste. Ecco perché occorre aprirsi gli occhi e correre ai ripari ove qualcuno dei precedenti segni si stia manifestando nella tua Chiesa.

Oggi tutti ammiriamo le persone che sono forti. Forti di fronte alle disgrazie della vita, nel loro modo di comportarsi, nelle loro relazioni interpersonali... e non ci rendiamo conto di quanto ciò sia distante da quello che Dio ci dice. La legge di Dio ti vede come un vaso di argilla. Un vaso debole, che si può infrangere facilmente. E Dio comincia la sua opera proprio quando quel vaso si è incrinato. Gli uomini non lo considerano più degno di nulla, ma Dio comincia a raccogliere i cocci, non lo abbandona.

Non tutti forse conoscono l'arte del Kintsugi. Si tratta di prendere un oggetto infranto per poi ricollegarne i cocci attraverso un collante prezioso come l'oro liquido. Il risultato alla fine sarà un oggetto nuove, diverso. Un oggetto che non avrà più forse la compattezza originale ma che sarà più forte e, ..., soprattutto, più prezioso.

Pastore Gabriele Paolini

Ho ascoltato molti cristiani dirmi:"ma perché Dio parla agli altri e non a me"? e, la verità è che questo è semplicemente falso.
Dio oggi vuole parlare con te e in realtà ti sta già parlando. Egli ha così tante cose da dirti e rivelarti sui Suoi pensieri quanti sono i chicchi di sabbia nelle spiagge, (Salmi 139:17-18). Così, se Dio ha tante cose da dirti, devi piuttosto sforzarti di sintonizzarti alla Sua frequenza per udirlo parlare.  
Ne ho fatto quasi una missione personale il tentare di ascoltare Dio. Più vicino sei a Dio, meglio puoi ascoltarlo. Meno conosci Dio meno conoscerai te stesso. Ed è vero il contrario di queste affermazioni! Iniziamo elencando ciò che sappiamo sulla voce di Dio.

Dio ha una voce – Noi sappiamo di questo perché il terzo verso della Bibbia dice che Dio ha tramutato con la Sua voce le tenebre in luce, (Genesi 1:3).

Tu puoi udire la Sua voce se sei un suo seguace – Gesù ha pronunciate queste potenti parole “io sono il buon pastore e le mie pecore mi conoscono e io conosco loro. Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono” (Giovanni 10:14,27).

Tu ascolti per mezzo dello Spirito Santo - Gesù ha mandato lo Spirito Santo per guidarci in ogni verità, perché queste verità siano dichiarate in maniera forte e chiara (Giovanni 14:26; Giovanni 16:13-15).

Udire Dio è una questione profetica - La profezia è Gesù Cristo (Apocalisse 19:10)


Voglio essere un cristiano che è con Gesù in modo tale che possa ascoltarlo ed essere con Lui. Da quella intimità vien fuori la rivelazioni di chi Egli sia, di chi sono io e per cosa sono stato creato. Se noi potessimo coltivare questo genere di vicinanza con Lui, allora potremmo ascoltare e vedere cose che ci stupiranno.

L’amore di Dio mi spinge ad avere una vita “profetica” o in altre parole, uno stile di vita che risulta dall’ascoltare la Sua voce e dal Seguirlo piuttosto che di fare di testa mia e leccarmi le ferite. Ecco perché Paolo scrive:”seguendo la via dell’amore e desiderando ardentemente i doni dello Spirito, specialmente quello profetico” (I Corinti 14:1)

Gesù ha scelto I Suoi discepoli per le loro occupazioni, le loro personalità. Le loro battute, i loro limiti, la loro mancanza di educazione, I loro talenti – perché Egli ha visto cosa essi avrebbero potuto essere o diventare. E non solo li ha visti, ma li ha chiamati fuori da dove si trovavano.

Così, come ascoltiamo la voce di Dio? Ecco qua cinque verità che ci aiuteranno ad ascoltare Dio più chiaramente nella vostra vita.

1. Dio parla ad ognuno. Ma noi, essendo abituati ad ascoltare le voci di chi vuole comunicare con noi in maniera diretta e magari esagerata, ci aspettiamo quasi quasi la stessa cosa con Dio, ma non è così. Noi viviamo in un mondo pieno di rumori, e dobbiamo selezionare ciò che arriva a noi per distinguere quello che proviene dal Signore. Così aspetta e conosciLo, (Salmo 46:10). Il termine ebraico che rende questo verbo “conoscere” è “avere una conoscenza molto profonda”. Così dopo che hai pregato in macchina ad esempio per andare al lavoro, resta in silenzio e cerca la voce di Dio intorno a te. Combattere il rumore significa creare uno spazio nel quale possiamo ascoltare la Sua voce. Invita Dio nella tua vita 24 ore al giorno!

2. La voce di Dio è caratterizzata dall’amore. La voce di Dio risuona come pregna di amore, (Galati 5:6). Non c’è nessuna condanna in Cristo, ma c’è grazia e misericordia. Così in quello che stai ricevendo, se mescolato alla grazia e alla misericordia, puoi credere che siano un forte indicatore del fatto che stai ascoltando la voce di Dio.

3. Il proposito di Dio è primariamente quello di rivelarci il Suo amore. Dio vuole che sperimentiamo l’amore del Padre, che è disponibile per ciascuno di noi, (Giovanni 17:24-25)

4. Dio rivela i Suoi pensieri a te così che tu possa avere i Suoi pensieri. Quando la tua mente è rinnovata dai pensieri di Dio allora cominci ad essere trasformato, (Romani 12:2). Tu cominci ad ascoltare Dio per mezzo dello Spirito Santo. Attraverso lo Spirito Dio ci fa conoscere il Suo volere, i suoi propositi i Suoi piani, (I Corinti 2:9).

5. La voce di Dio ti completa. Il cuore dei discepoli che sperimentarono la presenza della parola che dona la vita di Gesù fu quella di portare la loro stessa esperienza anche ad altri. Sperimentare la voce del Padreti rende completo non solo relazionalmente parlando ma anche in senso spirituale (I Giovanni 1:1-4)

Quante cose abbiamo chiesto nella nostra vita? E quante volte ci siamo morsi la lingua per avere chiesto o detto ciò che non dovevamo? La Parola di Dio in questo giorno ci riporta ad un episodio singolare: quello di Ben-Hadad, Re di Siria, in punto di morte, e del suo fidato Hazael, (II Re 8:7-15).

Stava passando da quelle parti l'uomo di Dio Eliseo, il profeta. Quando il Re di Siria sentì questa novità cercò immediatamente di contattare il servo del Signore. Esattamente come avremmo fatto tutti noi... Ma il punto fu che il Re non era interessato a ciò che davvero vale la pena di essere interessato, (il proprio rapporto con Dio). Piuttosto, spaventato dalla sua malattia, l'unica cosa che voleva conoscere era il suo destino terreno: sarebbe morto o sarebbe guarito? Quante volte noi stessi ci siamo rivolti a Dio chiedendo qualcosa che non è assolutamente prioritario per noi. Prima di ogni cosa, dobbiamo cercare il Regno di Dio e la Sua giustizia, affinché tutto il resto ci sia sopraggiunto.

Ben Hadad si interessò soltanto alla sua vita terrena, pur sapendo, nella sua paganità, che Eliseo parlava per bocca di dio, ... che tristezza! E, in più, come se non bastasse, si rivolse alla persona sbagliata per conoscere la risposta da parte di Dio: Hazael. Il re confidava nel suo servo, il quale, nonostante non sappiamo molto di lui, aveva certamente una posizione di privilegio nella corte del re di Siria. Ma Hazael non era davvero affezionato al re, anzi, al contrario, cercava la sua vita. Quando Hazael sentì la commissione del re, fu ben felice di andare. Ma, quando ascoltò l'oracolo del profeta, che riferì che il re sarebbe guarito, cominciò ad avere strani pensieri per la testa.... "Come posso allora liberarmene? - La sua malattia non è a morte!". E, mentre Hazael stesso pensava, il profeta Eliseo continuò a dirgli che il re sarebbe guarito dalla malattia, ma sarebbe anche morto, (a causa di qualche altra motivazione) e che Hazael stesso sarebbe presto divenuto il nuovo re di Siria. Il potere aveva accecato ormai Hazael, il cui nome significa "Colui che è visto da Dio". Forse il poverino pensava di fare qualcosa in occulto a Dio, ma non sapeva che già il Signore aveva preventivato le sue azioni! Il giorno seguente, Hazael, sapendo che la malattia del re non era a morte, prese un lenzuolo, lo bagnò di acqua, e con esso soffocò il re ben Hadad.

Amici, il male, non fa altro che generare il male, in una escalation che porta alla morte. Asteniamoci dal male e piuttosto procacciamo il bene e la pace con tutti. Sarà difficile ma devi lottare con te stesso. Non chiedere a Dio cose sbagliate: queste richieste accelereranno la tua disfatta, piuttosto che fermarla; e, non farti vincere dalla sete di potere e di orgoglio: diventerai altrimenti nemico di Dio e del Suo popolo.

PAstore Gabriele

Non c'è mai stato, come al presente, un periodo di così grande incertezza mascherato da una apparente capacità di avere tutto sotto controllo tramite le moderne tecnologie. Eppure, proprio investigando meglio la questione, ci rendiamo conto che non siamo mai stati così in pericolo come in questi ultimi decenni.

La Parola di Dio ci viene incontro oggi ricordandoci l'episodio contenuto in II Samuele 10:1-14. In questo episodio il re Davide decide di compartecipare la sofferenza di un suo "nemico", il re Nahun, dopo la morte del padre Naas. MA, il cattivo consiglio dei principi che intorniavano il nuovo re ammonita, prese il sopravvento sulla sua buona fede inducendolo a pensare che Davide avesse cattive intenzioni. Senza che ce ne rendiamo conto, la stessa cosa capita a tutti noi quando decidiamo di compiere del bene, o, meglio ancora, di portare la buona novella a chi sta soffrendo. Anziché avere due braccia aperte che ci accolgono, molto spesso ci troviamo scacciati e derisi: nell'episodio citato, i servi di Davide vennero denudati e rasati per metà della loro barba. Questo segno sanciva una profonda offesa: in quei tempi ogni popolo aveva un modo tutto particolare di portare la barba, e la sua rasatura era come dire: "tu hai perso la tua identità". E noi stessi, figli di Dio innestati nel popolo di Israele per grazia ricevuta, dinanzi alla tenacia del demonio che ci perseguita e ottenebra la mente di chi noi stiamo cercando di confortare, molto spesso perdiamo la nostra barba. Entriamo cioè in confusione, come i servi di Davide. Dimentichiamo facilmente che apparteniamo al popolo di Dio, che Dio è nostro padre e che noi abbiamo garantita la vittoria nel nome di Gesù. Allora, proprio come i servi di Davide, abbiamo bisogno di ricorrere ad un periodo di "riposo" a Gerico. Qualcuno potrebbe chiedersi perché proprio Gerico ... e naturalmente ognuno di noi può avere una opinione diversa, ma Gerico, nel vangelo, sarà attenzionata dal fatto che Gesù vi passerà per aprire gli occhi a due ciechi. Chi è confuso, molto probabilmente, è spiritualmente cieco e non può vedere quale grande liberazione Dio può e vuole fare nella sua vita. Ma, non appena quei servi furono ristabiliti ed ebbero nuovamente la loro barba, adesso erano pronti non solo a tornare al servizio del re, ma anche ad andare in spedizione per distruggere la roccaforte del nemico ammonita. Joab e Abichai vennero inviati alla testa di un soldo di uomini valorosi. Appena arrivarono, videro che gli ammoniti avevano chiesto rinforzi e che avevano un piano preciso e una strategia per distruggere l'esercito di Israele. MA anche Joab e Abishai avevano un piano, avevano una visione: adesso vedevano molto bene chi e cosa sconfiggere. Uno si schierò contro la città di Ammon, un altro contro la campagna infestata di Siri. E qua, avvenne la cosa più bella che tutti noi cristiani dovremmo fare. Joab disse ad Abishai, suo fratello: "Se i Siri mi sopraffano, vieni in mio soccorso, se gli ammoniti ti sopraffano io verrò in tuo soccorso!". Ecco, adesso che Joab ed Abishai ci vedevano, potevano far parte del piano di Dio, della Sua visione e combattere restando uniti e ottenendo una gran vittoria senza nessuna perdita.

 

Pastore Gabriele

Oggi tanti si trovano in un punto senza vedere via di uscita dal loro problema. E, in qualche modo, è la stessa situazione della vedova descritta in II Re 4:1-7. Anzi, quella della vedova era ancora più disperata di tanti altri casi: la vedova era stata sposata ad un uomo che, come figlio dei profeti, aveva trascorso la propria vita a servire Dio, senza remore e restando timorato davanti al Signore. Dinanzia a questa fedeltà, dichiarata dalla stessa vedova al profeta Eliseo, tutti noi ci aspetteremmo che il Signore avrebbe dovuto ricompensare in qualche modo quella famiglia. Eppure, come leggiamo, non solo quella famiglia non aveva nulla, ma addirittura aveva contratto dei debiti. E, l'unica speranza di sopravvivenza per quella donna - i suoi figli - stava per svanire in quanto i creditori avrebbero presto bussato a casa sua per prelevarli, vederli come schiavi, e ripagare il debito che vantavano nei confronti di quella famiglia. Non credo ci si possa immaginare nulla di più deprimente e scoraggiante. Dove mettiamo quella dottrina della prosperità a tutti i costi che oggi si sente spesso predicare dai pulpiti? Qualcuno forse potrebbe concludere che Dio non è giusto! Ma dobbiamo arrenderci dinanzi alla Parola di Dio e capire i meccanismi del Signore.

Innanzitutto notiamo una cosa che molto spesso non accade in chi ha un problema del genere: la vedova, pur nella sua disperazione, non si rivolse ne a un uomo ne cercò di intraprendere delle scappatoie personalizzate, ma andò direttametne alla fonte. Andò a chiedere al profeta, esattamente come la Parola stessa ci avvisa che le nostre richieste siano notificate a Dio in preghiera con ringraziamento, (Filippesi 4:6). Ma alla richiesta della donna, il profeta, che in questo caso rappresenta il Signore stesso, diede una risposta che non era proprio "idonea": "che cosa vuoi che io ti faccia?" Della serie - ti ho detto che sto affondando nei debiti e tu mi chiedi cosa devi fare? Non è implicito in ciò che ho dichiarato? Molto spesso noi, allo stesso modo, non accettiamo la risposta di Dio, ci sembra scomoda, errata, non aderente alle nostre aspettative. Eppure Dio è pronto sempre a darci il meglio,... il profeta proseguì: cosa hai a casa tua? La domanda sembrerebbe ancora più crudele della precedente affermazione... "io non ho nulla..." eccetto che un piccolo vaso di olio... Ecco quello che il Signore voleva sentirsi dire da quella donna. Quella donna e la sua famiglia erano state spogliate da tutto ma avevano ancora un vaso, pieno di olio. Hai tu un cuore pieno dell'unzione dell'olio dello Spirito Santo? Se così è, allora Dio potrà darti ciò che vuoi! Vai in giro e prendi tutti i vasi vuoti che non hanno olio. In altre parole, vai a cercare nuove anime che hanno bisogno di Dio. Cerca prima del tuo problema di soddisfare al mandato di Dio (Marco 16:15) perché questo è quello che Dio richiede da tutti noi: che ci spogliamo di noi stessi e manteniamo noi al suo servizio indipendentemente dalle nostre condizioni di salute o ecnomiche o di stress. Servi il signore, e porta anime nuove alla grazia.... quando la stanza sarà piena, lo Spirito Santo riempirà ogni vaso e la benedizione di Dio sarà sopra di te affinché tu possa ricavare ciò che serve per ripagare il tuo debito (in senso spirituale anche il peccato commesso), sia di avere quello giusto per potere sopravvivere con la tua famiglia senza dipendere dall'uomo.

Pastore Gabriele 

Il racconto biblico del quale ci vogliamo brevemente occupare oggi si trova in I Samuele 6:1-11, e, in parallelo, anche in I Cronache 13:9-12. L'Arca di Dio era stata riconquistata. La vergogna degli israeliti poteva essere finalmente tramutata in gioia ed euforia per il successo militare che Dio aveva concesso attraverso il Suo servo Davide, che aveva lasciato l'Arca di Dio in casa di Abinadab, padre di Uzza e Aio, della tribù dei Leviti. Eppure, mentre il popolo festante si lasciava prendere dall'euforia, nessuno si rese conto che Dio è e resta un Dio di giudizio e di giustizia che NON viene meno alla Sua Parola ne la cambia.

In Esodo cap.25 l'ordine dato a Mosè era perentorio di portare l'Arca sulle spalle a carico dei Leviti. Eppure Davide, pensando di far meglio, ordinò a un carro di portare l'Arca del Patto. Molto spesso ci sono soluzioni che a noi sembrano migliori e più efficaci di quelle che vengono dettate dalla Parola, ma, senza rendercene conto, deviamo dalla stessa e ci mettiamo in un grande rischio davanti a Dio e davanti al Popolo che magari Dio ci ha dato l'onore di condurre. Se ci riflettiamo bene, proprio il fatto che l'arca venisse trasportata da buoi su di un carro mise Uzza nella condizione di intervenire quando l'arca stava inclinandosi proprio a motivo del mezzo di trasporto. E, quando Uzza, (il cui nome significa FORZA) decise che avrebbe sorretto l'arca, non si rese conto neanche lui che la testimonianza di Dio NON ha bisogno ne di noi ne della nostra forza per andare avanti. Noi siamo soltanto servitori disutili chiamati a trasportare l'Arca sulle nostre spalle, (con sacrificio dunque e perseveranza, nonostante la stanchezza).

Allora sei sei un Davide, (guida o Pastore) sappi di non allontanarti MAI da ciò che la Parola dice e resta fedele ad essa anche se verrai deriso oppure abbandonato da fratelli o sorelle che vedono in te un retrogrado antico, (il mio Dio è chiamato l'antico dei giorni), se sei un Uzza, (collaboratore o pecora del gregge) al quale è stato affidato il compito di seguire l'arca fallo rispettando la PArola di Dio, senza usare la tua intelligenza o la tura forza, ma piuttosto lascia che lo SPirito Santo parli attraverso di te. Ti sembrerà un consiglio scontato? Anche ad Uzza sembrava normale aiutare l'Arca, ma morì sotto i colpi di Dio.

Infine, e non per ultimo, considera anche che dall'errore di davide, e dal conseguente errore di Uzza, quel luogo fu chiamato Peretz-Uzza che signifca "breccia di Uzza". Un breccia, che se ne sappia, è un foro, un valico in una zona che è chiusa. Bene, dall'errore di Davide e di Uzza Dio aperse una breccia, e lasciò che l'arca dimorasse da Obed-Edom, (servo di Edom), un pagano, insomma, nella buona sostanza ma che proprio perché Davide ebbe paura di ricevere l'arca dopo il fatto di Uzza, rese possibile che ANCHE la casa di Obed EDom fosse benedetta.

Pastore GAbriele

Uno dei mezzi principali attraverso cui noi riceviamo la grazia di Dio è attraverso il perdono. La bibbia ci racconta, storia dopo storia, di come Dio perdoni la gente portando le persone nuovamente sul cmpo del patto di grazia. Al capitolo 8 di Giovanni leggiamo di una donna colta in flagrante adulterio. Famosissime le parole di Gesù: "chi non ha peccato scagli la prima pietra". Andarono tutti via... e Gesù le raccomandò di non peccare più. Gesù ci ha dato l'autorità per perdonare, (Giovanni 20:23). In Luca 6:37 Gesù disse "Perdona, e ti sarà perdonato".
Perdonare è un mezzo per ricevere la grazia di Dio.

Quante volte viene il desiderio di fermarci ritenendo di aver fatto "abbastanza"? Quante volte le nostre azioni trovano un malsano spazio nella nostra mente che le vede come imprese "gloriose", "irripetibili", "uniche" e "gratificanti"? Non pensare di avere già ottenuto il premio, ma piuttosto corri, come suggerisce l'apostolo Paolo in Filippesi 3:13-14, verso la meta che ci riserva il premio della vocazione di Dio.

Filippesi 3:13-14 -- 13 Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, 14 proseguo il corso verso la mèta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù.

Una volta lessi in un libro di storia di un certo aneddoto che mi ha fatto molto riflettere. Cortes, il grande esploratore del nuovo mondo, come si chiamava, una volta giunto a destinazione scoprì che doveva affrontare un grosso problema, molto più inaspettato e insolito di tutto quello che avrebbe immaginato nel suo viaggio. Infatti, un pò per dare ascolto alle voci che circolavano nel suo Paese, un pò per propria fantasia, si era immaginato di dovere combattere aspre battaglie contro i popoli indigeni, che avrebbe affrontato animali e bestie sconosciute, o forse anche epidemie irresistibili,... ma nulla di tutto questo. Una volta giunto a destinazione dovette confrontarsi con un problema che non si sarebbe mai immaginato di dovere combattere,...
i suoi marinai, che alla partenza avevano giurato fedeltà al proprio capitano e alla corona che li aveva sponsorizzati, adesso erano stanchi... avevano un solo desiderio, tornare a casa propria. Tornare indietro. Riabbracciare il proprio passato tranquillo e scevro da tutti i pericoli dell'oceano. Cortes riflette molto su questo. Se i suoi marinai volevano tornare indietro, bastava soltanto il pensiero per rallentare se non annullare ogni efficacia del loro operato in quelle terer selvagge. La decisione fu presa: la notte bruciò tutte le navi mettendo i marinai in una condizione che sarebbero dovuti rassegnarsi al fatto che il loro destino era quello di raggiungere la meta prefissata.
Molto spesso con il nostro Dio è la stessa cosa: Dio ci mette impedimenti per tornare indietro quando ci sentiamo stanchi, sapendo che Egli ci ha arruolato nel Suo esercito e noi dobbiamo combattere come dei buoni soldati che NON si impacciano delle faccende di questa vita. Se ti senti stanco il tuo capitano è pronto a farti riposare. Dio ci benedica

Pastore Gabriele

A chi somigli? Mentre tu pensi a questa domanda, rifletti su II Corinti 3:!8, dove Paolo ci dice che noi "saremo trasformati a immagine di Dio". Mentre noi cerchiamo di onorare Gesù con le nostre vite, uno dei nostri obiettivi è quello di rivestire la Sua immagine. Naturalmente, questo non vuol dire che dobbiamo farci crescere tutti la barba e indossare sandali, ma vuol dire che lo Spirito Santo ci aiuta a dimostrare le nostre somiglianze al carattere di Cristo nel modo in cui noi viviamo. Per esempio, in atteggiamento, (umiltà), in carattere, (amore), e in compassione (raggiungendo chi versa in misero stato), noi somigliamo a Gesù e lo imitiamo. Mentre noi "contempliamo la gloria di Dio", mettendo i nostri occhi verso Gesù, noi possiamo crescere sempre più come lui. Che cosa stupenda se qualche persona che ci osserva potesse dire "Vedo Gesù in te!"

Who do you look like? As you ponder that question, reflect on 2 Corinthians 3:18, where Paul tells us that we “are being transformed into [the Lord’s] image.” As we seek to honor Jesus with our lives, one of our goals is to take on His image. Of course, this doesn’t mean we have to grow a beard and wear sandals—it means that the Holy Spirit helps us demonstrate Christlike characteristics in how we live. For example, in attitude (humility), in character (loving), and in compassion (coming alongside the down and out), we are to look like Jesus and imitate Him. As we “contemplate the Lord’s glory,” by fixing our eyes on Jesus, we can grow more and more like Him. What an amazing thing it would be if people could observe us and say, “I see Jesus in you”!

Quando stavo per cambiare casa, ritrovai, nel modo di fare sgombero da un ripostiglio, alcune carpette tutte impolverate. A prima vista, credevo si trattasse di qualche documento di poca importanza, ma quando aprii quelle carpette trovai diverse foto e oggetti che mi riportarono indietro ai tempi dell'università e del diploma. Mi rivedevo felice, spensierato, con mille sogni e desideri in testa, convinto di essere in condizione "di conquistare il mondo" come tutti i ragazzi, insomma. Il primo pensiero che mi sovvenne fu quello di pensare che quelli in fondo erano stati tempi migliori. Tempi più semplici. E oggi molti guardando al loro passato credono che esso sia stato sempre un periodo migliore del presente. SE solo potessi ritornare indietro nel tempo, magari, eviterei quella o questa decisione e così quella spensieratezza continuerebbe in una vita piena di gioia e di felicità.... è un pensiero che più o meno abbiamo fatto tutti. Eppure la Parola oggi ci ricorda che: "Ecclesiaste 7:10 - Non dire: ‘Come mai i giorni di prima eran migliori di questi?’ poiché non è per sapienza che tu chiederesti questo".

Oggi non sei meno felice di ieri. Oggi sei molto più saggio e hai percorso un cammino di fede che ti permette di resistere alle intemperie della vita. Se ritornassi indietro, probabilmetne, perderesti ogni cosa. Apprezza ciò che hai e mantienitelo stretto, perché se lo lasci andare via, domani, sarai davvero infelice. La Bibbia ci insegna proprio questo, di non guardare indietro ne di avere nostalgia del passato. La nostalgia venne al popolo di Israele ricordando l'Egitto, visto che si trovava in un deserto, ma in realtà quel deserto era per Israele una vera vita, anche se non se ne rendeva conto. Oggi Dio ti ha messo in una posizione dove tu puoi vivere la vera vita, anche se per te è una vita "magra". Sii contento di ciò che hai e vivi ogni istante della tua vita sapendo che la nostra patria è dal cielo, ... e qua siamo soltanto stranieri.

Daily Devotional 23/05/2017

PAstore Gabriele