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Fri, Dec

Perdonare o non perdonare?

Chiesa di Capaci

Uno dei mezzi principali attraverso cui noi riceviamo la grazia di Dio è attraverso il perdono. La bibbia ci racconta, storia dopo storia, di come Dio perdoni la gente portando le persone nuovamente sul cmpo del patto di grazia. Al capitolo 8 di Giovanni leggiamo di una donna colta in flagrante adulterio. Famosissime le parole di Gesù: "chi non ha peccato scagli la prima pietra". Andarono tutti via... e Gesù le raccomandò di non peccare più. Gesù ci ha dato l'autorità per perdonare, (Giovanni 20:23). In Luca 6:37 Gesù disse "Perdona, e ti sarà perdonato".
Perdonare è un mezzo per ricevere la grazia di Dio.

Ho ascoltato molti cristiani dirmi:"ma perché Dio parla agli altri e non a me"? e, la verità è che questo è semplicemente falso.
Dio oggi vuole parlare con te e in realtà ti sta già parlando. Egli ha così tante cose da dirti e rivelarti sui Suoi pensieri quanti sono i chicchi di sabbia nelle spiagge, (Salmi 139:17-18). Così, se Dio ha tante cose da dirti, devi piuttosto sforzarti di sintonizzarti alla Sua frequenza per udirlo parlare.  
Ne ho fatto quasi una missione personale il tentare di ascoltare Dio. Più vicino sei a Dio, meglio puoi ascoltarlo. Meno conosci Dio meno conoscerai te stesso. Ed è vero il contrario di queste affermazioni! Iniziamo elencando ciò che sappiamo sulla voce di Dio.

Dio ha una voce – Noi sappiamo di questo perché il terzo verso della Bibbia dice che Dio ha tramutato con la Sua voce le tenebre in luce, (Genesi 1:3).

Tu puoi udire la Sua voce se sei un suo seguace – Gesù ha pronunciate queste potenti parole “io sono il buon pastore e le mie pecore mi conoscono e io conosco loro. Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono” (Giovanni 10:14,27).

Tu ascolti per mezzo dello Spirito Santo - Gesù ha mandato lo Spirito Santo per guidarci in ogni verità, perché queste verità siano dichiarate in maniera forte e chiara (Giovanni 14:26; Giovanni 16:13-15).

Udire Dio è una questione profetica - La profezia è Gesù Cristo (Apocalisse 19:10)


Voglio essere un cristiano che è con Gesù in modo tale che possa ascoltarlo ed essere con Lui. Da quella intimità vien fuori la rivelazioni di chi Egli sia, di chi sono io e per cosa sono stato creato. Se noi potessimo coltivare questo genere di vicinanza con Lui, allora potremmo ascoltare e vedere cose che ci stupiranno.

L’amore di Dio mi spinge ad avere una vita “profetica” o in altre parole, uno stile di vita che risulta dall’ascoltare la Sua voce e dal Seguirlo piuttosto che di fare di testa mia e leccarmi le ferite. Ecco perché Paolo scrive:”seguendo la via dell’amore e desiderando ardentemente i doni dello Spirito, specialmente quello profetico” (I Corinti 14:1)

Gesù ha scelto I Suoi discepoli per le loro occupazioni, le loro personalità. Le loro battute, i loro limiti, la loro mancanza di educazione, I loro talenti – perché Egli ha visto cosa essi avrebbero potuto essere o diventare. E non solo li ha visti, ma li ha chiamati fuori da dove si trovavano.

Così, come ascoltiamo la voce di Dio? Ecco qua cinque verità che ci aiuteranno ad ascoltare Dio più chiaramente nella vostra vita.

1. Dio parla ad ognuno. Ma noi, essendo abituati ad ascoltare le voci di chi vuole comunicare con noi in maniera diretta e magari esagerata, ci aspettiamo quasi quasi la stessa cosa con Dio, ma non è così. Noi viviamo in un mondo pieno di rumori, e dobbiamo selezionare ciò che arriva a noi per distinguere quello che proviene dal Signore. Così aspetta e conosciLo, (Salmo 46:10). Il termine ebraico che rende questo verbo “conoscere” è “avere una conoscenza molto profonda”. Così dopo che hai pregato in macchina ad esempio per andare al lavoro, resta in silenzio e cerca la voce di Dio intorno a te. Combattere il rumore significa creare uno spazio nel quale possiamo ascoltare la Sua voce. Invita Dio nella tua vita 24 ore al giorno!

2. La voce di Dio è caratterizzata dall’amore. La voce di Dio risuona come pregna di amore, (Galati 5:6). Non c’è nessuna condanna in Cristo, ma c’è grazia e misericordia. Così in quello che stai ricevendo, se mescolato alla grazia e alla misericordia, puoi credere che siano un forte indicatore del fatto che stai ascoltando la voce di Dio.

3. Il proposito di Dio è primariamente quello di rivelarci il Suo amore. Dio vuole che sperimentiamo l’amore del Padre, che è disponibile per ciascuno di noi, (Giovanni 17:24-25)

4. Dio rivela i Suoi pensieri a te così che tu possa avere i Suoi pensieri. Quando la tua mente è rinnovata dai pensieri di Dio allora cominci ad essere trasformato, (Romani 12:2). Tu cominci ad ascoltare Dio per mezzo dello Spirito Santo. Attraverso lo Spirito Dio ci fa conoscere il Suo volere, i suoi propositi i Suoi piani, (I Corinti 2:9).

5. La voce di Dio ti completa. Il cuore dei discepoli che sperimentarono la presenza della parola che dona la vita di Gesù fu quella di portare la loro stessa esperienza anche ad altri. Sperimentare la voce del Padreti rende completo non solo relazionalmente parlando ma anche in senso spirituale (I Giovanni 1:1-4)

Quante cose abbiamo chiesto nella nostra vita? E quante volte ci siamo morsi la lingua per avere chiesto o detto ciò che non dovevamo? La Parola di Dio in questo giorno ci riporta ad un episodio singolare: quello di Ben-Hadad, Re di Siria, in punto di morte, e del suo fidato Hazael, (II Re 8:7-15).

Stava passando da quelle parti l'uomo di Dio Eliseo, il profeta. Quando il Re di Siria sentì questa novità cercò immediatamente di contattare il servo del Signore. Esattamente come avremmo fatto tutti noi... Ma il punto fu che il Re non era interessato a ciò che davvero vale la pena di essere interessato, (il proprio rapporto con Dio). Piuttosto, spaventato dalla sua malattia, l'unica cosa che voleva conoscere era il suo destino terreno: sarebbe morto o sarebbe guarito? Quante volte noi stessi ci siamo rivolti a Dio chiedendo qualcosa che non è assolutamente prioritario per noi. Prima di ogni cosa, dobbiamo cercare il Regno di Dio e la Sua giustizia, affinché tutto il resto ci sia sopraggiunto.

Ben Hadad si interessò soltanto alla sua vita terrena, pur sapendo, nella sua paganità, che Eliseo parlava per bocca di dio, ... che tristezza! E, in più, come se non bastasse, si rivolse alla persona sbagliata per conoscere la risposta da parte di Dio: Hazael. Il re confidava nel suo servo, il quale, nonostante non sappiamo molto di lui, aveva certamente una posizione di privilegio nella corte del re di Siria. Ma Hazael non era davvero affezionato al re, anzi, al contrario, cercava la sua vita. Quando Hazael sentì la commissione del re, fu ben felice di andare. Ma, quando ascoltò l'oracolo del profeta, che riferì che il re sarebbe guarito, cominciò ad avere strani pensieri per la testa.... "Come posso allora liberarmene? - La sua malattia non è a morte!". E, mentre Hazael stesso pensava, il profeta Eliseo continuò a dirgli che il re sarebbe guarito dalla malattia, ma sarebbe anche morto, (a causa di qualche altra motivazione) e che Hazael stesso sarebbe presto divenuto il nuovo re di Siria. Il potere aveva accecato ormai Hazael, il cui nome significa "Colui che è visto da Dio". Forse il poverino pensava di fare qualcosa in occulto a Dio, ma non sapeva che già il Signore aveva preventivato le sue azioni! Il giorno seguente, Hazael, sapendo che la malattia del re non era a morte, prese un lenzuolo, lo bagnò di acqua, e con esso soffocò il re ben Hadad.

Amici, il male, non fa altro che generare il male, in una escalation che porta alla morte. Asteniamoci dal male e piuttosto procacciamo il bene e la pace con tutti. Sarà difficile ma devi lottare con te stesso. Non chiedere a Dio cose sbagliate: queste richieste accelereranno la tua disfatta, piuttosto che fermarla; e, non farti vincere dalla sete di potere e di orgoglio: diventerai altrimenti nemico di Dio e del Suo popolo.

PAstore Gabriele

Non c'è mai stato, come al presente, un periodo di così grande incertezza mascherato da una apparente capacità di avere tutto sotto controllo tramite le moderne tecnologie. Eppure, proprio investigando meglio la questione, ci rendiamo conto che non siamo mai stati così in pericolo come in questi ultimi decenni.

La Parola di Dio ci viene incontro oggi ricordandoci l'episodio contenuto in II Samuele 10:1-14. In questo episodio il re Davide decide di compartecipare la sofferenza di un suo "nemico", il re Nahun, dopo la morte del padre Naas. MA, il cattivo consiglio dei principi che intorniavano il nuovo re ammonita, prese il sopravvento sulla sua buona fede inducendolo a pensare che Davide avesse cattive intenzioni. Senza che ce ne rendiamo conto, la stessa cosa capita a tutti noi quando decidiamo di compiere del bene, o, meglio ancora, di portare la buona novella a chi sta soffrendo. Anziché avere due braccia aperte che ci accolgono, molto spesso ci troviamo scacciati e derisi: nell'episodio citato, i servi di Davide vennero denudati e rasati per metà della loro barba. Questo segno sanciva una profonda offesa: in quei tempi ogni popolo aveva un modo tutto particolare di portare la barba, e la sua rasatura era come dire: "tu hai perso la tua identità". E noi stessi, figli di Dio innestati nel popolo di Israele per grazia ricevuta, dinanzi alla tenacia del demonio che ci perseguita e ottenebra la mente di chi noi stiamo cercando di confortare, molto spesso perdiamo la nostra barba. Entriamo cioè in confusione, come i servi di Davide. Dimentichiamo facilmente che apparteniamo al popolo di Dio, che Dio è nostro padre e che noi abbiamo garantita la vittoria nel nome di Gesù. Allora, proprio come i servi di Davide, abbiamo bisogno di ricorrere ad un periodo di "riposo" a Gerico. Qualcuno potrebbe chiedersi perché proprio Gerico ... e naturalmente ognuno di noi può avere una opinione diversa, ma Gerico, nel vangelo, sarà attenzionata dal fatto che Gesù vi passerà per aprire gli occhi a due ciechi. Chi è confuso, molto probabilmente, è spiritualmente cieco e non può vedere quale grande liberazione Dio può e vuole fare nella sua vita. Ma, non appena quei servi furono ristabiliti ed ebbero nuovamente la loro barba, adesso erano pronti non solo a tornare al servizio del re, ma anche ad andare in spedizione per distruggere la roccaforte del nemico ammonita. Joab e Abichai vennero inviati alla testa di un soldo di uomini valorosi. Appena arrivarono, videro che gli ammoniti avevano chiesto rinforzi e che avevano un piano preciso e una strategia per distruggere l'esercito di Israele. MA anche Joab e Abishai avevano un piano, avevano una visione: adesso vedevano molto bene chi e cosa sconfiggere. Uno si schierò contro la città di Ammon, un altro contro la campagna infestata di Siri. E qua, avvenne la cosa più bella che tutti noi cristiani dovremmo fare. Joab disse ad Abishai, suo fratello: "Se i Siri mi sopraffano, vieni in mio soccorso, se gli ammoniti ti sopraffano io verrò in tuo soccorso!". Ecco, adesso che Joab ed Abishai ci vedevano, potevano far parte del piano di Dio, della Sua visione e combattere restando uniti e ottenendo una gran vittoria senza nessuna perdita.

 

Pastore Gabriele

Oggi tanti si trovano in un punto senza vedere via di uscita dal loro problema. E, in qualche modo, è la stessa situazione della vedova descritta in II Re 4:1-7. Anzi, quella della vedova era ancora più disperata di tanti altri casi: la vedova era stata sposata ad un uomo che, come figlio dei profeti, aveva trascorso la propria vita a servire Dio, senza remore e restando timorato davanti al Signore. Dinanzia a questa fedeltà, dichiarata dalla stessa vedova al profeta Eliseo, tutti noi ci aspetteremmo che il Signore avrebbe dovuto ricompensare in qualche modo quella famiglia. Eppure, come leggiamo, non solo quella famiglia non aveva nulla, ma addirittura aveva contratto dei debiti. E, l'unica speranza di sopravvivenza per quella donna - i suoi figli - stava per svanire in quanto i creditori avrebbero presto bussato a casa sua per prelevarli, vederli come schiavi, e ripagare il debito che vantavano nei confronti di quella famiglia. Non credo ci si possa immaginare nulla di più deprimente e scoraggiante. Dove mettiamo quella dottrina della prosperità a tutti i costi che oggi si sente spesso predicare dai pulpiti? Qualcuno forse potrebbe concludere che Dio non è giusto! Ma dobbiamo arrenderci dinanzi alla Parola di Dio e capire i meccanismi del Signore.

Innanzitutto notiamo una cosa che molto spesso non accade in chi ha un problema del genere: la vedova, pur nella sua disperazione, non si rivolse ne a un uomo ne cercò di intraprendere delle scappatoie personalizzate, ma andò direttametne alla fonte. Andò a chiedere al profeta, esattamente come la Parola stessa ci avvisa che le nostre richieste siano notificate a Dio in preghiera con ringraziamento, (Filippesi 4:6). Ma alla richiesta della donna, il profeta, che in questo caso rappresenta il Signore stesso, diede una risposta che non era proprio "idonea": "che cosa vuoi che io ti faccia?" Della serie - ti ho detto che sto affondando nei debiti e tu mi chiedi cosa devi fare? Non è implicito in ciò che ho dichiarato? Molto spesso noi, allo stesso modo, non accettiamo la risposta di Dio, ci sembra scomoda, errata, non aderente alle nostre aspettative. Eppure Dio è pronto sempre a darci il meglio,... il profeta proseguì: cosa hai a casa tua? La domanda sembrerebbe ancora più crudele della precedente affermazione... "io non ho nulla..." eccetto che un piccolo vaso di olio... Ecco quello che il Signore voleva sentirsi dire da quella donna. Quella donna e la sua famiglia erano state spogliate da tutto ma avevano ancora un vaso, pieno di olio. Hai tu un cuore pieno dell'unzione dell'olio dello Spirito Santo? Se così è, allora Dio potrà darti ciò che vuoi! Vai in giro e prendi tutti i vasi vuoti che non hanno olio. In altre parole, vai a cercare nuove anime che hanno bisogno di Dio. Cerca prima del tuo problema di soddisfare al mandato di Dio (Marco 16:15) perché questo è quello che Dio richiede da tutti noi: che ci spogliamo di noi stessi e manteniamo noi al suo servizio indipendentemente dalle nostre condizioni di salute o ecnomiche o di stress. Servi il signore, e porta anime nuove alla grazia.... quando la stanza sarà piena, lo Spirito Santo riempirà ogni vaso e la benedizione di Dio sarà sopra di te affinché tu possa ricavare ciò che serve per ripagare il tuo debito (in senso spirituale anche il peccato commesso), sia di avere quello giusto per potere sopravvivere con la tua famiglia senza dipendere dall'uomo.

Pastore Gabriele 

Il racconto biblico del quale ci vogliamo brevemente occupare oggi si trova in I Samuele 6:1-11, e, in parallelo, anche in I Cronache 13:9-12. L'Arca di Dio era stata riconquistata. La vergogna degli israeliti poteva essere finalmente tramutata in gioia ed euforia per il successo militare che Dio aveva concesso attraverso il Suo servo Davide, che aveva lasciato l'Arca di Dio in casa di Abinadab, padre di Uzza e Aio, della tribù dei Leviti. Eppure, mentre il popolo festante si lasciava prendere dall'euforia, nessuno si rese conto che Dio è e resta un Dio di giudizio e di giustizia che NON viene meno alla Sua Parola ne la cambia.

In Esodo cap.25 l'ordine dato a Mosè era perentorio di portare l'Arca sulle spalle a carico dei Leviti. Eppure Davide, pensando di far meglio, ordinò a un carro di portare l'Arca del Patto. Molto spesso ci sono soluzioni che a noi sembrano migliori e più efficaci di quelle che vengono dettate dalla Parola, ma, senza rendercene conto, deviamo dalla stessa e ci mettiamo in un grande rischio davanti a Dio e davanti al Popolo che magari Dio ci ha dato l'onore di condurre. Se ci riflettiamo bene, proprio il fatto che l'arca venisse trasportata da buoi su di un carro mise Uzza nella condizione di intervenire quando l'arca stava inclinandosi proprio a motivo del mezzo di trasporto. E, quando Uzza, (il cui nome significa FORZA) decise che avrebbe sorretto l'arca, non si rese conto neanche lui che la testimonianza di Dio NON ha bisogno ne di noi ne della nostra forza per andare avanti. Noi siamo soltanto servitori disutili chiamati a trasportare l'Arca sulle nostre spalle, (con sacrificio dunque e perseveranza, nonostante la stanchezza).

Allora sei sei un Davide, (guida o Pastore) sappi di non allontanarti MAI da ciò che la Parola dice e resta fedele ad essa anche se verrai deriso oppure abbandonato da fratelli o sorelle che vedono in te un retrogrado antico, (il mio Dio è chiamato l'antico dei giorni), se sei un Uzza, (collaboratore o pecora del gregge) al quale è stato affidato il compito di seguire l'arca fallo rispettando la PArola di Dio, senza usare la tua intelligenza o la tura forza, ma piuttosto lascia che lo SPirito Santo parli attraverso di te. Ti sembrerà un consiglio scontato? Anche ad Uzza sembrava normale aiutare l'Arca, ma morì sotto i colpi di Dio.

Infine, e non per ultimo, considera anche che dall'errore di davide, e dal conseguente errore di Uzza, quel luogo fu chiamato Peretz-Uzza che signifca "breccia di Uzza". Un breccia, che se ne sappia, è un foro, un valico in una zona che è chiusa. Bene, dall'errore di Davide e di Uzza Dio aperse una breccia, e lasciò che l'arca dimorasse da Obed-Edom, (servo di Edom), un pagano, insomma, nella buona sostanza ma che proprio perché Davide ebbe paura di ricevere l'arca dopo il fatto di Uzza, rese possibile che ANCHE la casa di Obed EDom fosse benedetta.

Pastore GAbriele

Uno dei mezzi principali attraverso cui noi riceviamo la grazia di Dio è attraverso il perdono. La bibbia ci racconta, storia dopo storia, di come Dio perdoni la gente portando le persone nuovamente sul cmpo del patto di grazia. Al capitolo 8 di Giovanni leggiamo di una donna colta in flagrante adulterio. Famosissime le parole di Gesù: "chi non ha peccato scagli la prima pietra". Andarono tutti via... e Gesù le raccomandò di non peccare più. Gesù ci ha dato l'autorità per perdonare, (Giovanni 20:23). In Luca 6:37 Gesù disse "Perdona, e ti sarà perdonato".
Perdonare è un mezzo per ricevere la grazia di Dio.

Quante volte viene il desiderio di fermarci ritenendo di aver fatto "abbastanza"? Quante volte le nostre azioni trovano un malsano spazio nella nostra mente che le vede come imprese "gloriose", "irripetibili", "uniche" e "gratificanti"? Non pensare di avere già ottenuto il premio, ma piuttosto corri, come suggerisce l'apostolo Paolo in Filippesi 3:13-14, verso la meta che ci riserva il premio della vocazione di Dio.

Filippesi 3:13-14 -- 13 Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, 14 proseguo il corso verso la mèta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù.

Una volta lessi in un libro di storia di un certo aneddoto che mi ha fatto molto riflettere. Cortes, il grande esploratore del nuovo mondo, come si chiamava, una volta giunto a destinazione scoprì che doveva affrontare un grosso problema, molto più inaspettato e insolito di tutto quello che avrebbe immaginato nel suo viaggio. Infatti, un pò per dare ascolto alle voci che circolavano nel suo Paese, un pò per propria fantasia, si era immaginato di dovere combattere aspre battaglie contro i popoli indigeni, che avrebbe affrontato animali e bestie sconosciute, o forse anche epidemie irresistibili,... ma nulla di tutto questo. Una volta giunto a destinazione dovette confrontarsi con un problema che non si sarebbe mai immaginato di dovere combattere,...
i suoi marinai, che alla partenza avevano giurato fedeltà al proprio capitano e alla corona che li aveva sponsorizzati, adesso erano stanchi... avevano un solo desiderio, tornare a casa propria. Tornare indietro. Riabbracciare il proprio passato tranquillo e scevro da tutti i pericoli dell'oceano. Cortes riflette molto su questo. Se i suoi marinai volevano tornare indietro, bastava soltanto il pensiero per rallentare se non annullare ogni efficacia del loro operato in quelle terer selvagge. La decisione fu presa: la notte bruciò tutte le navi mettendo i marinai in una condizione che sarebbero dovuti rassegnarsi al fatto che il loro destino era quello di raggiungere la meta prefissata.
Molto spesso con il nostro Dio è la stessa cosa: Dio ci mette impedimenti per tornare indietro quando ci sentiamo stanchi, sapendo che Egli ci ha arruolato nel Suo esercito e noi dobbiamo combattere come dei buoni soldati che NON si impacciano delle faccende di questa vita. Se ti senti stanco il tuo capitano è pronto a farti riposare. Dio ci benedica

Pastore Gabriele

A chi somigli? Mentre tu pensi a questa domanda, rifletti su II Corinti 3:!8, dove Paolo ci dice che noi "saremo trasformati a immagine di Dio". Mentre noi cerchiamo di onorare Gesù con le nostre vite, uno dei nostri obiettivi è quello di rivestire la Sua immagine. Naturalmente, questo non vuol dire che dobbiamo farci crescere tutti la barba e indossare sandali, ma vuol dire che lo Spirito Santo ci aiuta a dimostrare le nostre somiglianze al carattere di Cristo nel modo in cui noi viviamo. Per esempio, in atteggiamento, (umiltà), in carattere, (amore), e in compassione (raggiungendo chi versa in misero stato), noi somigliamo a Gesù e lo imitiamo. Mentre noi "contempliamo la gloria di Dio", mettendo i nostri occhi verso Gesù, noi possiamo crescere sempre più come lui. Che cosa stupenda se qualche persona che ci osserva potesse dire "Vedo Gesù in te!"

Who do you look like? As you ponder that question, reflect on 2 Corinthians 3:18, where Paul tells us that we “are being transformed into [the Lord’s] image.” As we seek to honor Jesus with our lives, one of our goals is to take on His image. Of course, this doesn’t mean we have to grow a beard and wear sandals—it means that the Holy Spirit helps us demonstrate Christlike characteristics in how we live. For example, in attitude (humility), in character (loving), and in compassion (coming alongside the down and out), we are to look like Jesus and imitate Him. As we “contemplate the Lord’s glory,” by fixing our eyes on Jesus, we can grow more and more like Him. What an amazing thing it would be if people could observe us and say, “I see Jesus in you”!

Quando stavo per cambiare casa, ritrovai, nel modo di fare sgombero da un ripostiglio, alcune carpette tutte impolverate. A prima vista, credevo si trattasse di qualche documento di poca importanza, ma quando aprii quelle carpette trovai diverse foto e oggetti che mi riportarono indietro ai tempi dell'università e del diploma. Mi rivedevo felice, spensierato, con mille sogni e desideri in testa, convinto di essere in condizione "di conquistare il mondo" come tutti i ragazzi, insomma. Il primo pensiero che mi sovvenne fu quello di pensare che quelli in fondo erano stati tempi migliori. Tempi più semplici. E oggi molti guardando al loro passato credono che esso sia stato sempre un periodo migliore del presente. SE solo potessi ritornare indietro nel tempo, magari, eviterei quella o questa decisione e così quella spensieratezza continuerebbe in una vita piena di gioia e di felicità.... è un pensiero che più o meno abbiamo fatto tutti. Eppure la Parola oggi ci ricorda che: "Ecclesiaste 7:10 - Non dire: ‘Come mai i giorni di prima eran migliori di questi?’ poiché non è per sapienza che tu chiederesti questo".

Oggi non sei meno felice di ieri. Oggi sei molto più saggio e hai percorso un cammino di fede che ti permette di resistere alle intemperie della vita. Se ritornassi indietro, probabilmetne, perderesti ogni cosa. Apprezza ciò che hai e mantienitelo stretto, perché se lo lasci andare via, domani, sarai davvero infelice. La Bibbia ci insegna proprio questo, di non guardare indietro ne di avere nostalgia del passato. La nostalgia venne al popolo di Israele ricordando l'Egitto, visto che si trovava in un deserto, ma in realtà quel deserto era per Israele una vera vita, anche se non se ne rendeva conto. Oggi Dio ti ha messo in una posizione dove tu puoi vivere la vera vita, anche se per te è una vita "magra". Sii contento di ciò che hai e vivi ogni istante della tua vita sapendo che la nostra patria è dal cielo, ... e qua siamo soltanto stranieri.

Daily Devotional 23/05/2017

PAstore Gabriele

19 Maggio - Daily devotional
Il sentiero per l'umiltà - The pathway for humility

Hai corso e faticato parecchio per la tua famiglia, per la tua chiesa o per la tua azienda, ..., e ti ritrovi messo da parte piuttosto che incoraggiato in quello che fai.... Voglio rivolgerti una domanda.
"Sai cosa è l'antitesi dell'orgoglio?" Probabilmente stai cominciando a pensare che io creda che ti debba fare una lezione sull'orgoglio,.... ma non è così.... Lasciami rispondere alla mia stessa domanda ... e capirai.
L'opposto dell'orgoglio è confidare in Dio, almeno secondo me. L'orgoglio a tutti noi ci costringe a pensare che tutto dipenda da noi. Confidare in Dio richiede invece mettere la propria confidenza in Lui. E, il sentiero che ci conduce lontano dall'orgoglio in un luogo di vera confidanza in Dio è contrassegnato dall'umiltà. L'umiiltà non è mai a prezzo scontato. Ci costerà sempre molto ma varrà il prezzo che noi paghiamo. Se Dio vede cose grandi per te in avanti, e io credo che sia cosi, allora deve prima rimuovere ogni traccia di orgoglio da te. Anche se l'orgoglio è un corno piccolo nel tuo cuore adesso, quando avrai una posizione importante con più riconoscimenti, l'orgoglio crescera da un corno a una spada con la forza di uccidere la tua chiamata.

"Egli ti ha umiliato, facendoti provare fame, e ti ha cibato con la manna, che ne voi ne i vostri avi hanno visto, per insegnarvi che l'uomo non vive di pane solo ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore" - Deuteronomio 8:3 NR94

Nel Vecchio testamento noi vediamo Dio che rivela lo stesso tipo di processo di togliere l'orgoglio cibando i suoi figli di ISraele con la manna con il proposito di farli umiliare. Fu cruciale che Dio li ha preparati a confidare in Lui mentre essi uscirono dal deserto nella loro terra promessa destinata. Così, perché cibare con la manna significò umiliarli? Dio è colui che ci provvede... Le provvigioni di Dio sono ciò che noi necessitiamo, non sempre ciò che vogliamo. Questo perché i nostri desideri hanno il potenziale di corrompere il nostro cuore e impedirci di compiere il servizio a Dio.


You have suffered and stressed yourself for your family, your church, your company, ..., and you find yourself to be set aside in spite of being encouraged for what you have done..... I want to ask you a question. “Do you know what the opposite of pride is?”. Probably you are starting thinking that I believe to make you a lesson on pride, ... bt it is not so,..., Let me answer myself ... and you will understand.
I believe the opposite of pride is trust in God. Pride begs us to believe it all depends on us. Trusting God requires us to place our dependence on Him. And the pathway that leads us away from pride and into a place of truly trusting God is paved with humility. Humility is never bought at a cheap price. It will always cost us something but will be worth the price we pay. If God sees big things ahead for you, and I believe He does, then He must remove all hints of pride. Even if pride is but a tiny thorn in your heart now, when you are given a bigger position with more recognition, that pride will grow from a thorn to a dagger with the potential to kill your calling.


“He humbled you, causing you to hunger and then feeding you with manna, which neither you nor your ancestors had known, to teach you that man does not live on bread alone but on every word that comes from the mouth of the LORD.” Deuteronomy 8:3 (NIV)

In the Old Testament, we see God revealing this same kind of pride-stripping process by feeding the children of Israel manna in the desert for the purpose of humbling them. It was crucial that God prepare them to trust Him as they stepped from the desert into their destined Promised Land. So why exactly was having to eat manna so humbling?  God is our provider.   God’s provision is what we need but not always what we want.  God’s provision protects our heart. Our desires have the potential of corrupting our heart, opposing you to accomplish the service unto the Lord your God.

 

Worked out FROM www.crosswalk.com

Noi abbiamo bisogno di fare un inventario della nostra vita per comprendere ciò che è importante e ciò che non lo è. Certamente Gesù fece così. In Marco 1:35-38 leggiamo di lui mentre guariva. La mattina seguente quando Simone e gli altri discepoli si svegliarono, scoprirono che Gesù non c'era. Scoprirono che Gesù non si trovava in nessun luogo la. Forse ebbero un attimo di panico. Essi cercarono attivamente fino a che lo trovarono. Interrupeero il suo momento di preghiera. "Ognuno ti cerca" - Simone gli disse. A lui Gesù rispose: "andiamo nelle città vicine, che io possa proclamare il messaggio anche li,perché per questo sono venuto". Gesù non veniva attratto dall'adulazione della folla, Sapeva ciò che lo guidava. Niente altro importava. Gesù aveva le sue priorità in ordine. E tu?

We need to take inventory of our lives to determine what's important and what is not. Certainly Jesus did.
In Mark 1:35-38 we read about him while healing. The next morning when Simon and the other disciples awoke, they discovered that Jesus was nowhere to be found. Perhaps they panicked a bit. They actively searched until they chased him down. They interrupted his prayer time. "Everyone is searching for you," Simon tells him. To this Jesus answers, "Let us go on to the neighboring towns, so that I may proclaim the message there also; for that is what I came out to do." Jesus would not be side-tracked by the adulation of the crowds. He knew where he was headed. Nothing else mattered. Jesus had his priorities in order. And, what about you?

Non so se vorrai leggere fino in fondo questa breve riflessione ... io comunque ti prometto di non annoiarti ....

Molti oggi si professano agnostici. E, fino a qua, posso in qualche modo concordare con il fatto che molti possano avere dei dubbi riguardo l'esistenza o meno di Dio e la mettono in dubbio non riuscendo a darsi una spiegazione razionale, (agnosticismo). Ne sospendono, come sostiene la stessa definizione del termine ripreso, il giudizio. Ma cosa dire a proposito di chi si definisce Ateo, cioè nei confronti di chi afferma che Dio non esista?

Molto spesso si chiede a chi è cristiano di dimostrare l'esistenza di Dio, ma bisogna riflettere sulla vera essenza di ogni cristiano. Essere cristiano significa avere creduto in Dio. E, paradossalmente, a coloro che Lo accettano, Dio si manifesta in una esperienza personale e irripetibile, che non può essere esportata all'esterno di quel credente ma che lo mette in condizioni di potere assolutamente credere che Dio esista, avendone chiaramente avvertita la Sua presenza.

Oggi voglio ribaltare i termini della questione, interrogando chi sostiene di essere ateo di portare della controprove scientifiche che accertino la NON esistenza di Dio. PErché io cristiano devo dimostrare ciò che ho nel cuore e di cui sono certo? Tu piuttosto che sei sicuro che Dio non esiste, dimostramelo.... resto in attesa.

Nel frattempo però avverto che in ogni ambiente assolutamente ateo resta sempre qualcosa che appartiene a Dio. Ad esempio, come si vede nella foto del poster, ogni soldato (di un regime assolutamente ateo) viene addestrato dovendo avere la croce che si lega sulle spalle, (per camminare dirittamente e in modo ordinato)... Il mio Dio mi ha scritto molto prima che certi eserciti sviluppassero le proprie modalità di azione e di addestramento che i cristiani sono come dei soldati, (II TImoteo 2:3), che devono imparare dalla croce, (Matteo 16:24), a camminare seguendo la via che è stata tracciata, (Isaia 35:8)

Aspetto i vostri commenti e le vostre risposte,.... in una sana e pacifica discussione.

Pastore Gabriele