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Mon, Oct

Il modo di comunicare con Dio

Chiesa di Capaci

La comunicazione è un aspetto importante in ogni relazione, inclusa quella con il nostro Dio. Più noi conunichiamo con Lui più Lo conosciamo e conosciamo il Suo amore. La comunicazione con Dio può chiamarsi anche preghiera. E, ogni preghiera, dovrebbe essere in una di queste tre forme di base o in una loro opportuna mistura; dire, chiedere, ascoltare.

DIRE: Egli già conosce quello in cui siamo coinvolti ma Egli desidera che tu gli dica con il tuo cuore quali sono state le tue esperienze nel bene e nel male. Sii onesto nel comunicare quello che hai provato, e quello che stai attraversando e sentendo. Parlagli di ciò che ti emoziona e ciò che ti scoraggia, ciò che ti rende triste o felice. Digli che lo ami e che gli sei riconoscente e che lo lodi per ciò che è e per ciò che fa.

CHIEDERE: Dio desidera che noi gli chiediamo quello di cui abbiamo bisogno, perché il nostro rapporto in Lui si rafforzi. Nessuna importanza se il tuo bisogno è piccolo o grande, per Lui è importante. POssiamo chiedere aiuto, forza, provvigione, guida. Ma il limite dovrebbe essere quello di cui abbiamo veramente bisogno per il nostro quieto vivere

ASCOLTARE: La preghiera è una conversazione con Dio, e non ci viene chiesto soltanto di parlare. Dio vuole che noi comunichiamo anche con Lui! In Giovanni 10:27 la Bibbia dice che le Sue pecore ascoltano la sua voce. Qui Gesù si identifica con il buon Pastore, e noi siamo le Sue pecore. La nostra crescita in lui ci aiuta ad ascoltare e a identificare la Sua voce nelle cose anche che ci circondano. Lo potrai sperimentare come un sospiro mentre passi tempo con Lui. Potrà parlarti attraverso le Scritture, quando un verso sembra diventare vivo davanti ai tuoi occhi. 

Max era un adolescente con problemi di apprendimento e una malattia che lo stava divorando, piano piano. Quel giorno, mentre passava da un campo di calcio, vide un incontro tra due squadre. Chiese a suo padre di assistere alla partita e così fecero. La squadra ospite stava perdendo 4 a 0 e mancavano pochi minuti al termine della gara, e Max chiese a Suo padre di potere chiedere all'allenatore di giocare. Max non faceva altro che desiderare giocare ma il padre sapeva che la cosa era molto improbabile. Si decise, comunque. Andò dall'allenatore e gli chiese se il figlio disabile potesse giocare. Stranamente, si sentì rispondere che poteva! Era ormai la fine della partita, la squadra stava per perdere, l'allenatore valutò che avrebbe fatto piacere a quel ragazzo giocare: ormai non avevano speranze. Quando Max entrò in campo, avvenne qualcosa in tutti i giocatori che in realtà smisero di giocare davvero e cominciarono a lasciare a max la palla. Max segnò quattro goals e la partita finì in pareggio. Non aveva vinto nessuno tranne che max: entusiasta andò a casa da sua madre e le raccontò quello che era successo. La mamma piangeva dalla gioia, il padre di max piangeva dalla gioia, max piangeva dalla gioia.

Fu l'ultimo inverno di Max. In Aprile era stato raccolto un giglio dal giardino di Dio. Ai suoi funerali parteciparono tutti quei ragazzi e gli allenatori di quella partita. Improvvisamente, guardandosi negli occhi, si resero conto che quel giorno avevano vinto tutti non solo Max.

Vuoi vincere? Hai due scelte: o aiutare il tuo prossimo, o voltarti dall'altro lato.

Molti, troppi, si girano dall'altro lato, ma tu spero sia uno di quelli che si trovavano in campo, che cederà il suo pallone a qualcun altro.

 

Pastore Gabriele

Voglio raccontarvi qualcosa che un mio amico Pastore americano mi ha confidato. Forse non sarà eclatante per molti, ma sono certo che per qualcuno servirà. Questo Pastore mi raccontava che la domenica scorsa aveva celebrato un anniversario di matrimonio. Non il suo, ma quello di una coppia di diaconi della chiesa che avevano servito il Signore in quella chiesa in tutta la loro esistenze condividendone gioie, dolori, afflizioni e quant'altro la vita riserva. Nei primi anni in cui il Pastore era stato nominato per questa chiesa, aveva subito cominciato ad avere rapporti alquanto burrascosi con quella coppia. E, questi rapporti, con passare dei primi due anni di pastorato, ancorché migliorare, sembravano invece peggiorare. Dopo due anni il pastore doveva decidere se restare o spostarsi in un altro luogo, secondo lo statuto della chiesa di appartenenza. Dopo due anni prese la decisione di restare nonostante tutto sapendo che Dio lo aveva chiamato in quel luogo. Ebbene, le cose andarono a peggiorare, ma poi, improvvisamente, l'uno cominciò ad immedesimarsi nella coppia e lo stesso fece la coppia. E, pian piano, le due parti cominciarono a conoscersi, comprendersi e affiatarsi. Dopo sedici anni di ministerio in quella Chiesa, quel Pastore mi disse che quella coppia di diaconi è la più dolce ed espressiva coppia che lui potesse mai sperare di avere nella Chiesa per aiuto al ministerio. Questo fatto mi ha fatto riflettere parecchio. E, credetemi, non si tratta di mera speculazione, la mia. Ma di un pensiero sincero che viene dal mio cuore. Dio ti ha piantato in una opera. E, a meno che in quella Opera non ci siano motivazioni eccezionali che portano le anime lontano dalla via tracciata dal Maestro, sicuramente noterai che in quella chiesa ci sono aspetti positivi e negativi. NON ti lasciare sopraffare da quelli negativi ma restisti e insisti perché la Chiesa nella quale operi possa crescere e portare anime al Signore. Quel Pastore benedice il cielo di non avere lasciato quella Chiesa. Quella coppia benedice il cielo per non avere lasciato quella Chiesa. Io benedico il Cielo perché Dio mi ha messo in un campo dove esistono molte afflizioni. Molte sono state le disillusioni e i falsi che sono transitati davanti a me. Ma alla fine, il Signore sta operando in un modo glorioso. Battezzando con il Suo Spirito, guarendo da strane malattie, liberando anime dalla prigionia del nemico. No, Pastore, o fratello o chiunque tu sia, NON lasciare la comune radunanza, come molti sono soliti fare. Dio ha un compito perché tu stia li. Portalo a compimento. Nel nome di Gesù Cristo il Signore.

Cosa significa sentirsi al sicuro? Una volta un mio amico mi raccontò la sua esperienza di sentirsi al sicuro. Mi ricorda di serate trascorse con i suoi genitori. Le serate si allungavano, e i ragazzini che erano appresso alle coppie cominciavano a dormire sul tappeto mentre i grandi terminavano il loro incontro. E poi? POi il bimbo si sentiva muovere nella macchina, apriva gli occhietti per vedere gli alberi volare via dai finestrini nella macchina in moto. Poi sentiva le braccia di suo padre, le forti braccia, che lo sollevavano e lo portavano fin dentro al suo letto. Ecco, per il mio amico, quello era il migliore senso di sicurezza che avesse mai provato. Molti non hanno fatto questa esperienza. Ma possiamo concordare con lui. Sentire il proprio corpo avvolto nella braccia del proprio padre che lo riporta a casa potrebbe raffigurare bene il senso di sicurezza al quale ognuno di noi anela.
Ma noi viviamo in un posto di dolore. Il male che si prova è indescrivibile e ritengo che le diverse vittime che riempiono le pagine dei quotidiani quotidianamente, non possano certo dire di essersi sentiti sicuri quando hanno incontrato il loro aguzzino.
Si, forse qualcuno sta meglio e qualcuno sta peggio. Forse, se leggi questo annuncio non ti sta andando proprio male... hai un cellulare, hai la connessione internet, avrai qualche soldino per mangiare,... ma non è assolutamente detto che tu ti trovi al sicuro e che ti senta di esser sicuro. Forse potresti autodescriverti come felice, ma sono sicuro che anche tu trascini le tue ferite stancamente ogni giorno insieme ai tuoi passi. E qua davvero non c'entra quali successi tu possa avere raggiunto nella vita. Posso anche avere raggiunto traguardi, ma ancora mi sento insicuro e indeciso a volte. Una parte di me vorrebbe ancora sentirsi quelle braccia che stringono e che ti sollevano dalla macchina mentre dormi. Ma non è più quel tempo. Magari adesso sei tu che devi piuttosto sollevare qualcun altro dal suo riposo. Quante volte abbiamo un bisogno disperato di sentirci amati. Quante volte abbiamo bisogno di sentirci dire che siamo al sicuro. Quante volte che tutto andrà bene! Quante volte abbiamo desiderato sentire quelle braccia intorno a noi? Ma non abbiamo riflettuto su una cosa... Molto importante. E' così semplice ricevere amore quando sei amorevole... Ma, ironicamente, noi abbiamo bisogno di amore quando noi stessi non siamo amabili, ne graziosi ne disposti a sorridere. Abbiamo molto spesso bisogno di sentirci amati quando noi siamo imbruttiti dalle nostre ansie e preoccupazioni...Sono questi i momenti in cui più degli altri desideriamo sentire quelle braccia al nostro intorno, che ci proteggono, ci sostengono, ci confortano.Ma non sempre in quello stato possiamo trovarle. Anzi forse è molto difficile trovarle quando siamo così.
In India c'è una classe di persone che vengono considerate "intoccabili", nel senso che non sono ritenute degne di entrare in contatto fisico con loro. All'interno della loro stessa casta, molti di loro vengono considerati impossibili di amare. Ma l'India non è la sola. In ogni stato, nazione, cultura ed etnia ci sono persone o strati di persone che vengono considerate indegne, intoccabili.. Poveri, emarginati, figli che hanno disonorato le loro famiglie, amici o parenti che ci hanno fatto del male... Qualche volta laviamo la nostra coscienza firmando un assegno per una causa di beneficienza,... ma il senso di necessità di amore permane, e non abbiamo nenache il coraggio di guardare negli occhi chi stiamo aiutando. Ma coloroche riteniamo intoccabili come noi stessi non hanno bisogno di un assegno. Hanno bisogno di due braccia di amore che li circuiscono e li proteggono. Bisogna dare amore a chi non è amorevole o che sembra meritare questo amore. Amore puro e generoso. E, come chiameresti l'amore datoa chi non è amorevole? Io lo chiamarei misericordia. E sai una cosa? Anche Dio la chiama così, ed è morto purché noi avessi mola possibilità di avere queste due braccia di amore al collo. Pensa a questo. Ed ama.

Pastore Gabriele

La comunicazione è un aspetto importante in ogni relazione, inclusa quella con il nostro Dio. Più noi conunichiamo con Lui più Lo conosciamo e conosciamo il Suo amore. La comunicazione con Dio può chiamarsi anche preghiera. E, ogni preghiera, dovrebbe essere in una di queste tre forme di base o in una loro opportuna mistura; dire, chiedere, ascoltare.

DIRE: Egli già conosce quello in cui siamo coinvolti ma Egli desidera che tu gli dica con il tuo cuore quali sono state le tue esperienze nel bene e nel male. Sii onesto nel comunicare quello che hai provato, e quello che stai attraversando e sentendo. Parlagli di ciò che ti emoziona e ciò che ti scoraggia, ciò che ti rende triste o felice. Digli che lo ami e che gli sei riconoscente e che lo lodi per ciò che è e per ciò che fa.

CHIEDERE: Dio desidera che noi gli chiediamo quello di cui abbiamo bisogno, perché il nostro rapporto in Lui si rafforzi. Nessuna importanza se il tuo bisogno è piccolo o grande, per Lui è importante. POssiamo chiedere aiuto, forza, provvigione, guida. Ma il limite dovrebbe essere quello di cui abbiamo veramente bisogno per il nostro quieto vivere

ASCOLTARE: La preghiera è una conversazione con Dio, e non ci viene chiesto soltanto di parlare. Dio vuole che noi comunichiamo anche con Lui! In Giovanni 10:27 la Bibbia dice che le Sue pecore ascoltano la sua voce. Qui Gesù si identifica con il buon Pastore, e noi siamo le Sue pecore. La nostra crescita in lui ci aiuta ad ascoltare e a identificare la Sua voce nelle cose anche che ci circondano. Lo potrai sperimentare come un sospiro mentre passi tempo con Lui. Potrà parlarti attraverso le Scritture, quando un verso sembra diventare vivo davanti ai tuoi occhi. 

Quando vai da un dottore, ciò che viene fatto è prendere la misura dei parametri vitali per stabilire la tua salute. Se questi sono sballati bisogna correre ai ripari.
Allo stesso modo se vivi in una Chiesa dovresti avere il polso dei suoi parametri vitali per verificarne il suo stato di salute. Se questi ultimi sono fuori fase allora significa che la Chiesa sta morendo.
Vogliamo darti alcuni suggerimenti:

1. Si parla del passato più che del futuro - Quando la nostalgia dei tempi che furono prende il sopravvento sulla visione, allora la morte è vicina.
2. Ci si sforza più di mantenere i fedeli nella Chiesa piuttosto che vincere anime nuove in Cristo Gesù - Senza un continuo flusso di anime nuove l'estinzione è imminente.
3. Non c'è attenzione per l'evangelizzazione e per le missioni - una chiesa che non investe nell'evangelizzazione è sulla strada per morire.
4. La Chiesa è costituita soltanto da persone anziane - Dio è per ogni età ... se nella Chiesa trovi soltanto persone che rappresentano una epoca passata l'agonia è sul punto di prendere il sopravvento.
5. Non ci sono nuovi talenti emergenti - Pastori nel piano di Dio allevano continuamente nuovi talenti per il futuro.

La morte di una chiesa è qualcosa di estremamente triste. Ecco perché occorre aprirsi gli occhi e correre ai ripari ove qualcuno dei precedenti segni si stia manifestando nella tua Chiesa.

Oggi tutti ammiriamo le persone che sono forti. Forti di fronte alle disgrazie della vita, nel loro modo di comportarsi, nelle loro relazioni interpersonali... e non ci rendiamo conto di quanto ciò sia distante da quello che Dio ci dice. La legge di Dio ti vede come un vaso di argilla. Un vaso debole, che si può infrangere facilmente. E Dio comincia la sua opera proprio quando quel vaso si è incrinato. Gli uomini non lo considerano più degno di nulla, ma Dio comincia a raccogliere i cocci, non lo abbandona.

Non tutti forse conoscono l'arte del Kintsugi. Si tratta di prendere un oggetto infranto per poi ricollegarne i cocci attraverso un collante prezioso come l'oro liquido. Il risultato alla fine sarà un oggetto nuove, diverso. Un oggetto che non avrà più forse la compattezza originale ma che sarà più forte e, ..., soprattutto, più prezioso.

Pastore Gabriele Paolini

Ho ascoltato molti cristiani dirmi:"ma perché Dio parla agli altri e non a me"? e, la verità è che questo è semplicemente falso.
Dio oggi vuole parlare con te e in realtà ti sta già parlando. Egli ha così tante cose da dirti e rivelarti sui Suoi pensieri quanti sono i chicchi di sabbia nelle spiagge, (Salmi 139:17-18). Così, se Dio ha tante cose da dirti, devi piuttosto sforzarti di sintonizzarti alla Sua frequenza per udirlo parlare.  
Ne ho fatto quasi una missione personale il tentare di ascoltare Dio. Più vicino sei a Dio, meglio puoi ascoltarlo. Meno conosci Dio meno conoscerai te stesso. Ed è vero il contrario di queste affermazioni! Iniziamo elencando ciò che sappiamo sulla voce di Dio.

Dio ha una voce – Noi sappiamo di questo perché il terzo verso della Bibbia dice che Dio ha tramutato con la Sua voce le tenebre in luce, (Genesi 1:3).

Tu puoi udire la Sua voce se sei un suo seguace – Gesù ha pronunciate queste potenti parole “io sono il buon pastore e le mie pecore mi conoscono e io conosco loro. Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono” (Giovanni 10:14,27).

Tu ascolti per mezzo dello Spirito Santo - Gesù ha mandato lo Spirito Santo per guidarci in ogni verità, perché queste verità siano dichiarate in maniera forte e chiara (Giovanni 14:26; Giovanni 16:13-15).

Udire Dio è una questione profetica - La profezia è Gesù Cristo (Apocalisse 19:10)


Voglio essere un cristiano che è con Gesù in modo tale che possa ascoltarlo ed essere con Lui. Da quella intimità vien fuori la rivelazioni di chi Egli sia, di chi sono io e per cosa sono stato creato. Se noi potessimo coltivare questo genere di vicinanza con Lui, allora potremmo ascoltare e vedere cose che ci stupiranno.

L’amore di Dio mi spinge ad avere una vita “profetica” o in altre parole, uno stile di vita che risulta dall’ascoltare la Sua voce e dal Seguirlo piuttosto che di fare di testa mia e leccarmi le ferite. Ecco perché Paolo scrive:”seguendo la via dell’amore e desiderando ardentemente i doni dello Spirito, specialmente quello profetico” (I Corinti 14:1)

Gesù ha scelto I Suoi discepoli per le loro occupazioni, le loro personalità. Le loro battute, i loro limiti, la loro mancanza di educazione, I loro talenti – perché Egli ha visto cosa essi avrebbero potuto essere o diventare. E non solo li ha visti, ma li ha chiamati fuori da dove si trovavano.

Così, come ascoltiamo la voce di Dio? Ecco qua cinque verità che ci aiuteranno ad ascoltare Dio più chiaramente nella vostra vita.

1. Dio parla ad ognuno. Ma noi, essendo abituati ad ascoltare le voci di chi vuole comunicare con noi in maniera diretta e magari esagerata, ci aspettiamo quasi quasi la stessa cosa con Dio, ma non è così. Noi viviamo in un mondo pieno di rumori, e dobbiamo selezionare ciò che arriva a noi per distinguere quello che proviene dal Signore. Così aspetta e conosciLo, (Salmo 46:10). Il termine ebraico che rende questo verbo “conoscere” è “avere una conoscenza molto profonda”. Così dopo che hai pregato in macchina ad esempio per andare al lavoro, resta in silenzio e cerca la voce di Dio intorno a te. Combattere il rumore significa creare uno spazio nel quale possiamo ascoltare la Sua voce. Invita Dio nella tua vita 24 ore al giorno!

2. La voce di Dio è caratterizzata dall’amore. La voce di Dio risuona come pregna di amore, (Galati 5:6). Non c’è nessuna condanna in Cristo, ma c’è grazia e misericordia. Così in quello che stai ricevendo, se mescolato alla grazia e alla misericordia, puoi credere che siano un forte indicatore del fatto che stai ascoltando la voce di Dio.

3. Il proposito di Dio è primariamente quello di rivelarci il Suo amore. Dio vuole che sperimentiamo l’amore del Padre, che è disponibile per ciascuno di noi, (Giovanni 17:24-25)

4. Dio rivela i Suoi pensieri a te così che tu possa avere i Suoi pensieri. Quando la tua mente è rinnovata dai pensieri di Dio allora cominci ad essere trasformato, (Romani 12:2). Tu cominci ad ascoltare Dio per mezzo dello Spirito Santo. Attraverso lo Spirito Dio ci fa conoscere il Suo volere, i suoi propositi i Suoi piani, (I Corinti 2:9).

5. La voce di Dio ti completa. Il cuore dei discepoli che sperimentarono la presenza della parola che dona la vita di Gesù fu quella di portare la loro stessa esperienza anche ad altri. Sperimentare la voce del Padreti rende completo non solo relazionalmente parlando ma anche in senso spirituale (I Giovanni 1:1-4)

Quante cose abbiamo chiesto nella nostra vita? E quante volte ci siamo morsi la lingua per avere chiesto o detto ciò che non dovevamo? La Parola di Dio in questo giorno ci riporta ad un episodio singolare: quello di Ben-Hadad, Re di Siria, in punto di morte, e del suo fidato Hazael, (II Re 8:7-15).

Stava passando da quelle parti l'uomo di Dio Eliseo, il profeta. Quando il Re di Siria sentì questa novità cercò immediatamente di contattare il servo del Signore. Esattamente come avremmo fatto tutti noi... Ma il punto fu che il Re non era interessato a ciò che davvero vale la pena di essere interessato, (il proprio rapporto con Dio). Piuttosto, spaventato dalla sua malattia, l'unica cosa che voleva conoscere era il suo destino terreno: sarebbe morto o sarebbe guarito? Quante volte noi stessi ci siamo rivolti a Dio chiedendo qualcosa che non è assolutamente prioritario per noi. Prima di ogni cosa, dobbiamo cercare il Regno di Dio e la Sua giustizia, affinché tutto il resto ci sia sopraggiunto.

Ben Hadad si interessò soltanto alla sua vita terrena, pur sapendo, nella sua paganità, che Eliseo parlava per bocca di dio, ... che tristezza! E, in più, come se non bastasse, si rivolse alla persona sbagliata per conoscere la risposta da parte di Dio: Hazael. Il re confidava nel suo servo, il quale, nonostante non sappiamo molto di lui, aveva certamente una posizione di privilegio nella corte del re di Siria. Ma Hazael non era davvero affezionato al re, anzi, al contrario, cercava la sua vita. Quando Hazael sentì la commissione del re, fu ben felice di andare. Ma, quando ascoltò l'oracolo del profeta, che riferì che il re sarebbe guarito, cominciò ad avere strani pensieri per la testa.... "Come posso allora liberarmene? - La sua malattia non è a morte!". E, mentre Hazael stesso pensava, il profeta Eliseo continuò a dirgli che il re sarebbe guarito dalla malattia, ma sarebbe anche morto, (a causa di qualche altra motivazione) e che Hazael stesso sarebbe presto divenuto il nuovo re di Siria. Il potere aveva accecato ormai Hazael, il cui nome significa "Colui che è visto da Dio". Forse il poverino pensava di fare qualcosa in occulto a Dio, ma non sapeva che già il Signore aveva preventivato le sue azioni! Il giorno seguente, Hazael, sapendo che la malattia del re non era a morte, prese un lenzuolo, lo bagnò di acqua, e con esso soffocò il re ben Hadad.

Amici, il male, non fa altro che generare il male, in una escalation che porta alla morte. Asteniamoci dal male e piuttosto procacciamo il bene e la pace con tutti. Sarà difficile ma devi lottare con te stesso. Non chiedere a Dio cose sbagliate: queste richieste accelereranno la tua disfatta, piuttosto che fermarla; e, non farti vincere dalla sete di potere e di orgoglio: diventerai altrimenti nemico di Dio e del Suo popolo.

PAstore Gabriele

Non c'è mai stato, come al presente, un periodo di così grande incertezza mascherato da una apparente capacità di avere tutto sotto controllo tramite le moderne tecnologie. Eppure, proprio investigando meglio la questione, ci rendiamo conto che non siamo mai stati così in pericolo come in questi ultimi decenni.

La Parola di Dio ci viene incontro oggi ricordandoci l'episodio contenuto in II Samuele 10:1-14. In questo episodio il re Davide decide di compartecipare la sofferenza di un suo "nemico", il re Nahun, dopo la morte del padre Naas. MA, il cattivo consiglio dei principi che intorniavano il nuovo re ammonita, prese il sopravvento sulla sua buona fede inducendolo a pensare che Davide avesse cattive intenzioni. Senza che ce ne rendiamo conto, la stessa cosa capita a tutti noi quando decidiamo di compiere del bene, o, meglio ancora, di portare la buona novella a chi sta soffrendo. Anziché avere due braccia aperte che ci accolgono, molto spesso ci troviamo scacciati e derisi: nell'episodio citato, i servi di Davide vennero denudati e rasati per metà della loro barba. Questo segno sanciva una profonda offesa: in quei tempi ogni popolo aveva un modo tutto particolare di portare la barba, e la sua rasatura era come dire: "tu hai perso la tua identità". E noi stessi, figli di Dio innestati nel popolo di Israele per grazia ricevuta, dinanzi alla tenacia del demonio che ci perseguita e ottenebra la mente di chi noi stiamo cercando di confortare, molto spesso perdiamo la nostra barba. Entriamo cioè in confusione, come i servi di Davide. Dimentichiamo facilmente che apparteniamo al popolo di Dio, che Dio è nostro padre e che noi abbiamo garantita la vittoria nel nome di Gesù. Allora, proprio come i servi di Davide, abbiamo bisogno di ricorrere ad un periodo di "riposo" a Gerico. Qualcuno potrebbe chiedersi perché proprio Gerico ... e naturalmente ognuno di noi può avere una opinione diversa, ma Gerico, nel vangelo, sarà attenzionata dal fatto che Gesù vi passerà per aprire gli occhi a due ciechi. Chi è confuso, molto probabilmente, è spiritualmente cieco e non può vedere quale grande liberazione Dio può e vuole fare nella sua vita. Ma, non appena quei servi furono ristabiliti ed ebbero nuovamente la loro barba, adesso erano pronti non solo a tornare al servizio del re, ma anche ad andare in spedizione per distruggere la roccaforte del nemico ammonita. Joab e Abichai vennero inviati alla testa di un soldo di uomini valorosi. Appena arrivarono, videro che gli ammoniti avevano chiesto rinforzi e che avevano un piano preciso e una strategia per distruggere l'esercito di Israele. MA anche Joab e Abishai avevano un piano, avevano una visione: adesso vedevano molto bene chi e cosa sconfiggere. Uno si schierò contro la città di Ammon, un altro contro la campagna infestata di Siri. E qua, avvenne la cosa più bella che tutti noi cristiani dovremmo fare. Joab disse ad Abishai, suo fratello: "Se i Siri mi sopraffano, vieni in mio soccorso, se gli ammoniti ti sopraffano io verrò in tuo soccorso!". Ecco, adesso che Joab ed Abishai ci vedevano, potevano far parte del piano di Dio, della Sua visione e combattere restando uniti e ottenendo una gran vittoria senza nessuna perdita.

 

Pastore Gabriele

Oggi tanti si trovano in un punto senza vedere via di uscita dal loro problema. E, in qualche modo, è la stessa situazione della vedova descritta in II Re 4:1-7. Anzi, quella della vedova era ancora più disperata di tanti altri casi: la vedova era stata sposata ad un uomo che, come figlio dei profeti, aveva trascorso la propria vita a servire Dio, senza remore e restando timorato davanti al Signore. Dinanzia a questa fedeltà, dichiarata dalla stessa vedova al profeta Eliseo, tutti noi ci aspetteremmo che il Signore avrebbe dovuto ricompensare in qualche modo quella famiglia. Eppure, come leggiamo, non solo quella famiglia non aveva nulla, ma addirittura aveva contratto dei debiti. E, l'unica speranza di sopravvivenza per quella donna - i suoi figli - stava per svanire in quanto i creditori avrebbero presto bussato a casa sua per prelevarli, vederli come schiavi, e ripagare il debito che vantavano nei confronti di quella famiglia. Non credo ci si possa immaginare nulla di più deprimente e scoraggiante. Dove mettiamo quella dottrina della prosperità a tutti i costi che oggi si sente spesso predicare dai pulpiti? Qualcuno forse potrebbe concludere che Dio non è giusto! Ma dobbiamo arrenderci dinanzi alla Parola di Dio e capire i meccanismi del Signore.

Innanzitutto notiamo una cosa che molto spesso non accade in chi ha un problema del genere: la vedova, pur nella sua disperazione, non si rivolse ne a un uomo ne cercò di intraprendere delle scappatoie personalizzate, ma andò direttametne alla fonte. Andò a chiedere al profeta, esattamente come la Parola stessa ci avvisa che le nostre richieste siano notificate a Dio in preghiera con ringraziamento, (Filippesi 4:6). Ma alla richiesta della donna, il profeta, che in questo caso rappresenta il Signore stesso, diede una risposta che non era proprio "idonea": "che cosa vuoi che io ti faccia?" Della serie - ti ho detto che sto affondando nei debiti e tu mi chiedi cosa devi fare? Non è implicito in ciò che ho dichiarato? Molto spesso noi, allo stesso modo, non accettiamo la risposta di Dio, ci sembra scomoda, errata, non aderente alle nostre aspettative. Eppure Dio è pronto sempre a darci il meglio,... il profeta proseguì: cosa hai a casa tua? La domanda sembrerebbe ancora più crudele della precedente affermazione... "io non ho nulla..." eccetto che un piccolo vaso di olio... Ecco quello che il Signore voleva sentirsi dire da quella donna. Quella donna e la sua famiglia erano state spogliate da tutto ma avevano ancora un vaso, pieno di olio. Hai tu un cuore pieno dell'unzione dell'olio dello Spirito Santo? Se così è, allora Dio potrà darti ciò che vuoi! Vai in giro e prendi tutti i vasi vuoti che non hanno olio. In altre parole, vai a cercare nuove anime che hanno bisogno di Dio. Cerca prima del tuo problema di soddisfare al mandato di Dio (Marco 16:15) perché questo è quello che Dio richiede da tutti noi: che ci spogliamo di noi stessi e manteniamo noi al suo servizio indipendentemente dalle nostre condizioni di salute o ecnomiche o di stress. Servi il signore, e porta anime nuove alla grazia.... quando la stanza sarà piena, lo Spirito Santo riempirà ogni vaso e la benedizione di Dio sarà sopra di te affinché tu possa ricavare ciò che serve per ripagare il tuo debito (in senso spirituale anche il peccato commesso), sia di avere quello giusto per potere sopravvivere con la tua famiglia senza dipendere dall'uomo.

Pastore Gabriele 

Il racconto biblico del quale ci vogliamo brevemente occupare oggi si trova in I Samuele 6:1-11, e, in parallelo, anche in I Cronache 13:9-12. L'Arca di Dio era stata riconquistata. La vergogna degli israeliti poteva essere finalmente tramutata in gioia ed euforia per il successo militare che Dio aveva concesso attraverso il Suo servo Davide, che aveva lasciato l'Arca di Dio in casa di Abinadab, padre di Uzza e Aio, della tribù dei Leviti. Eppure, mentre il popolo festante si lasciava prendere dall'euforia, nessuno si rese conto che Dio è e resta un Dio di giudizio e di giustizia che NON viene meno alla Sua Parola ne la cambia.

In Esodo cap.25 l'ordine dato a Mosè era perentorio di portare l'Arca sulle spalle a carico dei Leviti. Eppure Davide, pensando di far meglio, ordinò a un carro di portare l'Arca del Patto. Molto spesso ci sono soluzioni che a noi sembrano migliori e più efficaci di quelle che vengono dettate dalla Parola, ma, senza rendercene conto, deviamo dalla stessa e ci mettiamo in un grande rischio davanti a Dio e davanti al Popolo che magari Dio ci ha dato l'onore di condurre. Se ci riflettiamo bene, proprio il fatto che l'arca venisse trasportata da buoi su di un carro mise Uzza nella condizione di intervenire quando l'arca stava inclinandosi proprio a motivo del mezzo di trasporto. E, quando Uzza, (il cui nome significa FORZA) decise che avrebbe sorretto l'arca, non si rese conto neanche lui che la testimonianza di Dio NON ha bisogno ne di noi ne della nostra forza per andare avanti. Noi siamo soltanto servitori disutili chiamati a trasportare l'Arca sulle nostre spalle, (con sacrificio dunque e perseveranza, nonostante la stanchezza).

Allora sei sei un Davide, (guida o Pastore) sappi di non allontanarti MAI da ciò che la Parola dice e resta fedele ad essa anche se verrai deriso oppure abbandonato da fratelli o sorelle che vedono in te un retrogrado antico, (il mio Dio è chiamato l'antico dei giorni), se sei un Uzza, (collaboratore o pecora del gregge) al quale è stato affidato il compito di seguire l'arca fallo rispettando la PArola di Dio, senza usare la tua intelligenza o la tura forza, ma piuttosto lascia che lo SPirito Santo parli attraverso di te. Ti sembrerà un consiglio scontato? Anche ad Uzza sembrava normale aiutare l'Arca, ma morì sotto i colpi di Dio.

Infine, e non per ultimo, considera anche che dall'errore di davide, e dal conseguente errore di Uzza, quel luogo fu chiamato Peretz-Uzza che signifca "breccia di Uzza". Un breccia, che se ne sappia, è un foro, un valico in una zona che è chiusa. Bene, dall'errore di Davide e di Uzza Dio aperse una breccia, e lasciò che l'arca dimorasse da Obed-Edom, (servo di Edom), un pagano, insomma, nella buona sostanza ma che proprio perché Davide ebbe paura di ricevere l'arca dopo il fatto di Uzza, rese possibile che ANCHE la casa di Obed EDom fosse benedetta.

Pastore GAbriele

Uno dei mezzi principali attraverso cui noi riceviamo la grazia di Dio è attraverso il perdono. La bibbia ci racconta, storia dopo storia, di come Dio perdoni la gente portando le persone nuovamente sul cmpo del patto di grazia. Al capitolo 8 di Giovanni leggiamo di una donna colta in flagrante adulterio. Famosissime le parole di Gesù: "chi non ha peccato scagli la prima pietra". Andarono tutti via... e Gesù le raccomandò di non peccare più. Gesù ci ha dato l'autorità per perdonare, (Giovanni 20:23). In Luca 6:37 Gesù disse "Perdona, e ti sarà perdonato".
Perdonare è un mezzo per ricevere la grazia di Dio.