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Fri, Dec

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Molto spesso ci imbattiamo in imprese che richiedono molto tempo e pazienza. Lavorare duramente dovrebbe farci stare più sereni ma non sempre è così. Molto spesso il nostro sforzo enciclopedico da Pico della Mirandola lascia un chiaro retrogusto di nervosismo e inquietudine nel nostro essere. Soprattutto quando serviamo il Signore questa impressione deve essere messa al primo posto da ognuno di noi.

Il Salmo 127:1 dice che "a meno che il Signore non edifichi la casa invano si affatica il lavoratore, a meno che il Signore non guardi la città, inutilmente si affatica la sentinella" e in ciò non possiamo che dire amen! Quante volte abbiamo compiuto anche in buona fede uno sforzo immane, nel tentativo di coprire e di rispettare quello che, a nostro modesto parere dovrebbe essere ciò che Dio ha richiesto da noi, .... eppure il risultato di tutto questo è nullo o pressoché nullo. E lascia in noi un senso di insoddisfazione, di mancanza di serenità, di mancanza di quiete.

Abbiamo davvero chiesto a Dio aiuto nel nostro lavoro? Abbiamo davvero chiesto al Signore di assisterci in ciò che stiamo facendo? Senza l'aiuto del Signore inutilmente noi lavoriamo e ci affatichiamo... La mancanza di pace e di serenità in noi è indice di questo proprio. Senza il Signore non avremo mai pace. Senza di Lui potremmo fare ben poco. Sta qua la differenza tra un lavoro duro e uno sforzo nervoso.

Gesù ha detto che ognuno che lo ama avrebbe obbedito ai Suoi insegnamenti. Senza aver riguardo a quanto ci potrebbe personalmente costare, la nostra obbedienza ha a che fare con Dio. Obbedire significa anche conoscerlo.

I Giovanni 2:3 - E per questo sappiamo che noi l'abbiamo conosciuto, se osserviamo i Suoi comandamenti.    

Conoscerlo, e quindi obbedire a Lui, ci farà concepire quell'altissimo concetto che è la carità:                          

II Giovanni 1:6 - E questa è la carità, che noi camminiamo secondo i comandamenti d'esso. Questo è poi il comandamento, che come avete udito dal principio, camminate in quello.

Se noi ci ribelliamo  questo stato di cose, cadiamo come in un laccio nuovamente nella Legge, che per gli uomini rappresenta una maledizione, essendo impossibile per qualsiasi uomo non infrangerlo e non restarne sedotto, (Giacomo 2:10-13).

Obbediamo a Cristo e dunque alla Sua Parola per essere predicati beati, (Salmo 119

 

 

 

 

 

L'espressione "Figlio dell'uomo" ricorre sovente negli Evangeli. In particolare, per un totale di 85 volte. Matteo (32), Marco (15), Luca (26), citano questa espressione sempre riferita da Gesù stesso. Soltanto in Giovanni (12), dieci volte questa espressione è direttamente proferita da Gesù, mentre in due circostanze viene riferita da uomini, in particolare da alcuni suoi accusatori:

Giovanni 12:34 - "Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo rimane in eterno. Come puoi dire che il Figlio dell'uomo dev'essere innalzato? Chi è questo Figlio dell'uomo?"

Come possiamo osservare, dunque, in questo verso, per ben due volte, l'espressione "figlio dell'uomo" viene utilizzata da labbra critiche e piene di giudizio. Coloro che riferiscono il messaggio mettono in parallelo ciò che dice la Legge con questa espressione propria del maestro Cristo Gesù il Signore. Proprio prima, (Giovanni 12:32) avevano udito dallo stesso Maestro che sarebbe stato innalzato sulla croce. E per loro il problema si poneva in modo drastico: come può il Messia che rimane in eterno, (cfr Salmo 89:37-38; Isaia 9:6), fare questa fine "ingloriosa"? Daniele aveva parlato del figlio dell'uomo, e costui non avrebbe mai cessato di regnare:

Daniele 7:14 - gli furono dati potere, gloria e regno, tutti i popoli, nazioni, lingue lo servivano e il suo potere è un potere eterno che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

I suoi ascoltatori ritenevano di essere dinanzi ad un abuso bello e buono della Legge, della Torah. Il Signore Gesù si autoattribuiva un titolo di gloria accostando anche una fine "ingloriosa" e apparentemente contraddicendo la Legge.
L'espressione "figlio dell'uomo" è la descrizione che Cristo da di se, ed è il termine con il quale Egli si collega all'umanità e mostra la sua intima e positiva relazione con la razza umana.

In parte, abbiamo già appreso qualche elemento sul Figlio dell'uomo, proprio dalla descrizione che il profeta Daniele da di Lui. E, come noi tutti sappiamo, la sua morte non metterà fine al suo regno o alla sua esistenza, ma sarà il principio della manifestazione della gloria di Dio. Ma andiamo ancora più in fondo alla questione. E, per farlo, prendiamo come esempio la tentazione di Gesù nel deserto.
Era nel deserto ed era tentato come un uomo qualunque. Fu tentato come rappresentante della razza umana: questa non è una opinione personale, ma è proprio quella che è la sua stessa affermazione.
In risposta alla prima tentazione Egli disse:"E' scritto, l'uomo non viverà di solo pane". Questo è un modo equivalente di dire che Egli si trovava nel deserto, in tentazione, al pari di un qualsiasi essere umano immerso nelle tragedie della vita. Stava obbedendo in questo alle condizioni dettate da Dio per l'umanità.
In risposta alla seconda tentazione, Egli disse: "Sta scritto, adorerai il Signore il tuo Dio, e solo a Lui servirai". In questo modo, il Signore mise se stesso nella sua divinità al pari di altre vite umane e delle loro limitazioni, di obbedire alla Parola di Dio.
In risposta alla terza tentazione, Egli disse:"E' scritto, non tentare il Signore Dio tuo". In questo modo egli dichiara che la legge che lo governò è stata esattamente la stessa che avrebbe dovuto governare le altre persone. Dunque, i temini che indicano la sua relazione con l'uomo sono quelle che provano la Sua assoluta regalità con la razza umana, la Sua completa identificazione con l'esperienza umana. Ecco perché "Figlio dell'uomo".

Esiste una sottile confusione tra il popolo di Dio riguardo a degli epiteti che sono propri di Lucifero e di Gesù Cristo il Signore. Il profeta Isaia parla di astro del mattino quando vede discendere il figlio dell'aurora:


Isaia 14:12 - Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell'aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?

 

Dalla Parola di Dio vediamo che a Satana non viene mai attribuito un nome proprio, quasi a non volergli dare importanza o a non "riconoscerlo". Per il Signore chiamare per nome è un affare importante. Si pensi a tutte le volte che Egli ha scelto un Suo servo nel Vecchio Patto, la prima cosa sulla quale interveniva era cambiargli il nome. Bene, riguardo questo epiteto che viene attribuito a Lucifero, molto spesso si fa confusione con un altro che invece è proprio del Signore Gesù.

Apocalisse 22:16 - Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».

L'esegesi in senso stretto già sembra portarci molto lontano. Nel profeta Isaia, parlando del termine mattino viene usato H7837 shackar, che significa appunto alba, o più propriamente, "rottura con il buio precedente della notte". Nel caso di Apocalisse invece viene usato il termine G3720 orthrinos, che significa "primiero" o primizia, o primo in assoluto, quasi ad identificare una luce che viene prima di ogni altra.

Se poi decidiamo di abbandonare l'esegesi per concentrarci sulla semplice lettura delle traduzioni in nostro possesso, vediamo che, da una prima indagine dei termini utilizzati nelle nostre versioni italiane, la differenza fra astro e stella è già imperante per farci capire. L'astro può anche essere una stella. Ma di solito, nella nostra lingua, quando ci riferiamo ad un corpo celeste privo di luce, parliamo di astro, al contrario, quando stiamo parlando di un corpo celeste che irrora luce intensa, preferiamo indicarlo con il termine più specifico di stella. Già questa prima differenza ci fa comprendere bene che l'uno non è portatore di luce. Lo era nella misura in cui veniva irrorato dalla Santità di Dio. Al contrario il Signore Gesù Cristo è e resterà sempre la nostra luce. E, se noi siamo luce a questo mondo, lo siamo sempre attraverso Dio.

Ma, andando avanti nella nostra dissertazione, troviamo qualche altro aspetto non meno interessante da valutare. Nelle versioni in lingua inglese, segnatamente la King James version, troviamo una ulteriore differenza che ci fa cogliere meglio questo aspetto.

Revelation 22:16 - I Jesus have sent mine angel to testify unto you these things in the churches. I am the root and the offspring of David, [and] the bright and morning star.

Mentre Gesù Cristo il Signore si afferma essere la lucente stella del mattino, (già stella significa lucente, e il ricordarlo non fa altro che evidenziarne la sua intensità) nel libro del profeta Isaia troviamo sorprendentemente:

Isaiah 14:12 - How art thou fallen from heaven, O Lucifer, son of the morning! [how] art thou cut down to the ground, which didst weaken the nations!

Nella versione in lingua inglese, la differenza che leggiamo nelle corrispondenti versioni in lingua italiana, viene resa ancora con maggiore efficacia. Mentre Gesù Cristo il Signore è, (eterno presente) la lucente stella del mattino, Lucifero è il figlio di questo mattino, una creatura che proprio perché nella braccia del Suo creatore splendeva di luce, ma che ha perso (astro) come un qualsiasi pianeta che si raffredda la propria capacità di illuminare, divenendo padre delle tenebre e della confusione. Il termine ebraico per figlio usato in Isaia 14:12 è H1121 Ben, espressione dai mille risvolti e significati ma che in Isaia viene indicato per etichettare qualcosa nato senza un nome proprio, (senza importanza). La radice ripresa in questo caso è infatti בֶּןמַֿלְכֵיקֶֿדֶם

 

 

Il digiuno non è una procedura che i cristiani adottano nella maggior parte dei casi. Ma c'è una grande forza nascosta in esso. Il digiuno rinforza le nostre preghiere. Così è qualcosa che ogni seguace di Cristo dovrebbe avere bene in mente per acquisire consapevolezza di quel potere soprannaturale. Conosciamo tantissima gente che è in preda al proprio vizio o alle proprie passioni e che non fa ne vuole fare nulla per togliere dalla propria vita. Il digiuno fornisce quella forza necessaria perché ci sia data una vigorosa mano in questo. Il digiuno è anche importante perché ci aiuta a sconfiggere i nostri nemici, quelle forze spirituali intorno a noi che cercano di impedirci di compiere l'opera di Gesù nella nostra vita. Inoltre, il digiuno ci viene comandato nella Parola di Dio anche per potere discernere il volere di Dio nella nostra vita. Potresti anche pensare che questo sia vero per qualcuno, ma non per te. Non ci sono fortezze simili nella tua vita? HAi mai riflettuto alle fortezze della paura? Della lussuria? o dell'ira? Giusto per citarne alcune.... Noi abbiamo bisogno di digiunare, sostituendo cose brutte della nostra vita con cose buone.

Perché non provi a vedere nella tua vita a cominciare da questa stessa settimana se facendo preghiera e digiuno qualcosa non cambia in bene nella tua vita? Nel frattempo ti consigliamo di leggere anche questo articolo IL DIGIUNO

 

Riadattatao da www.jesus.org

Il più misterioso, e, forse il più frainteso dei dodici discepoli è Giuda Iscariota. Quando tu dici "Giuda", tu intendi qualcuno sinonimo di male. Giuda è il traditore dei traditori, che mette fine alla sua vita nel suicidio dopo che aveva venduto il Signore per 30 pezzi di argento. Ma c'è dell'altro che dobbiamo dire riguardo Giuda stesso. Probabilmente, se fossimo vissuti ai tempo di Giuda, non lo avremmo biasimato così come facciamo adesso alla luce dei fatti intercorsi. Non credo infatti che il suo aspetto fosse così tetro come possiamo immaginarcelo ora. Se ricordiamo quando una donna peccatrice stava cospargendo i piedi del maestro con olio pregiato, proprio Giuda aveva segnalato che sarebbe stato meglio piuttosto vendere quell'olio e darne il ricavato ai poveri. Tutti coloro che erano intorno a Giuda, probabilmente avevano apprezzato quelle parole. Erano parole umanamente corrette. Forse Giuda ricevette pure qualche plauso per la sua battuta. Ma lo stesso apostolo Giovanni poi ci svela il motivo di quelle parole, (Giovanni 12:6): Egli aveva detto queste cose perché era una ladro, trattando le corde della borsa. Allora non tutto ciò che si vede deve passare per verità. Ci sono cose che nascono nel cuore dell'uomo e devono essere interpretate nello Spirito. Giuda si comportò nel modo in cui si comportò semplicemente perchè la sua natura era quella e non si era abbandonato a Dio perché la cambiasse. Egli avrebbe potuto cambiare il suo stato se solo avesse voluto abbandonarsi a Cristo, ma non lo fece ereditando trenta sporchi pezzi di argento che gli meritarono la morte. Proprio l'ostentata amarezza di Giuda lo portò alla morte.

La crocifissione in auge al tempo dell’antica Roma, era una dei metodi per cui veniva eseguita la pena di morte, attraverso la tortura; la condanna a tale supplizio veniva considerata tanto atroce ed umiliante che essa non veniva inflitta ad un cittadino romano ma veniva perpetrata inverso gli schiavi, i sovversivi e gli stranieri tale pratica normalmente veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato. Cicerone definiva la crocifissione "il supplizio più crudele e più tetro". I Romani punivano con quest'esecuzione il brigantaggio e la ribellione degli schiavi. Il giudice, riconosciuta la colpevolezza e pronunciata la condanna “sia messo in croce!”, dettava il titulus, cioè la motivazione della sentenza scritta su un cartello, quindi indicava le modalità dell'esecuzione, delegata ai carnefici, o, nelle province, ai soldati. Il condannato, dinanzi al magistrato, veniva prima sottoposto a una flagellazione affidata ai tortores, che operavano in coppia. Denudato e legato a un palo o a una colonna, veniva colpito con strumenti diversi a seconda della condizione sociale: per gli schiavi e i provinciali era previsto il flagrum o flagellum, formato da due o tre strisce di cuoio o corda (lora) intrecciate con schegge di legno oppure ossicini di pecora, oppure delle strisce di cuoio aventi all'estremità due piccole sfere metalliche. La flagellazione poteva essere una punizione esemplare fine a sé stessa, seguita dalla liberazione, oppure una condanna mortale: in questo caso produceva lacerazioni così profonde da mettere allo scoperto le ossa. Se veniva inflitta come preambolo alla crocifissione, il numero di colpi doveva essere limitato probabilmente a una ventina perché la vittima non doveva morire prima di finire in croce. Il condannato veniva poi rivestito e condotto al supplizio. Il titulus, appesogli al collo o portato da un banditore, aveva la funzione d'informare la popolazione sulle sue generalità, sul delitto e sulla sentenza. Sul luogo dell'esecuzione, situato sempre fuori dalle mura cittadine, erano spesso già piantati i pali verticali, gli stipites, su cui fissare i patibula. La crux patibulata o crux compacta risultava a forma di T. Il cruciario veniva spogliato e i suoi vestiti diventavano proprietà dei carnefici, quale prezzo della loro prestazione. Veniva poi appeso alla croce con chiodi, anelli di ferro o corde, come pure i piedi, che talvolta però venivano lasciati liberi.Con la crocifissione si voleva provocare una morte lenta, dolorosa e terrificante, esemplare per chi ne era testimone: per stillicidia emittere animam, lasciare la vita goccia a goccia. Origene scrive: “Vivono con sommo spasimo talora l'intera notte e ancora l'intero giorno” .Lungo il cammino essi subivano strattoni e venivano oltraggiati, maltrattati, pungolati e feriti per indebolirne la resistenza. Bevande drogate (mirra e vino) e la posca (miscela d'acqua e aceto) servivano a dissetare, tamponare emorragie, far riprendere i sensi, resistere alla sofferenza, mantenere sveglio il crocifisso perché confessasse le sue colpe. Raramente la morte veniva accelerata; se ciò accadeva era per motivi d'ordine pubblico, per interventi d'amici del condannato, per usanze locali. Si provocava la morte in due modi: col colpo di lancia al cuore o col crurifragium, cioè la rottura delle gambe, che privava il condannato d'ogni punto d'appoggio con conseguente soffocamento per l'iperestensione della cassa toracica (non è possibile respirare completamente e viene meno quindi l'apporto di aria ossigenata all'organismo).La vigilanza presso la croce era severa per impedire interventi di parenti o amici; l'incarico di sorveglianza era affidato ai soldati e durava sino alla consegna del cadavere o alla sua decomposizione. In Occidente, all'inizio del IV secolo, l'Imperatore Costantino il Grande vietò ai tribunali pubblici di condannare alla crocifissione. Ma questa pratica durò molto più a lungo in Oriente e in altri Paesi; al riguardo vi sono racconti dettagliati di crocefissioni ancora nel IX secolo.

Questo squarcio di vita reale ci fa comprendere cio’ che avvenne al tempo di Gesù e ci offre diversi spunti di riflessione, attraverso la disanima delle varie fasi dell’esecuzione.
La legge porta ad una condanna, la condanna conduce alla morte ……
Nella Bibbia troviamo scritto :

Romani 2:12 Imperocchè tutti coloro che avranno peccato, senza la legge, periranno senza la legge; e tutti coloro che avranno peccato, avendo la legge, saranno giudicati per la legge.

Romani 5:13 (perciocché fino alla legge il peccato era nel mondo; or il peccato non è imputato, se non vi è legge;

in funzione di cio’ che abbiamo ora letto puo’ nascere una spontanea domanda ….Gesù che è senza peccato perchè è stato crocifisso?......poichè abbiamo visto che la croce era riservata ai malfattori,e che la legge di Dio conduce, senza la grazia, alla morte;
semplice:

Isaia 53:5 Ma egli è stato ferito per li nostri misfatti, fiaccato per le nostre iniquità; il gastigamento della nostra pace è stato sopra lui; e per li suoi lividori noi abbiamo ricevuta guarigione.

II Corinzi 5:21 Perciocché egli ha fatto esser peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato; acciocché noi fossimo fatti giustizia di Dio in lui.

I Giovanni 2:1 Figliuoletti miei, io vi scrivo queste cose, acciocché non pecchiate; e se pure alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo giusto; 2 ed esso è il purgamento dei peccati nostri; e non solo de' nostri, ma ancora di quelli di tutto il mondo.

Egli si è caricato di un “peccato” che non era suo, si è immolato come offerta perfetta al posto nostro….Noi eravamo i ladri i ribelli….gli schiavi, ed egli si è caricato delle nostre colpe, facendosi espiatore della nostra pena.

Egli per nostra causa ha ricevuto LA CONDANNA:

Romani 3:23 Poiché tutti hanno peccato, e son privi della gloria di Dio.

Romani 5:12 PERCIÒ, siccome per un uomo il peccato è entrato nel mondo, e per il peccato la morte; ed in questo modo la morte è trapassata in tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato;

I Corinzi 15:56 Or il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge.

Gli si carica della Croce che diviene in quel contesto “ STRUMENTO DI MORTE”…….

Ebrei 12:2 riguardando a Gesù, capo, e compitor della fede; il quale, per la letizia che gli era posta innanzi, sofferse la croce, avendo sprezzato il vituperio; e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Filippesi 2:8 e trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò sé stesso, essendosi fatto ubbidiente infino alla morte, e la morte della croce.

Matteo 27:32 ORA, uscendo, trovarono un Cireneo, chiamato per nome Simone, il quale angariarono a portar la croce di Gesù.33 E, venuti nel luogo detto Golgota, che vuol dire: Il luogo del teschio; 34 gli diedero a bere dell'aceto mescolato con fiele; ma egli avendolo gustato, non volle berne. 35 Poi, avendolo crocifisso, spartirono i suoi vestimenti, tirando la sorte; acciocché fosse adempiuto ciò che fu detto dal profeta: Hanno spartiti fra loro i miei vestimenti, ed hanno tratta la sorte sopra la mia veste.

Giovanni 19:17 ED egli, portando la sua croce, uscì al luogo detto del Teschio, il quale in Ebreo si chiama Golgota. 18 E quivi lo crocifissero, e con lui due altri, l'uno di qua, e l'altro di là, e Gesù in mezzo.

Siam cosi giunti al punto in cui possiamo trarre una prima conclusione, ovvero che attraverso la condanna mediante il peccato , la croce ,pena da applicare al condannato e’ divenuta strumento di morte …….ed in un certo senso ciò è verità….ma se fosse tutto rimasto cosi,ovvero croce strumento di morte che giovamento ne avrebbe avuto l’uomo?? quale guadagno ne avremmo realizzato??
Ringraziato sia IDDIO poiché i legami della morte non lo hanno potuto trattenere,EGLI e’ risorto

Atti 2:24 Il quale Iddio ha suscitato, avendo sciolte le doglie della morte; poiché non era possibile ch'egli fosse da essa ritenuto.

Romani 6:9 Sapendo che Cristo, essendo risuscitato da' morti, non muore più; la morte non signoreggia più sopra lui.

Quella Croce strumento di morte adesso si e’ trasformata in strumento di grazia ,Gesu’ ha pagato per noi liberandoci dal peccato

Luca 4:19 per bandir liberazione a' prigioni, e racquisto della vista a' ciechi; per mandarne in libertà i fiaccati, e per predicar l'anno accettevole del Signore.

Romani 3:24 Essendo gratuitamente giustificati per la grazia d'esso, per la redenzione ch'è in Cristo Gesù.

La Croce di Cristo adesso e’ strumento di salvezza :

I Corinzi 1:18 Perciocché la parola della croce è ben pazzia a coloro che periscono; ma a noi, che siam salvati, è la potenza di Dio.

Efesini 2:14 Perciocché egli è la nostra pace, il quale ha fatto de' due popoli uno; e avendo disfatta la parete di mezzo che facea la separazione, 15 ha nella sua carne annullata l'inimicizia, la legge de' comandamenti, posta in ordinamenti; acciocché creasse in sé stesso i due in un uomo nuovo, facendo la pace; 16 e li riconciliasse amendue in un corpo a Dio, per la croce, avendo uccisa l'inimicizia in sé stesso. 17 Ed essendo venuto, ha evangelizzato pace a voi che eravate lontani, e a quelli che eran vicini.

Colossesi 2:14 avendo cancellata l'obbligazione che era contro a noi negli ordinamenti, la quale ci era contraria; e quella ha tolta via, avendola confitta nella croce.

Abbiamo cosi visto come la croce per il mondo rimane pazzia e strumento di morte, ma per il credente essa viene trasformata in “strumento” di grazia ….cosa aggiungere altro se non un invito, riconciliamoci con Dio poiché Egli ha fatto questo per noi mettendo cosi pace sulla terra …non pace umana ma pace Divina .

I Colossesi 1:20 ed avendo fatta la pace per il sangue della croce d'esso, riconciliarsi per lui tutte le cose; così quelle che sono sopra la terra, come quelle che sono ne' cieli.

Vostro conservo in Cristo Past. Paolo Marasà

L'esperienza delle Chiese moderne è che molti "muoiono" nella loro Chiesa, nel senso che non trovano stimoli a frequentarla e si arrendono abbandonandola. Forse molte delle cose che diremo in questo articolo vi sembreranno "scontate" ma provate a metterle in pratica e vedrete come nella vostra "noiosissima" Chiesa comincerà a scendere lo Spirito Santo.Molti oggi lasciano le Chiese quando non trovano spunti di novità o di entusiasmo. Quando "si annoiano" nei servizi, quando non riescono a contattare con la presenza di Dio. Di fronte ad un andamento di questo genere le possibili reazioni sono due: o diventare "religiosi" continuando a frequentare soltanto perché "deve essere così", ovvero diventare ribelli e critici, per poi arrivare a trovare una buona scusa o un fallo da parte dei conduttori per allontanarsene definitivamente. 

Se da un lato molto spesso una grossa colpa la giocano i Pastori e i conduttori in tal senso, è anche vero che molto spesso le anime non sono pronte ad incontrarsi con Dio. Nel presente cercheremo di delineare 6 passi di "preparazione" prima del servizio, in modo tale che anche tu, anima che leggi, puoi arrivare in Chiesa con una grande attesa di ricevere e con la sicurezza, (aggiungo io), che riceverai certamente.

1. Preparazione
Esattamente come il worship leader e il Pastore devono preparasi prima di iniziare il culto, anche per il popolo vale questa regola. Se il Sabato precedente siamo stati indaffarati, abbiamo dormito poco, e non ci siamo concentrati prima del servizio con un incontro "privato" con Dio in preghiera, non potremmo neanche pretendere di incontrarlo nel pubblico nella Chiesa. Anche se in Chiesa la presenza di Dio sarà immensa noi non la percepiremo. DOBBIAMO PREGARE E INCONTRARCI CON DIO PRIMA DI ANDARE IN CHIESA.

2. Entusiasmo
Se andiamo in chiesa con un atteggiamento riluttante, soltanto perché ci comandano di farlo o perché vogliamo che gli altri vedano che lo stiamo facendo, non avremo risultati ottimali nell'incontro con Dio. Se al contrario avremmo una grande attesa e una grande gioia nell'aspettare la sua benedizione, essa arriverà anche al di sopra delle nostre attese. DOBBIAMO ASSUMERE UN ATTEGGIAMENTO DI GIOIA

3.Partecipazione
L'adorazione non è uno sport da spettatori, ma una attività che deve essere compartecipata. La gioia nel canto significa partecipazione vera. E questo allarga anche il cuore di chi ci sta intorno. Se al contrario restiamo in silenzio, non fareo vibrare le corde del nostro cuore. DOBBIAMO PARTECIPARE AD OGNI COSA CHE VIENE PROPOSTA NEL SERVIZIO.

4. Unità
Dio si compiace nell'unità del Suo popolo. Se abbiamo degli screzi con qualcuno, già veniamo in Chiesa con la nostra comunione compromessa e vacante. E molto difficilmente potremo entrare in sintonia con lo Spirito Santo. Abbiamo dunque da lasciare ogni screzio e presentarci come un popolo compatto davanti a Dio. DOBBIAMO CERCARE L'UNITA'

5. Reverenza
Quando noi pensiamo chi siamo e chi stiamo adorando, allora dovremmo immediatamente assumere un atteggiamento di riverenza nei confronti del Signore. Ciò dovrebbe condizionare molto il nostro atteggiamento, il nostro vestiario, il nostro modo di sedere e di alzare. DOBBIAMO AVERE RISPETTO PER CHI STIAMO LODANDO

6. Concentrazione
Qualcuno dei più grandi impedimenti nella lode è la distrazione, il rumore, e le azioni che distolgono il popolo dal centro della lode. DOBBIAMO RESTARE CONCENTRATI.

In definitiva, per il nostro stesso bene, per evitare che andare in Chiesa diventi un'esperienza "annoiante" abbiamo bisogno ogni volta di incontrarci non con il Pastore o con la corale, ma con il Signore, il quale saprà darci ciò di cui abbiamo bisogno.
Perché questo avvenga dobbiamo cercare di restare all'interno degli step preposti, in modo tale che chiunque entrerà in Chiesa, possa essere compunto dallo Spirito Santo e cadere faccia a terra confessando il Suo nome, (I Corinti 14:24-25)

Nel Nuovo Testamento, "Signore" è il termine più frequentemente usato per Gesù Cristo. Sebbene usiamo questo termine poco nella nostra vita quotidiana, siamo tutti molto edotti su un altra parola: capo. Cioè quello che effettivamente la parola Signore vuol dire - uno che possiede autorità, potenza e controllo. La Parola di Dio descrive Gesù come il capo della Chiesa, il governatore di tutta la creazione, e il Signore dei signori e Re dei re, (Colossesi 1:15-18; Apocalisse 3:14; Apocalisse 17:14)

La regalità del Regno di Cristo copre ogni cosa che accade nel cielo e nella terra. Nessuno, neanche coloro che rinnegano la Sua esistenza possono essere affrancati dal Suo governo o uscire fuori dalla sfera della Sua autorità. Sebbene Satana tenti di convincerci che la libertà la troviamo in quello che vogliamo, la vera libertà è acquisita soltanto attraverso la sottomissione alla signoria di amore del Cristo.

Anche la morte non può liberare nessuno dalla autorità del figlio di Dio. Egli è il Signore sia dei vivi che dei morti. Tutte le persone devono decidere o di aderire in Lui o di ribellarsi, ma possono avere la libertà di scegliere soltanto quando sono vivi. Dopo la morte, essi conosceranno la signoria di Cristo dandogli conto e ragione. Se non abbiamo piegate le nostre ginocchia a Cristo in vita, saremo costretti a subire il giudizio.

Ti sei sottomesso al governo di Dio nella tua vita? La Sua autorità causa ira o paura negli individui che non si sono arresi a Lui, ma per coloro che hanno sperimentato la sua gentilezza amorosa, condisato nella Sua bontà, e arresi alla Sua autorità prendono conforto nel conoscerLo come il Signore delle loro vite.

Pastore Charles Stanley

Se un credente continua a combattere con il peccato dopo che ha creduto e ha confessato a Dio i suoi falli e trasgressioni, ha chiesto liberazione dalle catene del peccato, può dirsi che egli o ella non hanno partecipato alla salvezza?
La risposta che possiamo fornirvi alla luce della Parola di Dio è no!
La battaglia contro il peccato è l'esperienza comune che i cristiani di qualunque estrazione fanno quotidianamente. Giacomo 3:2 afferma che noi traballiamo in molti modi. E, questa esperienza di non essere saldi è proprio legata al peccato che abita ancora in noi, alla nostra natura carnale che del continuo ci fa desiderare le cose e i richiami che sono presenti nel mondo. Non è un gran segreto che Spirito e Carne sono in eterna lotta fra di loro, (Galati 5:17) e che questa guerra è dentro ogni credente, (Romani 7:23). Il Mondo che ci circonda continua a chiamare come una sirena affascinante questi poveri marinai nel loro tragitto versoio porto. E, in guerra si provocano ferite come se ne ricevono. La sostanziale differenza è che il comando del Signore ci impone di mettere a morte le opere della carne, (Romani 8:13). Ma la nostra natura peccaminosa si allontanerà da noi soltanto nella nostra Redenzione. Il demonio è intorno a noi come un leone ruggente per vedere chi Egli possa divorare, (I Pietro 5:8).  Lo stesso Apostolo Paolo, campione della fede, poté scrivere che:

Romani 7:15 - 15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; 17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.

La natura peccaminosa umana continuamente si distoglie dalla santità di Dio, cosa diversa è per quell'unico uomo, Gesù Cristo, nel quale il peccato non è abitato e che poté scrivere invece:

Giovanni 8:29 - E colui che mi ha mandato è con me; egli non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli piacciono.


L'apostolo Paolo definitivamente, continuando nel suo discorso in Romani 7,  ci dichiara che in ogni uomo nel Signore vi è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo, (Romani 7:18), Egli sente la necessità di non fare il male, ma alla fine lo compie, (Romani 7:21). La nostra mossa verso il bene parte da una nostra decisione intima, (Romani 7:22). Ma, non appena questa decisione "passa" per le membra del corpo, quest'ultimo comincia a innescare una legge di tipo diversa, che lascia Paolo "nella disperazione" quando esclama:


Romani 7:24 - Misero me, chi mi tirerà fuori da questo corpo votato alla morte?


Il punto cruciale dunque è quello non di aderire deliberatamente al peccato, ma di combatterlo mettendo la nostra buona volontà a distruggere le opere della carne in noi. Ma questa impresa, ancorché essere semplice, incontrerà resistenze e ci farà combattere. Nel nostro intimo, nel momento in cui deliberiamo il bene, e cominciamo questa battaglia, comincia ad essere evidente che siamo allora Figli di Dio. Se, al contrario, assumiamo un atteggiamento di deliberato approccio al peccato senza combattere e senza sentire il peso dello stesso, allora siamo davvero in brutte acque, ed è meglio cambiare rotta.

Molti desiderano vedere il Signore e Dio stesso desidera che i Suoi figli siano ripieni del Suo Spirito, ma attualmente dubitiamo che tutti i credenti capiscano bene cosa si intende per questa espressione. Qualunque cosa riempi noi condanna il nostro comportamento, la nostra azione.

Efesini 5:18-2118 E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito, 19 parlandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo; 21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

L'Apostolo Paolo qua conclude considerando l'essere ubriachi come un esempio per essere riempiti di "qualcosa". L'ubriaco non riesce ad avere il controllo di se stesso, ed è in balia di chi gli sta intorno. Non controlla ne i segnali in ingresso ne le sue reazioni. E, crediamo, nessuno di noi, (perfino una persona assoggettata alla dipendenza di alcool), è grata o desidera ritrovarsi in quelle condizioni.
Similmente, quando si è riempiti dallo Spirito Santo, si "perde" il controllo di se stessi, esattamente come nel caso del giorno della Pentecoste quando alcuni osservatori dei 120 che scendevano dall'Alto Solaio li reputarono "ubriachi" di prima mattina, (Atti 2:13). Ma, al contrario della sbornia, in quel caso quel Santo influsso rendeva non solo gli Apostoli capaci di muoversi ma li rendeva anche invulnerabili alle cose di questo mondo, (Atti 2:14-22).
Ogni Cristiano che è riempito dallo Spirito Santo si comporta di conseguenza come ripieno di Lui.
Quindi seguono tutti quei frutti che sono legati proprio allo Spirito, (frutti dello Spirito).
Per arrivare a tale stato di cose bisogna innanzitutto avere o effettuare una scelta di libera volontà e autodeterminazione. Come un ubriacone alza un bicchiere di vino fino a quando la sua volontà glielo permette, così un "ubriaco" dello Spirito Santo si arrende a Dio completamente, diventa sensibile alla Sua guida, obbediente ai Suoi comandi, dipendente dalla Sua forza. L'evidenza del controllo dello Spirito è rivelata nel carattere di una persona. Coloro che hanno arrese le proprie vite a Cristo e alla Sua guida, sono continuamente trasformati nella Sua somiglianza. Il grado di arresa determina il grado di cambiamento.
Bisogna però anche fare attenzione a una cosa. I frutti dello Spirito sono assolutamente spirituali, ma, essendo pregnanti nella vita di ciascun individuo, diventano anche materiali, (la fede senza le opere). Ma, e desideriamo enfatizzare questo "ma", non necessariamente la buona opera è il segno della pienezza dello Spirito in un individuo. Ricordate che stiamo parlando del carattere non di quello che facciamo. Si possono compiere mirabolanti azioni anche per un secondo fine o per un interesse indiretto. Stiamo molto attenti a non cadere nei lacci dell'avversario che, proprio sfruttando le cose apparenti, cerca di nasconderci la verità sottostante le cose. Quando lo Spirito è il padrone della nostra vita, Egli ci fa compiere quello che noi non vorremmo e non potremmo fare, (Romani 8:26).
Ogni persona può decidere chi governa la propria vita. Potranno esserci momenti di panico e di deliberata follia, ma chi ha veramente deciso di dare la propria vita a Cristo potrà sicuramente contare sul Suo valido aiuto e sostegno.

 

Pastore Gabriele Paolini

Mentre svolgevo il mio lavoro discutevo con un amico proprio sulla manipolazione. Nel passato, ho sentito un professore che assicurava che i grandi guru che gestiscono la traduzione della Bibbia, la manipolano in base alle proprie culture e tradizioni cambiando totalmente il significato della Parola di Dio. Questo studioso giustificava il proprio dire e le proprie argomentazioni in nome della giustizia, affinché la gente conosca la verità. Io non metto in dubbio l'autenticità e la sincerità di questi studi, ne tanto meno smentire le scoperte fatte perche sinceramente no ne sono all'altezza dal lato umano,perché come essere umano potrei contradirmi.Pero mi e piaciuto un atteggiamento di questa persona,perché i suoi studi riguardano solo il lato studioso,mentre per il lato spirituale e la ricerca della verità assoluta affermava con assoluta certezza ...non cercatele da me perché non c'è li ho. A questo ho chiesto una meditazione tale da rendere giustizia alla verità che per noi cristiani e in Cristo Gesù... Un giorno ad un grande predicatore gli fu detto da un teologo: Secondo me lei non conosce la Bibbia, il predicatore senza pensarci un attimo rispose: Può darsi che sia davvero cosi, ma conosco l'autore. Può sembrare assurdo però se oltre alla semplice conoscenza letteraria sia in approvazione o disapprovazione, la vita è nulla senza aver conosciuto Dio, io dichiaro con assoluta certezza che la Bibbia anche per come è scritta si è realizzata moltissime volte nella mia vita, e mentre quando sono disubbiente la mia vita è andata in rovina. Amici, fratelli questo è il tempo dell'incredulità vestita di umiltà, questo è il tempo in cui ogni singola cosa è deturpata dalle manipolazioni umana, ma una cosa mi da animo: io non ho conosciuto la Bibbia se non prima che l'autore della Bibbia stessa non si facesse conoscere dal mio cuore, e non a caso Gesù disse:....le mie pecore ascoltano La mia voce e mi seguitano.....ma voglio dirti che non sentire la voce del Redentore con le tue orecchie o con la tua intelligenza, il redentore lo si sente solo tramite la Sua parola Rivelata tramite il Suo Spirito, nessuno mai è riuscito a farsi rivelare Dio tramite le proprie conoscenze o culture di qualsiasi materia scientifica un giorno Gesù: Ti ringrazio Padre che hai nascosto queste cose ai savi ed agli intendenti e le hai rivelate ai puri di cuore. Questa è la mia certezza che con tutta la manipolazione linguistica e culturale, che con tutti i manipolatori che lavorano le menti, Dio non lascerà mai il Suo popolo senza una indicazione chiara, perché il suo popolo gli è costato caro, ti senti manipolato? Prega intensamente con tutto il cuore ed egli ti libererà dalla tue prigioni, se invece dovessi essere un manipolatore, ti consiglio di raccogliere tutta la forza e la buona fede con cui hai condotto la tua vita ti invito a ricercare con tutta la forza il Signore affinché ti dia le risposte del cuore per non creare ulteriori disfunzioni nei cuori della persone intorno a te. Impariamo a vivere secondo lo Spirito di Dio, impariamo a sentire la voce di Dio fuori da ogni coro filosofico, umano e culturale, che si alza per impedirti di entrare nell'opera completa di Dio. Cerchiamo lo Spirito di Dio in preghiera e digiuno come una volta e il grande ed immenso che è Fedele e Giusto si lascerà trovare tirandoci fuori da un mondo pieno di manipolazione per giungere alla meta celeste.DIO VI BENEDICA!

 

Fratello Di Mattia Eliseo