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Fri, Nov

Amare ciò che non si può

Chiesa di Capaci

Cosa significa sentirsi al sicuro? Una volta un mio amico mi raccontò la sua esperienza di sentirsi al sicuro. Mi ricorda di serate trascorse con i suoi genitori. Le serate si allungavano, e i ragazzini che erano appresso alle coppie cominciavano a dormire sul tappeto mentre i grandi terminavano il loro incontro. E poi? POi il bimbo si sentiva muovere nella macchina, apriva gli occhietti per vedere gli alberi volare via dai finestrini nella macchina in moto. Poi sentiva le braccia di suo padre, le forti braccia, che lo sollevavano e lo portavano fin dentro al suo letto. Ecco, per il mio amico, quello era il migliore senso di sicurezza che avesse mai provato. Molti non hanno fatto questa esperienza. Ma possiamo concordare con lui. Sentire il proprio corpo avvolto nella braccia del proprio padre che lo riporta a casa potrebbe raffigurare bene il senso di sicurezza al quale ognuno di noi anela.
Ma noi viviamo in un posto di dolore. Il male che si prova è indescrivibile e ritengo che le diverse vittime che riempiono le pagine dei quotidiani quotidianamente, non possano certo dire di essersi sentiti sicuri quando hanno incontrato il loro aguzzino.
Si, forse qualcuno sta meglio e qualcuno sta peggio. Forse, se leggi questo annuncio non ti sta andando proprio male... hai un cellulare, hai la connessione internet, avrai qualche soldino per mangiare,... ma non è assolutamente detto che tu ti trovi al sicuro e che ti senta di esser sicuro. Forse potresti autodescriverti come felice, ma sono sicuro che anche tu trascini le tue ferite stancamente ogni giorno insieme ai tuoi passi. E qua davvero non c'entra quali successi tu possa avere raggiunto nella vita. Posso anche avere raggiunto traguardi, ma ancora mi sento insicuro e indeciso a volte. Una parte di me vorrebbe ancora sentirsi quelle braccia che stringono e che ti sollevano dalla macchina mentre dormi. Ma non è più quel tempo. Magari adesso sei tu che devi piuttosto sollevare qualcun altro dal suo riposo. Quante volte abbiamo un bisogno disperato di sentirci amati. Quante volte abbiamo bisogno di sentirci dire che siamo al sicuro. Quante volte che tutto andrà bene! Quante volte abbiamo desiderato sentire quelle braccia intorno a noi? Ma non abbiamo riflettuto su una cosa... Molto importante. E' così semplice ricevere amore quando sei amorevole... Ma, ironicamente, noi abbiamo bisogno di amore quando noi stessi non siamo amabili, ne graziosi ne disposti a sorridere. Abbiamo molto spesso bisogno di sentirci amati quando noi siamo imbruttiti dalle nostre ansie e preoccupazioni...Sono questi i momenti in cui più degli altri desideriamo sentire quelle braccia al nostro intorno, che ci proteggono, ci sostengono, ci confortano.Ma non sempre in quello stato possiamo trovarle. Anzi forse è molto difficile trovarle quando siamo così.
In India c'è una classe di persone che vengono considerate "intoccabili", nel senso che non sono ritenute degne di entrare in contatto fisico con loro. All'interno della loro stessa casta, molti di loro vengono considerati impossibili di amare. Ma l'India non è la sola. In ogni stato, nazione, cultura ed etnia ci sono persone o strati di persone che vengono considerate indegne, intoccabili.. Poveri, emarginati, figli che hanno disonorato le loro famiglie, amici o parenti che ci hanno fatto del male... Qualche volta laviamo la nostra coscienza firmando un assegno per una causa di beneficienza,... ma il senso di necessità di amore permane, e non abbiamo nenache il coraggio di guardare negli occhi chi stiamo aiutando. Ma coloroche riteniamo intoccabili come noi stessi non hanno bisogno di un assegno. Hanno bisogno di due braccia di amore che li circuiscono e li proteggono. Bisogna dare amore a chi non è amorevole o che sembra meritare questo amore. Amore puro e generoso. E, come chiameresti l'amore datoa chi non è amorevole? Io lo chiamarei misericordia. E sai una cosa? Anche Dio la chiama così, ed è morto purché noi avessi mola possibilità di avere queste due braccia di amore al collo. Pensa a questo. Ed ama.

Pastore Gabriele

Se sei davvero convertito a Dio non puoi manifestare qualcosa di diverso. Molti oggi sostengono che si può far ciò che si vuole tanto Dio guarda al cuore. E, senza rendersene conto, cadono in un gravissimo errore. E' vero che Dio guarda al cuore di ogni uomo e non giudica per le apparenze, come molti di noi fanno, (I Samuele 16:7). Ma, Dio guarda al cuore nel senso che non si ferma alla povertà o alla ricchezza, alla bellezza o alla bruttezza, alla grassezza o alla magrezza,... Dio va oltre e vede ciò che il tuo cuore ti ispira a fare. Infatti, Dio stesso nella Sua Parola, ha scritto, rimproverando i Farisei che bisogna nettare il dentro (il cuore), perché l'esterno appaia bello, (Matteo 23:25-26). Dunque, ricordando che la bocca parla di quello che il cuore medita, (Luca 6:45): fratelli, dobbiamo comprendere che NON per una questione religiosa o farisaica ma perché Dio ci ha cambiati dal nostro interiore, dobbiamo cominciare a manifestare le opere di Dio nella nostra vita. Il ravvedimento e la conversione a Dio non possono tacere opere degne del ravvedimento. Paolo, da questo punto di vista, lo testifica proprio nel verso che abbiamo inserito oggi, Atti 26:20. Se le tue opere non sono degne di ravvedimento allora la tua conversione è solo farisaica e non vera. Non basta far finta di mostrare amore. Lo si deve davvero provare.

Pastore Gabriele

Atti 26:20 - ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.

Giacomo 4:8 - Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi; nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o voi dal cuore doppio!

Luca 6:45 - L'uomo buono, dal buon tesoro del suo cuore, reca fuori il bene; e l'uomo malvagio, dal malvagio tesoro del suo cuore, reca fuori il male; perciocchè la sua bocca parla di ciò che gli soprabbonda nel cuore.

Matteo 23:25-26 -- 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d'intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l'esterno diventi pulito.

Che frase assurda ... beati i morti? Tutti hanno paura della morte. Tutti la respingono e la evitano e quando ne parlano lo fanno con segni di scaramanzia e di riluttanza. Eppure, la Parola di Dio dice sempre la verità e non si smentisce mai. Noi siamo attaccati a questa vita nella misura in cui NON conosciamo il Signore e la Sua gloria. Man mano facciamo esperienza con lo Spirito Santo e con il fuoco di Dio, questa vita perde progressivamente la sua utilità e la sua bellezza, mentre l'anima salvata per grazia comincia ad appetire soltanto le cose celesti e ogni azione che si richiama al cielo. Stanno succedendo tante di quelle cose negative che noi stessi non ci rendiamo neanche conto di quanto questa affermazione sia vera e reale. Vivere sta perdendo il suo senso in ogni contesto e maniera. La gente ormai è disillusa. Ieri, parlando con un collega di lavoro, leggevo nei suoi occhi un sordo desiderio di riscatto dai propri fallimenti. Mi parlava di accumulare, di comprare una casa prima di andare in pensione, di avere le spalle coperte... poi squilla il telefono. Un fratello di fede, che non doveva avere più di 52 anni, muore per un infarto fulminante. Muore con i suoi bisogni, con le sue afflizioni e con tutto quello che la vita gli ha riserbato. Noi facciamo sempre castelli e palazzi ma non ci rendiamo conto che dobbiamo soltanto investire in quel Regno che ospiterà soltanto coloro che avranno creduto e obbedito alla Parola di Dio. Non vi saranno eccezioni ne i soldi o i pensieri filosofici avranno un minimo di importanza in quel luogo. Chi muore in Cristo è davvero beato. Chi non muore in Cristo invece fa bene a preoccuparsi della propria vita e della propria esistenza. Ravvediti e risvegliati... affinché Cristo ti possa risplendere.

Pastore Gabriele

Apocalisse 14:13 - E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono».

Le parole di un padre sono sempre un conforto. E qua Paolo agisce come un padre nei confronti di questo giovane tioteo alle prese con un nuovo incarico e in procinto di dovere sostenere le prove legate al ministero in Cristo. Se affrontiamo la battaglia senza essere fortificati, rischiamo di avere la peggio. La grazia deve essere sempre messa davanti a noi, per resistere e per combattere. E, le passate esperienze ci aiutano proprio a fortificarla. Il nostro compito non è quello soltanto di incamerare e incamerare, ma anche quello di trasmettere. E qui Paolo ne da il giusto esempio consigliando, come un padre che ama suo figlio, di passare il testimone a uomini fedeli, uomini capaci di insegnare agli altri in un circuito continuo e virtuoso. Questo presuppone abnegazione e fedeltà a Cristo. Senza di quello significa che quel soldato non sta piacendo a chi lo ha arruolato, si sta impacciando nelle cose della vita civile e sta dunque perdendo di vista la meta di combattere la guerra e di vincerla nel nome del Signore Gesù Cristo. rifletti bene e sii un buon soldato che non guarda ad altri se non a Cristo e a lui solo crocifisso.

Pastore Gabriele

 

II Timoteo 2:1-4 -- 1 Tu dunque, figlio mio, fortìficati nella grazia che è in Cristo Gesù, 2 e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri. 3 Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. 4 Uno che va alla guerra non s'immischia in faccende della vita civile, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato.

I soldati che combattevano in una giungla soffocante molti anni fa in Vietnam incontrarono un serio problema. Man mano entravano nella giungla una vite spinosa come l'edera si avvinghiava ai loro corpi e agli attrezzi facendoli rimanere intrappolati. E, più lottavano per liberarsi, ancora più tentacoli della pianta li impigliavano. I soldati soprannominarono l'erba "aspetta un minuto" perché, una volta intrecciati e incapaci di andare avanti, furono costretti a gridare agli altri membri della loro squadra: "Ehi, aspetta un minuto, sono bloccato!" Allo stesso modo, è difficile per i seguaci di Gesù andare avanti quando siamo intrappolati dal peccato. Ebrei 12:1 ci dice di "buttare via tutto ciò che ostacola e il peccato che così facilmente impiglia" e "correre con perseveranza". Ma come si butta via il peccato che ci appesantisce? Gesù è l'unico che può liberarci dal peccato pervasivo nella nostra vita. Possiamo imparare a fissare i nostri occhi su di lui, il nostro Salvatore (Ebrei 12:2). Da soli, possiamo essere disperatamente intrecciati dal nostro peccato, ma Dio vuole che superiamo la tentazione. Non è attraverso la nostra forza, ma la Sua, che possiamo "buttare via" il peccato e correre dietro la Sua rettitudine (I Corinzi 10:13).

 

Pastore Gabriele

I bisogni sono tanti e le economie sono sempre più risicate. E, di fronte alla penuria di ogni genere, la tentazione è quella di far prevalere i propri bisogni rispetto a quelli del nostro prossimo. La Parola che stiamo leggendo oggi ci avvisa che noi abbiamo come cristiani un preciso dovere verso coloro che fanno parte della nostra casa e di chi ci sta intorno, prima ancora che rivolgere le nostre attenzioni ad altro. Il termine utilizzato in questo caso è idion, che significa propriamente coloro che ti appartengono, che ti stanno intorno. Probabilmente la riflessione di oggi urterà qualcuno, ma stiamo commentando la Parola di Dio. E la Parola NON si contesta. E no nè nostra intenzione urtare nessuno ma chiarire qualcosa alla luce della Parola, per non incorrere in certi errori. Dio desidera che tutti siano aiutati e questo è fuor di dubbio, ma il nostro Signore ha messo un elenco di priorità. C'è indubbiamente una scala di priorità alle quali se siamo obbedienti dobbiamo sottostare. Certe persone anziché altre ti sono state affidate perché tu ne abbia cura e NON puoi evitare il tuo compito senza correre il rischio di essere considerato dalla Parola stessa alla stregua di un incredulo. Posso dunque comprendere, ad esempio, chi ha il cuore di aiutare missioni straniere e fare continui viaggi per raggiungere posti ai limiti della sopravvivenza. Posso comprendere. Ma non posso giustificare che questo avvenga senza che PRIMA non si sia aiutato chi ti sta accanto di porta, o chi nella Chiesa sta morendo di inedia. Ma la maggior parte non si dedica a chi nel proprio hinterland sta in condizioni svantaggiate se non peggiori di quelle che si cercano di aiutare fuori. Se Dio ti ha dato di lavorare in un luogo, perché non ti stai adoperando per aiutare in tutti i modi che puoi coloro che si trovano nel luogo dove Dio ti ha mandato a lavorare? Perché il tuo cuore è sempre alla ricerca di altro per potere operare nel Signore? Stai attento perché così facendo stai contravvenendo alla Parola di Dio.

Pastore Gabriele

I Timoteo 5:8 -- Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo.

Qualcuno una volta scrisse che "nessuno di noi può cambiare il nostro ieri ma tutti possiamo cambiare i nostri domani". Questa affermazione mi risulta vera soltanto per l'aspetto che riguarda le scelte e le azioni personali, ma non per quello che il domani offre a senso unico nei nostri confronti. Ci son oallora due parti messe in gioco. Una, quella della sfera personale che decido io; l'altra, quella della sfera impersonale che devo subire a torto o a ragione. La Parola di Dio oggi ci avvisa di non lasciare che la nostra parte, cioè la sfera personale, sia inficiata dal pensiero e o dalla convinzione che io possa cambiare il mio domani. Posso soltanto decidere io cosa vorrò fare, ma il domani appartiene al Signore del cielo e della terra. Non posso vantarmi del mio domani ne fare affidamento a ciò che teoricamente dovrei fare. Posso però oggi scegliere di mettere la mia vita a disposizione di Dio e lasciare che Lui si occupi del mio destino. E allora, cogliamo un secondo detto, che sembra molto più appropriato rispetto al primo: nel nostro oggi cammina già il nostro domani. Indatti Dio era, è e sarà sempre, ogni giorno, il tuo Dio.

Pastore Gabriele

Proverbi 27:1 - Non ti vantare del domani, poiché non sai quel che un giorno possa produrre.

Leggere una affermazione simile crea sconcerto e repulsione. Chi osa calpestare il povero? chiunque sta leggendo potrebbe pensare che costui che calpesta il povero sia un abominio e qualcuno da emarginare completamente, che non è giusto agire in questo modo. E, cari lettori, la considerazione è perfettametne corretta. Quello che ci manca è però guardare in faccia CHI calpesta il povero. forse, guarndando meglio, riusciremo a intravedere ANCHE il nostro volto. E qua nasce il problema. Siamo pronti a giudicare e sentenziare gli errori degli altri ma poco o quasi per nulla siamo pronti a far marcia indietro sui nostri passi e ammettere i nostri sbagli. E non torniamo indietro NON perché non abbiamo il coraggio di farlo ma perché NON ci rendiamo conto di far pure noi stessi parte di chi calpesta il povero. Il verso di oggi utilizza un termine molto singolare per indicare la povertà,..., dal, che propriamente significa povero ma non tanto nel senso di privazione economica quanto di trovarsi ad uno stato inferiore rispetto a chi lo sta osservando. E qua possiamo cominciare a renderci conto che tutti noi, chi più chi meno, ha calpestato il povero. Lo facciamo quando in una discussione dove abbiamo ragione non esistiamo a gongolarci sulle nostre ragioni senza avere pietà e compassione di chi ha sbagliato. Lo facciamo quando vediamo un fratello o una sorella peccare e noi ci sentiamo al di sopra non avendo commesso quello stesso errore. Lo facciamo quando raccontiamo con orgoglio delle prodezze scolastiche dei nostri igli, o delle capacità di nostro marito o nostra moglie, o delle nostre stesse capacità non pensando che molti altri vorrebbero ma non possono. Lo facciamo quando vediamo i nostri stessi genitori sbagliare per una mentalità diversa dalla nostra e calciamo contro di essi non sopportando le loro parole. Lo facciamo sempre, comunque e dovunque. Noi calpestiamo continuamente coloro che possiamo calpestare proprio perché li abbiamo sotto di noi. Quando invece qualcuno di trova al di sopra di noi cominciamo a piatire e a cercare sostegno e appoggio ma non per cambiare, ma per potere determinare di calpestare a nostra volta chi ci calpesta parlandone male o cercando di far valere le nostre ragioni. Pretendiamo da chi è più debole di fare la sua offerta ma non facciamo la nostra. E piuttosto usiamo le nostre energie per edificare la nostra casa, la nostra famiglia. Se gli altri mangiano o non mangiano poco importa, l'importante è che io e la mia famiglia... Sapete dove termina un atteggiamento di apatia nei confronti del nostro prossimo? termina nel fatto che noi non godremo mai delle benedizioni che desideriamo. Amos chiaramente sottolinea come non abiteremo le case costruite ne mangeremo ne berremo del frutto delle vigne. Finché siamo in tempo amici cari, torniamo sui nostri passi, non cerchiamo le nostre ragioni ma cerchiamo piuttosto la ragione di Dio di salvare anime dal peccato. Finché il giudizio di Dio non si abbatte e abbiamo ancora tempo, amiamo il nostro prossimo come noi stessi. Giò c'è una tavola nel cielo pronta, imbandita, e non mancherà ne il riparo ne il cibo. Ci saà il Signore ed il nome del Signore.

Pastore Gabriele

Amos 5:11 -- 11 Perciò, visto che calpestate il povero ed esigete da lui tributi di frumento, voi fabbricate case di pietre squadrate, ma non le abiterete; piantate vigne deliziose, ma non ne berrete il vino.

Che farò da grande? E' la classica domanda che tutti ci siamo posti. E, oguno di noi ha data una risposta. Chi continua a sognare, chi è riuscito nel proprio intento, chi ha smesso di pensarci, chi si è depresso. Ma in effetti... abbiamo riflettuto sul fatto che ciò che volevamo fare da grandi quando eravamo piccolini, non coincide quasi mai con quello che faremmo se potessimo scegliere da grandi che cosa fare "da grandi"? Ogni volta che rileggo qualcosa scritto qualche anno prima, mi viene da sorridere per la mia ingenuità, e mi chiedo come mai non comprendevo e perché facevo quegli errori... Ma è naturale che sia così. Tutti siamo in un percorso di crescita. NON possiamo bloccarci per i nostri errori del passato, abbiamo bisogno di imparare da essi e di andare avanti con tutte le nostre forze e con tutto il nostro coraggio. Adesso che sei abbastanza grande devi sapere quale è davvero lo scopo di Dio nella tua vita. No nè quello di fare sempre discorsi senza senso, ma è di concentrarti su quell'amore che viene da un cuore puro. E, sappiamo, ciò che viene dal cuore NON E' MAI SBAGLIATO. Molto spesso il nostro cuore non è supportato dalla nostra coscienza che vorrebbe che facessimo altro, ma se siamo grandi abbastanza siamo in condizione di comprendere la nostra stessa coscienza per piegarla verso ciò che il nostro cuore desidera fare. E sapete perché? Perché abbiamo fede in colui che è risorto e può fare ogni cosa. Ecco, abbiamo adesso compreso quela sia il vero scopo di Dio nella nostra vita: avere un incarico da parte di Dio che altro non è che amare incodizionatamente come Lui per primo ci ha amati. Questo amore avrà le sue origini nel nostro cuore, sarà sostenuto dalla nostra coscienza e poggerà su un pilastro solido che è la nostra fede.

Pastore Gabriele

I Timoteo 1:5-7 -- 5 Lo scopo di questo incarico è l'amore che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. 6 Alcuni hanno deviato da queste cose e si sono abbandonati a discorsi senza senso. 7 Vogliono essere dottori della legge ma in realtà non sanno né quello che dicono né quello che affermano con certezza.

Troppi oggigiorno riescono a dare gloria a Dio in tempi di pace e di prosperità. Ma che differenza vi è tra il fedele e l'infedele? Anche l'infedele sa bene essere con il cuore allegro quando è sazio di ogni bene. Il punto, quello vero, è quanto noi siamo senza nulla e niente sembra poterci aiutare. In questi momenti si vede veramente chi è Figlio di Dio e chi invece non lo è. Gesù, nel brano proposto, stava cercando di parlare con Pietro del suo compito di pascere le pecore. E, ripetendo tre volte la domanda se Pietro lo amasse, quasi trovò nell'apostolo lo sconforto di chi pensa di non essere creduto. Pietro non comprendeva bene ciò che Gesù volesse sostenere ma il suo dire era che non possiamo fermarci ad amare Dio con le nostre labbra, in modo superficiale. Dobbiamo davvero essere pronti a morire per Cristo ove fosse necessario, con tute le conseguenze che ne derivano. Pietro non sapeva ancora, ma colui che parlava si. Dio conosce ogni cosa di te. Amalo e servilo dandogli la gloria in ogni occasione

Pastore Gabriele

Giovanni 21:18-19 -- 18 In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». 19 Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi»..

Stamane si aprono due grossi interrogativi per noi cristiani. Avere dei nemici è il primo, ... come comportarsi con loro è il secondo. La maggior parte delle persone che sono nel mondo vivono per vedere i propri nemici cadere. Non possiamo neanche nascondere che il Re Davide pregò l'Eterno perché mettesse a tacere i propri nemici. E dunque sorge in noi spontaneamente questo doppio quesito al quale vogliamo rispondere tramite la Scrittura.
Dio ci chiama ad essere ambasciatori di pace. Essere questo significa proclamare la pace... sempre, dovunque e comunque. Non significa allora discutere, o evidenziare le proprie ragioni, o cercare di far valere il proprio punto di vista ad ogni costo. Piuttosto, significa rimettere ogni cosa nelle mani di Dio perché dia nel tempo il suo giudizio in merito.

E, per quanto riguarda noi cristiani, siamo obbligati a pregare per tutti, con tutto il nostro cuore, compresi i nostri nemici... Verrebbe da chiedersi come mai allora molti cristiani hanno dei nemici se "tutti" procacciano la pace. E la risposta non è così ovvia come sembra. Bisogna distinguere bene. Ci sono nemici di cristiani soltanto perché quei cristiani NON sono stati cristiani: è il caso di persone scandalizzate dal nostro comportamento in chiesa e nella vita. Allora è come se questi nemici ce li siamo cercati noi stessi con il nostro insano comportamento. Ci sono nemici che sono mossi a gelosia o invidia o odio per qualsiasi altra natura. Costoro vanno avvicinati e curati per quanto ci è possibile: Non riescono a vedere il cristiano che è in te ma soltanto ciò che è fonte del loro stesso odio o rancore.Per la prima categoria, dovremmo poi cercare di trovare il perdono e umiliarci per quanto possiamo.

E, in definitiva, non possiamo far altro che procacciare la pace con tutti, come dice la Parola, PER QUANTO CI è POSSIBILE. E se, ammesso e concesso che abbiamo fatta la nostra parte per procacciare la pace per quanto ci riguarda, (ma chi fa veramente quanto è stato scritto?), in ogni caso se restano ancora nel novero dei nostri nemici, non possiamo mica pregare per la loro distruzione o il loro annientamento! Ma dobbiamo piuttosto pregare per la loro riprensione e il loro ravvedimento.

Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare, e se ha sete dagli da bere. E, parlando di mangiare e di bere i più pensano al mangiare e al bere materiale ... ma riflettete bene. Oggi il nemico nostro difficilmente avrà fame o sete materiale... ma soltanto gli manca la Parola di Dio e lo Spirito Santo di Dio. E si, il nemico non è tale perché viene dal deserto ed ha fame, ma perché non essendo in Cristo vede soltanto i tuoi errori o peggio, essendo preso dal diavolo è geloso di te.... allora da a lui o da a lei la Parola (il mangiare), prega perché gli si dia acqua dal cielo, (Spirito Santo) ed allora mio caro, avrai conquistato il cuore del tuo nemico. E il prefisso NE- diventerà una bellissima A- .....e il tuo NE-mico, diventerà il tuo A-mico.

Pastore Gabriele

Proverbi 25:21 - Se il tuo nemico ha fame, dagli del pane da mangiare;
se ha sete, dagli dell'acqua da bere

Molti credono che il loro saper fare o la loro intelligenza possa cambiare lo stato delle cose. In realtà, al massimo, potrai soltanto patire di più per ciò che non raggiungerai mai quando manca il volere del Signore. Tanti si erano opposti perché Salomone succedesse a Davide come Re di Israele, ma come leggiamo nel verso di oggi, lui si sedette sopra quel trono. In altre parole, anche quando la gente trama contro di te e vuole fermarti, pure non riuscirà mai a bloccare la mano di Dio. Essa resta sempre in eterno potente da liberare ogni tua strada. Ma attenzione! Quando Salomone vide l'avverarsi della promessa di Dio, non ebbe un fremito di orgoglio o superbia, ma piuttosto continuò nella costruzione della Casa del Signore. Allo stesso modo, costruisci la tua casa, edifica il tuo cuore con la Parola e allora vedrai adempiute ogni promessa di Dio nella tua vita.

Pastore Gabriele

 

II Cronache 6:10 -- E il SIGNORE ha adempiuto la parola che aveva pronunciata; e io sono subentrato al posto di Davide mio padre, e mi sono seduto sul trono d'Israele, come il SIGNORE aveva annunciato, e ho costruito la casa al nome del SIGNORE, Dio d'Israele.

Scopo del vomere è quello di effettuare, con l'avanzamento, un taglio orizzontale nel suolo, permettendo il sollevamento e il ribaltamento della fetta da parte del versoio. Insomma, per semplificare, serve per incidere la terra e permettere alla semina di arrivare più in fondo su terra morbida e non indurita dalle pioggie e dal sole che batte impietoso. Il verso di oggi comanda di modificare i vomeri in spade. Sembrerebbe un avvertimento assurdo, inutile, poco proficuo in realtà obbedisci alla parola perché tu abbia vita! E si perché la spada, nel campo spirituale, è la Parola di Dio e serve proprio per separare il midollo dalle ossa, per smuovere quella terra ostile e indurita che è il tuo cuore e permettere al seme di arrivare a destinazione e portare frutto. Se non lasci alla Parola la sua libertà di far frutto resterai molto deluso. Inoltre, il verso va avanti e raccomanda una ulteriore mossa: trasformate le vostre roncole in lance. La roncola è un attrezzo agricolo formato da una lama metallica curvata a forma di punto interrogativo, affilata dal lato concavo e munita di impugnatura. Serviva e serve per disboscare, proprio come il machete, specialmente le versioni più lunghe, per tagliare i rami minori o il sottobosco, prima di cominciare a tagliare i grossi rami e i tronchi con le accette e le asce. Questo termine usato per lancia, ha una etimologa sconosciuta ma indica e poggia sul verbo scagliare, gettar via. E, come la roncola serviva per togliere quei rami fastidiosi che ostacolano la vista e l'avanzata del contadino, oggi la Parola di avvisa di scagliare gettar via i tuoi pesi, ciò che ti impedisce di amare lontano da te.... getta sul Signore i tuoi pesi e tu potrai correre e combattere il buon combattimento. Avrai così successo. Soltanto così sarai "forte".

Pastore Gabriele

 

Gioele 3:10 -- Fabbricate spade con i vostri vomeri, e lance con le vostre roncole! Dica il debole: «Sono forte!».