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Wed, Dec

Le mani piene -- Ecclesiaste 4:6

Chiesa di Capaci

Nell'antica favola Il ragazzo e le Noci, un ragazzo infila la mano in un barattolo di noci e ne afferra riempiendo il suo pugno. La sua mano è così piena che rimane bloccata nel barattolo. Non disposto a perdere nemmeno un pò delle sue noci, il ragazzo inizia a piangere. Dopo un poco di tempo con la mano sempre la dentro, qualcuno gli consiglia di lasciar andare alcune delle noci in modo che la sua mano potrà uscire dal barattolo. L'avidità può essere un brutto mostro. Il saggio insegnante di Ecclesiaste illustra questa morale con una lezione sulle mani e su ciò che dicono di noi. Ha confrontato e contrastato il pigro con l'avido quando ha scritto: “Gli sciocchi incrociano le mani e si rovinano. Meglio una manciata con tranquillità di due manciate con fatica e inseguendo il vento ”(4:5–6). Mentre i pigri procrastinano fino a quando non vengono rovinati, quelli che perseguono la ricchezza arrivano a rendersi conto che i loro sforzi sono "insignificanti - un affare miserabile!" (V. 😎. Secondo l'insegnante, lo stato desiderato è rilassarsi dalla fatica dell'avidità per afferrare al fine di trovare appagamento in ciò che veramente ci appartiene. Come disse Gesù, "A che serve guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima sua?" (Marco 8:36).


Pastore Gabriele

Ecclesiaste 4:6 Val meglio una mano piena di riposo, che ambo le mani piene di travaglio e di corsa dietro al vento.

Una volta ascoltai la storia di un mio amico che aveva un bellissimo lavoro. Mi disse che quando doveva cominciare a cercare lavoro, chiese a suo padre un buon consiglio. Si sarebbe aspettato che gli dicesse qualcosa in più su come preparare un curriculum efficace, o una dritta opportuna per fare effetto su chi doveva fargli un colloquio di lavoro. Ma suo padre si limitò a dargli un pacchetto di biglietti con soipra scritto: "Un sincero grazie per avermi ascoltato". Passarono i giorni e il ragazzo comincia a ricevere i primi inviti per presentare i curriculum. Al primo giorno che doveva uscire, il padre sorridendo gli ricordò dei bigliettini... il ragazzo sorrise e rispose "Si papà, lo so... un bigliettino di ringraziamento mi farà ottenere il posto mentre i miei studi no...". Ritornò a casa nel pomeriggio piangendo.Il padre lo fermò e gli chiese di raccontare cosa fosse successo. Quel ragazzo in lacrime rispose di avere consegnato il curriculum a quell'uomo della Ditta... che stava per uscire e fu chiamato dicendogli che il lavoro era suo. Gli chiese come avesse potuto capire le sue abilità in neanche due secondi e lui aveva risposto che non ne aveva bisogno. Tutti coloro che hanno studiato bene e male sanno cosa devono fare, aveva poi continuato a dire, si tratta di esercizio, pratica e buona volontà. Ma quell'uomo era stupito che in tanti anni di carriera era la prima volta che un ragazzo anziché mostrare boria e orgoglio e paventare i suoi saperi aveva avuto l'umiltà di ringraziare per essere stato ascoltato. Quel datore di lavoro aveva concluso che uno così umile non poteva che fare bene. Quel mio amico lavora in quella stessa Ditta da dieci anni.

Oggi il verso che abbiamo letto ci indica che dobbiamo ringraziare Dio
Dire grazie ha un impatto duraturo. Le preghiere sincere dei salmisti e l'adorazione riconoscente sono state conservate nei Salmi. Sebbene ci siano 150 salmi, questi due versetti riflettono un messaggio di gratitudine: “Renderò grazie a te, Signore, con tutto il mio cuore; Racconterò di tutte le tue azioni meravigliose. Sarò felice e gioirò in te; Canterò le lodi del tuo nome, o Altissimo ”(Salmo 9: 1–2). Non saremo mai in grado di finire di esprimere la nostra gratitudine per tutte le meravigliose gesta di Dio. Ma possiamo iniziare con un sincero ringraziamento attraverso le nostre preghiere. Possiamo coltivare uno stile di vita di adorazione riconoscente, lodando Dio e riconoscendo tutto ciò che ha fatto e tutte le promesse che farà.

Pastore Gabriele

Salmi 9:1 - Io ti ringrazio, o mio signore, con tutto il mio cuore, io dirò delle tue meravigliose opere.

Nell'antica favola Il ragazzo e le Noci, un ragazzo infila la mano in un barattolo di noci e ne afferra riempiendo il suo pugno. La sua mano è così piena che rimane bloccata nel barattolo. Non disposto a perdere nemmeno un pò delle sue noci, il ragazzo inizia a piangere. Dopo un poco di tempo con la mano sempre la dentro, qualcuno gli consiglia di lasciar andare alcune delle noci in modo che la sua mano potrà uscire dal barattolo. L'avidità può essere un brutto mostro. Il saggio insegnante di Ecclesiaste illustra questa morale con una lezione sulle mani e su ciò che dicono di noi. Ha confrontato e contrastato il pigro con l'avido quando ha scritto: “Gli sciocchi incrociano le mani e si rovinano. Meglio una manciata con tranquillità di due manciate con fatica e inseguendo il vento ”(4:5–6). Mentre i pigri procrastinano fino a quando non vengono rovinati, quelli che perseguono la ricchezza arrivano a rendersi conto che i loro sforzi sono "insignificanti - un affare miserabile!" (V. 😎. Secondo l'insegnante, lo stato desiderato è rilassarsi dalla fatica dell'avidità per afferrare al fine di trovare appagamento in ciò che veramente ci appartiene. Come disse Gesù, "A che serve guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima sua?" (Marco 8:36).


Pastore Gabriele

Ecclesiaste 4:6 Val meglio una mano piena di riposo, che ambo le mani piene di travaglio e di corsa dietro al vento.

Ci sono persone che possono fare ... ma che non fanno nulla. Ci sono persone che non potrebbero fare, ma che non esitano a fare. Quando hai passione per qualcosa non ti fermi dinanzi a nulla. Dio ha una grande passione per te e non si è fermato donando il Suo unigenito Figliolo affinché chiunque creda oggi possa essere salvato. E non lo ha fatto con la garanzia che tutti i suoi figli avrebbero creduto in Lui. Ma lo ha fatto. Considera adesso quanto tu hai fatto per Lui e cambia il tuo cuore accettandolo oggi come Tuo Signore e personale Salvatore.

Pastore Gabriele

 

Romani 5:8 - Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Dio è morto per noi.

Qualcuno, una volta, scrisse che gli piaceva fare le cose che lo spaventavano, perché non c'è coraggio se non c'è paura. E, cari amici, vogliamo sottolineare che ogni cosa comporta i suoi rischi. Soltanto chi NON fa nulla, non sbaglia. Qua l'Apostolo Paolo, scrivendo a Timoteo, lo sta incoraggiando a prendere una posizione netta e radicale nei confronti di Cristo e della Sua Chiesa, anche se questo gli avrebbe causato delle sofferenze e dei guai. Il cristiano NON è esente da sbagli e dalla paura, ma deve avere uno Spirito di forza visto che deve essere governato dallo Spirito Santo di Dio. E, a questa forza, si deve necessariamente aggiungere l'amore e l'autocontrollo che completano l'opera del cristiano nei confronti del Suo Maestro. Riflettiamo allora prima di chiuderci nel nostro immobilismo. Prima di rinunciare a muoversi per il Signore proprio per evitare di rischiare qualcosa a livello personale.

Pastore Gabriele

II Timoteo 1:17 - Dio infatti ci ha dato uno Spirito non di timidezza, ma di forza, di amore e di autocontrollo

Possiamo dire e sostenere tesi diverse e contrastanti, ma la verità è che quando siamo separati non siamo contenti. Chi resta solo non è felice e nella sua solitudine elabora idee malsane per concepire il male o a se stesso o agli altri. Dio non ci ha creati per stare da soli ma per stare in compagnia. Il nostro essere si completa soltanto nell'idea della famiglia e/o della Chiesa. Fra le promesse di Dio una delle più belle è proprio quella che leggiamo in questo verso di oggi. Dio non lascerà le sue pecore incustodite, o fuori dall'ovile. Egli è pronto a radunarle insieme. A qualunque costo e forza. Tante possono essere le difficoltà e le vicissitudini, ma una cosa è certa: Egli raccoglierà il Suo popolo sparso e lo riunirà in un ovile. Nella casa del Padre. Li quelle pecore avranno di che mangiare ed essere al sicuro. Se oggi ti senti solo o sola, resta in fiducia nell'attesa che Dio raduni i Suoi. Se non hai una chiesa di riferimento, cercala. Forse non sarà perfetta, ma neanche tu lo sei, ricordiamocelo. Tutti sbagliamo e tutti veniamo meno, ma Dio raccoglierà i Suoi. Se dunque vuoi far parte del popolo di Dio devi semplicemente obbedire al Suo richiamo.

Pastore Gabriele

 

Isaia 30:12 - 12 «Io ti radunerò, o Giacobbe, ti radunerò tutto quanto! Certo io raccoglierò il resto d'Israele; io li farò venire assieme come pecore in un ovile; come un gregge in mezzo al pascolo; il luogo sarà pieno di gente.

Se sei davvero convertito a Dio non puoi manifestare qualcosa di diverso. Molti oggi sostengono che si può far ciò che si vuole tanto Dio guarda al cuore. E, senza rendersene conto, cadono in un gravissimo errore. E' vero che Dio guarda al cuore di ogni uomo e non giudica per le apparenze, come molti di noi fanno, (I Samuele 16:7). Ma, Dio guarda al cuore nel senso che non si ferma alla povertà o alla ricchezza, alla bellezza o alla bruttezza, alla grassezza o alla magrezza,... Dio va oltre e vede ciò che il tuo cuore ti ispira a fare. Infatti, Dio stesso nella Sua Parola, ha scritto, rimproverando i Farisei che bisogna nettare il dentro (il cuore), perché l'esterno appaia bello, (Matteo 23:25-26). Dunque, ricordando che la bocca parla di quello che il cuore medita, (Luca 6:45): fratelli, dobbiamo comprendere che NON per una questione religiosa o farisaica ma perché Dio ci ha cambiati dal nostro interiore, dobbiamo cominciare a manifestare le opere di Dio nella nostra vita. Il ravvedimento e la conversione a Dio non possono tacere opere degne del ravvedimento. Paolo, da questo punto di vista, lo testifica proprio nel verso che abbiamo inserito oggi, Atti 26:20. Se le tue opere non sono degne di ravvedimento allora la tua conversione è solo farisaica e non vera. Non basta far finta di mostrare amore. Lo si deve davvero provare.

Pastore Gabriele

Atti 26:20 - ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.

Giacomo 4:8 - Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi; nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o voi dal cuore doppio!

Luca 6:45 - L'uomo buono, dal buon tesoro del suo cuore, reca fuori il bene; e l'uomo malvagio, dal malvagio tesoro del suo cuore, reca fuori il male; perciocchè la sua bocca parla di ciò che gli soprabbonda nel cuore.

Matteo 23:25-26 -- 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d'intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l'esterno diventi pulito.

Che frase assurda ... beati i morti? Tutti hanno paura della morte. Tutti la respingono e la evitano e quando ne parlano lo fanno con segni di scaramanzia e di riluttanza. Eppure, la Parola di Dio dice sempre la verità e non si smentisce mai. Noi siamo attaccati a questa vita nella misura in cui NON conosciamo il Signore e la Sua gloria. Man mano facciamo esperienza con lo Spirito Santo e con il fuoco di Dio, questa vita perde progressivamente la sua utilità e la sua bellezza, mentre l'anima salvata per grazia comincia ad appetire soltanto le cose celesti e ogni azione che si richiama al cielo. Stanno succedendo tante di quelle cose negative che noi stessi non ci rendiamo neanche conto di quanto questa affermazione sia vera e reale. Vivere sta perdendo il suo senso in ogni contesto e maniera. La gente ormai è disillusa. Ieri, parlando con un collega di lavoro, leggevo nei suoi occhi un sordo desiderio di riscatto dai propri fallimenti. Mi parlava di accumulare, di comprare una casa prima di andare in pensione, di avere le spalle coperte... poi squilla il telefono. Un fratello di fede, che non doveva avere più di 52 anni, muore per un infarto fulminante. Muore con i suoi bisogni, con le sue afflizioni e con tutto quello che la vita gli ha riserbato. Noi facciamo sempre castelli e palazzi ma non ci rendiamo conto che dobbiamo soltanto investire in quel Regno che ospiterà soltanto coloro che avranno creduto e obbedito alla Parola di Dio. Non vi saranno eccezioni ne i soldi o i pensieri filosofici avranno un minimo di importanza in quel luogo. Chi muore in Cristo è davvero beato. Chi non muore in Cristo invece fa bene a preoccuparsi della propria vita e della propria esistenza. Ravvediti e risvegliati... affinché Cristo ti possa risplendere.

Pastore Gabriele

Apocalisse 14:13 - E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono».

Le parole di un padre sono sempre un conforto. E qua Paolo agisce come un padre nei confronti di questo giovane tioteo alle prese con un nuovo incarico e in procinto di dovere sostenere le prove legate al ministero in Cristo. Se affrontiamo la battaglia senza essere fortificati, rischiamo di avere la peggio. La grazia deve essere sempre messa davanti a noi, per resistere e per combattere. E, le passate esperienze ci aiutano proprio a fortificarla. Il nostro compito non è quello soltanto di incamerare e incamerare, ma anche quello di trasmettere. E qui Paolo ne da il giusto esempio consigliando, come un padre che ama suo figlio, di passare il testimone a uomini fedeli, uomini capaci di insegnare agli altri in un circuito continuo e virtuoso. Questo presuppone abnegazione e fedeltà a Cristo. Senza di quello significa che quel soldato non sta piacendo a chi lo ha arruolato, si sta impacciando nelle cose della vita civile e sta dunque perdendo di vista la meta di combattere la guerra e di vincerla nel nome del Signore Gesù Cristo. rifletti bene e sii un buon soldato che non guarda ad altri se non a Cristo e a lui solo crocifisso.

Pastore Gabriele

 

II Timoteo 2:1-4 -- 1 Tu dunque, figlio mio, fortìficati nella grazia che è in Cristo Gesù, 2 e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri. 3 Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. 4 Uno che va alla guerra non s'immischia in faccende della vita civile, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato.

I soldati che combattevano in una giungla soffocante molti anni fa in Vietnam incontrarono un serio problema. Man mano entravano nella giungla una vite spinosa come l'edera si avvinghiava ai loro corpi e agli attrezzi facendoli rimanere intrappolati. E, più lottavano per liberarsi, ancora più tentacoli della pianta li impigliavano. I soldati soprannominarono l'erba "aspetta un minuto" perché, una volta intrecciati e incapaci di andare avanti, furono costretti a gridare agli altri membri della loro squadra: "Ehi, aspetta un minuto, sono bloccato!" Allo stesso modo, è difficile per i seguaci di Gesù andare avanti quando siamo intrappolati dal peccato. Ebrei 12:1 ci dice di "buttare via tutto ciò che ostacola e il peccato che così facilmente impiglia" e "correre con perseveranza". Ma come si butta via il peccato che ci appesantisce? Gesù è l'unico che può liberarci dal peccato pervasivo nella nostra vita. Possiamo imparare a fissare i nostri occhi su di lui, il nostro Salvatore (Ebrei 12:2). Da soli, possiamo essere disperatamente intrecciati dal nostro peccato, ma Dio vuole che superiamo la tentazione. Non è attraverso la nostra forza, ma la Sua, che possiamo "buttare via" il peccato e correre dietro la Sua rettitudine (I Corinzi 10:13).

 

Pastore Gabriele

I bisogni sono tanti e le economie sono sempre più risicate. E, di fronte alla penuria di ogni genere, la tentazione è quella di far prevalere i propri bisogni rispetto a quelli del nostro prossimo. La Parola che stiamo leggendo oggi ci avvisa che noi abbiamo come cristiani un preciso dovere verso coloro che fanno parte della nostra casa e di chi ci sta intorno, prima ancora che rivolgere le nostre attenzioni ad altro. Il termine utilizzato in questo caso è idion, che significa propriamente coloro che ti appartengono, che ti stanno intorno. Probabilmente la riflessione di oggi urterà qualcuno, ma stiamo commentando la Parola di Dio. E la Parola NON si contesta. E no nè nostra intenzione urtare nessuno ma chiarire qualcosa alla luce della Parola, per non incorrere in certi errori. Dio desidera che tutti siano aiutati e questo è fuor di dubbio, ma il nostro Signore ha messo un elenco di priorità. C'è indubbiamente una scala di priorità alle quali se siamo obbedienti dobbiamo sottostare. Certe persone anziché altre ti sono state affidate perché tu ne abbia cura e NON puoi evitare il tuo compito senza correre il rischio di essere considerato dalla Parola stessa alla stregua di un incredulo. Posso dunque comprendere, ad esempio, chi ha il cuore di aiutare missioni straniere e fare continui viaggi per raggiungere posti ai limiti della sopravvivenza. Posso comprendere. Ma non posso giustificare che questo avvenga senza che PRIMA non si sia aiutato chi ti sta accanto di porta, o chi nella Chiesa sta morendo di inedia. Ma la maggior parte non si dedica a chi nel proprio hinterland sta in condizioni svantaggiate se non peggiori di quelle che si cercano di aiutare fuori. Se Dio ti ha dato di lavorare in un luogo, perché non ti stai adoperando per aiutare in tutti i modi che puoi coloro che si trovano nel luogo dove Dio ti ha mandato a lavorare? Perché il tuo cuore è sempre alla ricerca di altro per potere operare nel Signore? Stai attento perché così facendo stai contravvenendo alla Parola di Dio.

Pastore Gabriele

I Timoteo 5:8 -- Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo.

Qualcuno una volta scrisse che "nessuno di noi può cambiare il nostro ieri ma tutti possiamo cambiare i nostri domani". Questa affermazione mi risulta vera soltanto per l'aspetto che riguarda le scelte e le azioni personali, ma non per quello che il domani offre a senso unico nei nostri confronti. Ci son oallora due parti messe in gioco. Una, quella della sfera personale che decido io; l'altra, quella della sfera impersonale che devo subire a torto o a ragione. La Parola di Dio oggi ci avvisa di non lasciare che la nostra parte, cioè la sfera personale, sia inficiata dal pensiero e o dalla convinzione che io possa cambiare il mio domani. Posso soltanto decidere io cosa vorrò fare, ma il domani appartiene al Signore del cielo e della terra. Non posso vantarmi del mio domani ne fare affidamento a ciò che teoricamente dovrei fare. Posso però oggi scegliere di mettere la mia vita a disposizione di Dio e lasciare che Lui si occupi del mio destino. E allora, cogliamo un secondo detto, che sembra molto più appropriato rispetto al primo: nel nostro oggi cammina già il nostro domani. Indatti Dio era, è e sarà sempre, ogni giorno, il tuo Dio.

Pastore Gabriele

Proverbi 27:1 - Non ti vantare del domani, poiché non sai quel che un giorno possa produrre.

Leggere una affermazione simile crea sconcerto e repulsione. Chi osa calpestare il povero? chiunque sta leggendo potrebbe pensare che costui che calpesta il povero sia un abominio e qualcuno da emarginare completamente, che non è giusto agire in questo modo. E, cari lettori, la considerazione è perfettametne corretta. Quello che ci manca è però guardare in faccia CHI calpesta il povero. forse, guarndando meglio, riusciremo a intravedere ANCHE il nostro volto. E qua nasce il problema. Siamo pronti a giudicare e sentenziare gli errori degli altri ma poco o quasi per nulla siamo pronti a far marcia indietro sui nostri passi e ammettere i nostri sbagli. E non torniamo indietro NON perché non abbiamo il coraggio di farlo ma perché NON ci rendiamo conto di far pure noi stessi parte di chi calpesta il povero. Il verso di oggi utilizza un termine molto singolare per indicare la povertà,..., dal, che propriamente significa povero ma non tanto nel senso di privazione economica quanto di trovarsi ad uno stato inferiore rispetto a chi lo sta osservando. E qua possiamo cominciare a renderci conto che tutti noi, chi più chi meno, ha calpestato il povero. Lo facciamo quando in una discussione dove abbiamo ragione non esistiamo a gongolarci sulle nostre ragioni senza avere pietà e compassione di chi ha sbagliato. Lo facciamo quando vediamo un fratello o una sorella peccare e noi ci sentiamo al di sopra non avendo commesso quello stesso errore. Lo facciamo quando raccontiamo con orgoglio delle prodezze scolastiche dei nostri igli, o delle capacità di nostro marito o nostra moglie, o delle nostre stesse capacità non pensando che molti altri vorrebbero ma non possono. Lo facciamo quando vediamo i nostri stessi genitori sbagliare per una mentalità diversa dalla nostra e calciamo contro di essi non sopportando le loro parole. Lo facciamo sempre, comunque e dovunque. Noi calpestiamo continuamente coloro che possiamo calpestare proprio perché li abbiamo sotto di noi. Quando invece qualcuno di trova al di sopra di noi cominciamo a piatire e a cercare sostegno e appoggio ma non per cambiare, ma per potere determinare di calpestare a nostra volta chi ci calpesta parlandone male o cercando di far valere le nostre ragioni. Pretendiamo da chi è più debole di fare la sua offerta ma non facciamo la nostra. E piuttosto usiamo le nostre energie per edificare la nostra casa, la nostra famiglia. Se gli altri mangiano o non mangiano poco importa, l'importante è che io e la mia famiglia... Sapete dove termina un atteggiamento di apatia nei confronti del nostro prossimo? termina nel fatto che noi non godremo mai delle benedizioni che desideriamo. Amos chiaramente sottolinea come non abiteremo le case costruite ne mangeremo ne berremo del frutto delle vigne. Finché siamo in tempo amici cari, torniamo sui nostri passi, non cerchiamo le nostre ragioni ma cerchiamo piuttosto la ragione di Dio di salvare anime dal peccato. Finché il giudizio di Dio non si abbatte e abbiamo ancora tempo, amiamo il nostro prossimo come noi stessi. Giò c'è una tavola nel cielo pronta, imbandita, e non mancherà ne il riparo ne il cibo. Ci saà il Signore ed il nome del Signore.

Pastore Gabriele

Amos 5:11 -- 11 Perciò, visto che calpestate il povero ed esigete da lui tributi di frumento, voi fabbricate case di pietre squadrate, ma non le abiterete; piantate vigne deliziose, ma non ne berrete il vino.