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Sat, Aug

egoismo

  • Calpestare il povero -- Amos 5:11

    Leggere una affermazione simile crea sconcerto e repulsione. Chi osa calpestare il povero? chiunque sta leggendo potrebbe pensare che costui che calpesta il povero sia un abominio e qualcuno da emarginare completamente, che non è giusto agire in questo modo. E, cari lettori, la considerazione è perfettametne corretta. Quello che ci manca è però guardare in faccia CHI calpesta il povero. forse, guarndando meglio, riusciremo a intravedere ANCHE il nostro volto. E qua nasce il problema. Siamo pronti a giudicare e sentenziare gli errori degli altri ma poco o quasi per nulla siamo pronti a far marcia indietro sui nostri passi e ammettere i nostri sbagli. E non torniamo indietro NON perché non abbiamo il coraggio di farlo ma perché NON ci rendiamo conto di far pure noi stessi parte di chi calpesta il povero. Il verso di oggi utilizza un termine molto singolare per indicare la povertà,..., dal, che propriamente significa povero ma non tanto nel senso di privazione economica quanto di trovarsi ad uno stato inferiore rispetto a chi lo sta osservando. E qua possiamo cominciare a renderci conto che tutti noi, chi più chi meno, ha calpestato il povero. Lo facciamo quando in una discussione dove abbiamo ragione non esistiamo a gongolarci sulle nostre ragioni senza avere pietà e compassione di chi ha sbagliato. Lo facciamo quando vediamo un fratello o una sorella peccare e noi ci sentiamo al di sopra non avendo commesso quello stesso errore. Lo facciamo quando raccontiamo con orgoglio delle prodezze scolastiche dei nostri igli, o delle capacità di nostro marito o nostra moglie, o delle nostre stesse capacità non pensando che molti altri vorrebbero ma non possono. Lo facciamo quando vediamo i nostri stessi genitori sbagliare per una mentalità diversa dalla nostra e calciamo contro di essi non sopportando le loro parole. Lo facciamo sempre, comunque e dovunque. Noi calpestiamo continuamente coloro che possiamo calpestare proprio perché li abbiamo sotto di noi. Quando invece qualcuno di trova al di sopra di noi cominciamo a piatire e a cercare sostegno e appoggio ma non per cambiare, ma per potere determinare di calpestare a nostra volta chi ci calpesta parlandone male o cercando di far valere le nostre ragioni. Pretendiamo da chi è più debole di fare la sua offerta ma non facciamo la nostra. E piuttosto usiamo le nostre energie per edificare la nostra casa, la nostra famiglia. Se gli altri mangiano o non mangiano poco importa, l'importante è che io e la mia famiglia... Sapete dove termina un atteggiamento di apatia nei confronti del nostro prossimo? termina nel fatto che noi non godremo mai delle benedizioni che desideriamo. Amos chiaramente sottolinea come non abiteremo le case costruite ne mangeremo ne berremo del frutto delle vigne. Finché siamo in tempo amici cari, torniamo sui nostri passi, non cerchiamo le nostre ragioni ma cerchiamo piuttosto la ragione di Dio di salvare anime dal peccato. Finché il giudizio di Dio non si abbatte e abbiamo ancora tempo, amiamo il nostro prossimo come noi stessi. Giò c'è una tavola nel cielo pronta, imbandita, e non mancherà ne il riparo ne il cibo. Ci saà il Signore ed il nome del Signore.

    Pastore Gabriele

    Amos 5:11 -- 11 Perciò, visto che calpestate il povero ed esigete da lui tributi di frumento, voi fabbricate case di pietre squadrate, ma non le abiterete; piantate vigne deliziose, ma non ne berrete il vino.

  • I primi posti

    L'apostolo Paolo scrisse: "Non voglio quello che hai, ma voglio voi... Trascorrerò volentieri me stesso e tutto ciò che ho per voi,..." (II Corinzi 2:14-15). Paolo trovò il suo più grande compimento nel dare, non nel ricevere. Per lui, dare era la sua ricompensa. Per lui, avere successo significava avere successo negli altri. Che Pastore! Non uno che cercava di migliorarsi per apparire diverso e più in alto degli altri,..., ma uno che cercava continuamente che gli altri migliorassero raggiungendo la statura di Cristo. Per lui essere gioiosi significava portare gioia agli altri. Questo perché non ha guardato alla gente per la sua ricompensa, ma a Dio, (Efesini 6:8). La cosa più difficile da fare per la maggior parte di noi è combattere la nostra naturale tendenza a metterci al primo posto. Ecco perché è importante esaminare continuamente le tue motivazioni e assicurarti di non scivolare all'indietro nell'egoismo. Se vuoi controllare i tuoi motivi, segui l'esempio di Benjamin Franklin. Ogni giorno si poneva due domande. Quando si alzava la mattina chiedeva: "Che cosa farò oggi?" E prima di andare a letto chiedeva, "Che cosa ho fatto oggi?" Se puoi rispondere a queste domande con altruismo e integrità, allora rimani in pista, altrimenti sei fuori. Vedere le persone bisognose spiritualmente e materialmente e dare per soddisfare quella necessità mantiene giuste le tue priorità e la tua prospettiva. Aumenta la qualità della vita sia per il donatore che per il ricevitore. La verità è che non esiste vita vuota come la vita egocentrica, e non c'è vita centrata come la vita svuotata da sé. Dio non vuole narcisisti, ma altruisti. Egli si è dato per noi e ci ha detto di essere suoi imitatori. Ed ecco il motivo per cui anche Paolo poté sostenere di imitare le sue azioni, visto che lui imitava Cristo.

     

    Pastore Gabriele

     

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