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  • Le due scelte

    Max era un adolescente con problemi di apprendimento e una malattia che lo stava divorando, piano piano. Quel giorno, mentre passava da un campo di calcio, vide un incontro tra due squadre. Chiese a suo padre di assistere alla partita e così fecero. La squadra ospite stava perdendo 4 a 0 e mancavano pochi minuti al termine della gara, e Max chiese a Suo padre di potere chiedere all'allenatore di giocare. Max non faceva altro che desiderare giocare ma il padre sapeva che la cosa era molto improbabile. Si decise, comunque. Andò dall'allenatore e gli chiese se il figlio disabile potesse giocare. Stranamente, si sentì rispondere che poteva! Era ormai la fine della partita, la squadra stava per perdere, l'allenatore valutò che avrebbe fatto piacere a quel ragazzo giocare: ormai non avevano speranze. Quando Max entrò in campo, avvenne qualcosa in tutti i giocatori che in realtà smisero di giocare davvero e cominciarono a lasciare a max la palla. Max segnò quattro goals e la partita finì in pareggio. Non aveva vinto nessuno tranne che max: entusiasta andò a casa da sua madre e le raccontò quello che era successo. La mamma piangeva dalla gioia, il padre di max piangeva dalla gioia, max piangeva dalla gioia.

    Fu l'ultimo inverno di Max. In Aprile era stato raccolto un giglio dal giardino di Dio. Ai suoi funerali parteciparono tutti quei ragazzi e gli allenatori di quella partita. Improvvisamente, guardandosi negli occhi, si resero conto che quel giorno avevano vinto tutti non solo Max.

    Vuoi vincere? Hai due scelte: o aiutare il tuo prossimo, o voltarti dall'altro lato.

    Molti, troppi, si girano dall'altro lato, ma tu spero sia uno di quelli che si trovavano in campo, che cederà il suo pallone a qualcun altro.

     

    Pastore Gabriele

  • Provvedere ai suoi -- I Timoteo 5:8

    I bisogni sono tanti e le economie sono sempre più risicate. E, di fronte alla penuria di ogni genere, la tentazione è quella di far prevalere i propri bisogni rispetto a quelli del nostro prossimo. La Parola che stiamo leggendo oggi ci avvisa che noi abbiamo come cristiani un preciso dovere verso coloro che fanno parte della nostra casa e di chi ci sta intorno, prima ancora che rivolgere le nostre attenzioni ad altro. Il termine utilizzato in questo caso è idion, che significa propriamente coloro che ti appartengono, che ti stanno intorno. Probabilmente la riflessione di oggi urterà qualcuno, ma stiamo commentando la Parola di Dio. E la Parola NON si contesta. E no nè nostra intenzione urtare nessuno ma chiarire qualcosa alla luce della Parola, per non incorrere in certi errori. Dio desidera che tutti siano aiutati e questo è fuor di dubbio, ma il nostro Signore ha messo un elenco di priorità. C'è indubbiamente una scala di priorità alle quali se siamo obbedienti dobbiamo sottostare. Certe persone anziché altre ti sono state affidate perché tu ne abbia cura e NON puoi evitare il tuo compito senza correre il rischio di essere considerato dalla Parola stessa alla stregua di un incredulo. Posso dunque comprendere, ad esempio, chi ha il cuore di aiutare missioni straniere e fare continui viaggi per raggiungere posti ai limiti della sopravvivenza. Posso comprendere. Ma non posso giustificare che questo avvenga senza che PRIMA non si sia aiutato chi ti sta accanto di porta, o chi nella Chiesa sta morendo di inedia. Ma la maggior parte non si dedica a chi nel proprio hinterland sta in condizioni svantaggiate se non peggiori di quelle che si cercano di aiutare fuori. Se Dio ti ha dato di lavorare in un luogo, perché non ti stai adoperando per aiutare in tutti i modi che puoi coloro che si trovano nel luogo dove Dio ti ha mandato a lavorare? Perché il tuo cuore è sempre alla ricerca di altro per potere operare nel Signore? Stai attento perché così facendo stai contravvenendo alla Parola di Dio.

    Pastore Gabriele

    I Timoteo 5:8 -- Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo.

  • Scegli di amare

    Il pensiero di oggi corre sul filo dell'amore. Nel Vecchio Patto era stato scritto di amare il nostro prossimo, (Levitico 19:17-18) ma non certo quello di odiare il nostro nemico. Anzi, proprio riguardo al nemico, sia a livello personale che familiare, la Bibbia ci ricorda che bisogna soccorrere il proprio nemico se la sua cavalcatura gli viene meno e se perde il bue, (Esodo 23:4-5). Soltanto passando alla considerazione del nostro nemico spirituale la Bibbia concorda nel dare il permesso ai Figli di Dio di odiare..., (Salmo 139). Nel Nuovo Testamento Gesù ci ricorda che non bisogna odiare il nostro nemico, mai, e per nessun motivo, (Matteo 5:43-45).

    Queste parole di Gesù non sono parole da dovere comprendere ma ordini da dovere eseguire. Se Gesù ci dice che non dobbiamo odiare i nostri nemici ciò significa che noi possiamo farlo. Chi dice che non può perdonare, in realtà sta dicendo che non vuole perdonare. Scegli di amare. La decisione spetta a te. Se fosse impossibile Gesù non te lo avrebbe detto. Devi soltanto lasciare che la Sua natura prevalga in te sulla tua. Quando scegli di amare liberi un prigioniero. Quel prigioniero sei tu stesso.

    Pastore Gabriele