01
Sat, Oct

sapienza di Dio

  • Abominio o piano di Dio?

    Abbiamo tutti bisogno di capire. Ciò che ci viene davanti, procede da Dio? E' un inganno del diavolo? E' un abominio davanti l'Eterno? Per rispondere a queste domande leggiamo un passo molto conosciuto della Parola de Dio, Matteo 1:18-25. Giuseppe era un uomo giusto. La Parola ci dice che questo uomo aveva riposto nel suo progetto matrimoniale la sua stessa vita e la sua stessa gioia. Non era un uomo che stava coltivando oscuri propositi. Era un semplice servitore di Dio che stava cercando di portare a compimento il proprio progetto di creare una famiglia. Come tu stesso o tu stessa, senza doppi fini stai cercando di portare avanti un progetto nella tua vita. Ma, proprio quando tutto sembra ormai essere "scontato", ecco che si presenta un intoppo, una sorpresa. Amara, molto amara, nel caso della nostra vicenda. Giuseppe, alla evidenza che Maria era in stato di gravidanza, vide crollare addosso tutta la sua stessa vita. Aveva putnato tutto su quel progetto, ma evidentemente Maria aveva distrutto ogni cosa prima che si realizzasse. Non poteva far finta di niente. Non aveva nessun senso. Doveva allontanare la sua promessa Sposa e l'abomino che portava in grembo... Rifletti insieme a me e considera che una cosa simile accada a te, proprio adesso. Stai puntando tutto su un dato progetto. Stai quasi per accarezzare la sua realizzazione ed improvvisamente qualcosa si mette di traverso, qualcosa comincia a non girare a tuo favore. Può essere una malattia, o un divorzio, o una perdita di lavoro, o un cambio repentino di qualche situazione... al di là di cosa è, sicuramente quel cambiamento si presenta come una avversità che distrugge, vanifica, annulla i tuoi sforzi fatti per la realizzazione di quel dato progetto. Ed è naturale chiedersi che soa stia succedendo. Giuseppe si chiese cosa stesse succedendo e alla fine aveva preso una decisione. Avrebbe allontanato Maria senza metterla in difficoltà. Segretamente. In fondo, lui era un uomo giusto, non voleva che Maria, nonostante il suo comportamento "scorretto", (secondo l'evidenza umana), dovesse in qualche modo soffrirne. Quante volte abbiamo dovuto prendere una decisione simile, e restare in silenzio mordendoci le labbra per non parlare e denunciare la situazione. E lo abbiamo fatto per amore, molto spesso. Ma la Parola stamane sta riservandoti un resoconto particolare. Giuseppe aveva preso la sua decisione. Ma Dio non aveva ancora terminato con Giuseppe. E l'angelo dell'Eterno si presentò a Giuseppe incoraggiandolo a prendere con se Maria essendo che ciò che sembrava essere un abominio, un tradimento, una abberrazione, in realtà era soltanto il piano di Dio perché nascesse la salvezza per gli uomini. Da qui tiriamo fuori la lezione per noi tutti oggi. Sappiamo che Dio pensa per noi pensieri di pace per dar noi una speranza e un futuro, (Geremia 29:11). Dunque, quando qualcosa sembra mettersi storto e i nostri progetti sembrano scricchiolare, ricorda che questo verso vale ancora: Dio non ha mai smesso di lavorare per te e per il tuo bene. Allora non indugiare e non scoraggiarti. Se oggi si presenta un problema, esso è solo il mezzo con cui Dio vuole far nascere una speranza e la salvezza. Fai nascere Gesù e non temere di quel che ti circonda. Se Giuseppe si fosse arreso non sarebbe mai nato il Salvatore. Se tu ti arrendi e getti la spugna il piano di Dio nella tua vita non potrà realizzarsi e resterai soltanto con il rimpianto nel cuore e con l'amarezza che qualcosa sia andato storto. Ciò che all'apparenza oggi ti sembra un abominio in realtà è il mezzo attraverso cui Dio sta facendo nascere il tuo riscatto. Ricorda che tutto coopera al bene di chi ama il Signore, (Romani 8:28).

    Pastore Gabriele   

  • Camminare nella luce

    Cari fratelli, prediletti da Dio, tutti sappiamo bene che la luce ha due funzioni: illuminare e riscaldare, al contrario le tenebre di per sé contengono oscurità e assenza di calore.

    Sermone - Belpasso 29/05/2016 - POICHÉ CAMMINIAMO NELLA LUCE, NESSUNO CI SEPARERÀ DALL'AMORE DI CRISTO.
    (Romani 8:35/39 - Giov. 12:35)

    Chi cammina nelle tenebre non sa dove va, cammina a carponi e a tentoni rischiando di farsi male, rischiando di sbagliare strada, rischiando di perdersi... Chi cammina alla luce, invece, ha ben chiaro il cammino davanti a sé, scorge subito ostacoli o barriere e può scansare eventuali insidie. Gesù disse: Io sono la LUCE del mondo, ebbene chi accetta Gesù, chi lo vive e lo sperimenta ogni giorno nella sua vita è al riparo da pericoli, problemi ecc. questo non vuol dire che non incontrerà niente del genere, ma vuol dire che potrà scampare dagli effetti nefandi che alcune situazioni potrebbero avere nella nostra vita, poiché la luce mette in evidenza ciò che ci sta davanti e noi possiamo ben scavalcare o oltrepassare o salire al di sopra di eventuali difficoltà. Ma chi non dimora in Dio, ahimè non ha ben chiaro il cammino e non può scorgere il sentiero davanti a sé, venendo sorpreso da circostanze inaspettate. Un 'altra cosa importante: chi cammina alla luce non solo ha chiaro il cammino dinanzi a sé ma porta in sé e attorno a sé tanto calore, ottimismo, gioia....così chi cammina nella luce di Dio manifesta un amore profondo, intenso, un amore che non conosce ostacoli e che non ha rivali ed è: l' Amore di Dio. Quello di cui parla Paolo nella lettera ai Romani: "chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà l'afflizione, o la fame, o la distretta o la persecuzione, o la nudità, o il pericolo o la spada?.... Io son persuaso che né vita, né morte, né angeli, né principati, né potenze, né cose presenti, né cose future, né altezze, né profondità, né alcun altra creatura potrà separarci dall' amore di Dio che è in CRISTO GESÙ, nostro SIGNORE". C'è da chiedersi a questo punto: noi che diciamo di vivere nella Luce e che predichiamo la Luce stiamo manifestando le opere della Luce? Siamo tanto immersi nella Luce da sentirne il calore o è una Luce a distanza, lontana e fievole? C'e da chiederselo perché oggi l'amore di Dio nella Chiesa si è affievolito, il calore, il fuoco sono solo un pallido ricordo della vera realtà... Questa non è un' accusa ma è un 'allarme, un sintomo da tenere in considerazione affinché non si precipiti nelle tenebre più fitte, ritorniamo più vicini alla Luce tanto da senturne il calore, tanto da propagarlo a chi ci è accanto.... Ritorniamo ai giorni della nostra conversione, ai giorni del nostro pentimento e del nostro cambiamento, torniamo ai giorni dell'unzione dello Spirito Santo, ai giorni dello zelo e del fervore, ai giorni in cui ci donavamo senza esitazioni e senza rimpianti, ai giorni della costruzione e della battaglia in preghiera per conquistare anime a Dio e allora sì che potremo dire di dimorare nella Luce, anzi nemmeno lo diremo perché lo vedranno gli altri... E allora sì che avremo la certezza che niente ci separerà dall'amore di Cristo!!! Niente... né lo scoraggiamento, né lo scherno o la derisione, né la maldicenza, né le menzogne.....Io posso dire e tu potrai dire dopo tutto. l'amore di Dio è in me e porta ancora il suo frutto, e ne porterà ancora maggiormente!!! Dio ti benedica!

    Pastore Fabio Cuscona

  • Casa fondata sulla Roccia

  • Coraggio

  • Dio è la mia forza!

    Salmi 18;1 al 6 Cantico di lode all'Eterno per le passate liberazioni
    1 [Al maestro del coro. Salmo di Davide, servo dell'Eterno, che rivolse all'Eterno le parole di questo cantico, nel giorno in cui l'Eterno lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. Egli disse:] «Ti amo, o Eterno, mia forza. 2 L'Eterno è la mia rocca, la mia fortezza e il mio liberatore, il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio, il mio scudo, la potenza della mia salvezza, il mio alto rifugio. 3 Io invoco l'Eterno, che è degno di essere lodato, e sono salvato dai miei nemici. 4 Doglie di morte mi avevano circondato e torrenti di scellerati mi avevano spaventato. 5 Le angosce dello Sceol mi avevano avvolto e lacci di morte mi stavano davanti. 6 Nella mia angoscia invocai l'Eterno e gridai al mio DIO; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi.
    Leggendo questo salmo notiamo che quello che vi è un dialogo, una lode, una dichiarazione di amore da Davide verso il Signore;
    Davide era libero dalla mano di Saul ma egli era allo stesso tempo sconfortato ed  in uno stato pietoso, un po’  angosciato e umiliato ma trovò  la forza di lodare il Signore pronunciando “ Ti amo o Eterno, mia Forza”
    Questo ci fa riflettere perché  come Davide , che non siamo da meno, siamo peccatori, anche noi siamo provati, affranti o magari sconsolati ma lodare il Signore nella sventura è molto fortificante.
    Se ci lasciamo andare nello sconforto, nella paura, basandoci sulle nostre forze non otteniamo  nulla. Perché? perché senza la fede è impossibile piacere al Signore (Ebrei 11,6) , senza la lode non sentiresti la presenza di Dio poiché  il Signore è in mezzo alle Sue lodi (Salmi 22,3).
    Dobbiamo comprendere che il vero cristiano è un soldato, quindi come tale soggetto a varie “guerre”, varie prove e peripezie. Questo è buono non perché il Signore è un Dio che punisce ma perché Egli  ci ama ci approva; se Dio non permette le prove nella nostra vita sono due le varianti: o che Dio non ci ami  (l’ escluderei a mio avviso poiché Dio è amore)  ,o che noi non ci siamo apprestati a Lui.  
    Trovarci nelle difficoltà non è una novità per ciascuno di noi ma riconoscere e consapevolizzare che Dio è la nostra forza è fortificante;  Dio non vuole che tu perisca, ma è Sua espressa volontà  che tu viva per ritornare a Lui e ricevere la vita eterna (Giovanni 3;16)!!!
    Davide era solo quando  spiritualmente era abbattuto, anche se a sé aveva la sua famiglia con sé, i suoi cantori e la sua corte; quante volte ci sentiamo soli seppur siamo in compagnia?!
    La verità è che noi molto spesso non preghiamo come dovremmo  ma ci lamentiamo continuamente, quando vediamo che le cose non vanno come noi ci prospettiamo tendiamo a ritirarci indietro  e questo riporta al popolo di Israele che liberato dal popolo di Egitto ,dalla schiavitù, si lamentava  e criticavano il povero  Mosè; il popolo di Israele non esitarono di fronte il Mar rosso( e avendo dietro l’esercito egiziano) a lamentarsi, a disperarsi, ad abbandonarsi al loro destino senza vedere che il Mar Rosso era diviso in due e vi era una via di salvezza, passata quella via furono salvati; l’esercito egiziano che rappresentava le loro paure e le loro angosce furono dissolte nei flutti del mare;  come per il popolo di Israele anche a te è stata posto una via di salvezza ed è Gesù Cristo!!!
    ma oggi il Signore sta dicendo al Suo popolo: non temere, non tornare indietro popolo mio, io sono la via, la verità e la vita; chiunque crede in me non perirà ma troverà vita eterna, troverai  vittoria!
    Come posso ottenere forza? Prendi esempio da Davide:
    •    a lodare il Signore (II Samuele 22;50)
    •     incomincia ad avere un attività di preghiera costante(I Tessalonicesi 5;17)
    •     affidarti al Signore Gesù Cristo che toglierà i tuoi pesi (Proverbi 16;3, Matteo 11,29e30), i tuoi affanni e ti darà non solo pace ma anche forza(II Timoteo 1;7) ,
    •     non lamentarti più ma in ogni richiesta che fai al Signore ringrazialo perché Lui ha già operatp (Filippesi  4;6)
    se questo non vi dovrebbe bastare vi invito a prendere  esempio dall’albero da frutto (uno qualsiasi, a vostro piacimento) che per un periodo  viene potato, quindi spogliato di quasi tutti i rami e che non è bello a vedersi. Uno direbbe quanta crudeltà ma invece  c’è un particolare: potandolo l’albero estende più rami e quindi più frutto!
    Fratelli e sorelle rallegriamoci nel Signore perché sta operando nella nostra vita, mettendo delle prove ci ha potato ma per darci più forza, per portare  più frutto e per andare avanti verso la Salvezza!
    Dio vi benedica

  • Dio esaudisce sempre la nostra preghiera?

    Si tratta di una delle domande più importanti che un uomo possa chiedere. Solitamente noi possiamo rispondere così: "Certo che Dio esaudisce le preghiere!". Ma Egli ci esaudisce sempre? Esiste qualche garanzia per la risposta alla preghiera? La risposta è: "Sì, Dio esaudisce sempre chi prega con sincerità". 

    Certe cosiddette preghiere Egli però non le esaudisce, perché non le sente. Quando il Suo popolo si ribellò Egli affermò: "Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto" (Isaia 1:15).
    Un cristiano tuttavia dovrebbe aspettarsi che Dio ascolti le sue preghiere. Secondo la volontà di Dio ogni preghiera riceverà una risposta. Non c'è una sola preghiera genuina che non abbia una risonanza in cielo.
    Ciò nonostante sembra che la dichiarazione meravigliosa di Paolo: "Perché ogni cosa è vostra", sia purtroppo una completa illusione.

    Ignoranza della volontà di Dio.
    Invece non è così. Ogni cosa ci appartiene, ma ci sono molti che non possiedono ciò che Dio generosamente mette a disposizione.
    I proprietari della montagna "Mount Morgan" nel Queensland (Australia) si sono affaticati per molti anni coltivando i loro poggi infruttiferi. Riuscivano a stento a sopravvivere non rendendosi conto che sotto i loro piedi si trovavano le riserve d'oro più ricche che il mondo aveva mai visto. Ecco una ricchezza di valore immenso come mai nessuno avrebbe sognato, ma non scoperta e, perciò, inutile. Apparteneva a loro eppure non la possedevano.
    II cristiano invece è a conoscenza delle ricchezze di Dio nella gloria, in Gesù Cristo, ma sembra che non sappia come impossessarsene.
    II nostro Signore però ci fa sapere che chi chiede può riceverle. Se affermiamo che non c'è preghiera genuina che Dio non ascolti, non pretendiamo tuttavia che Dio ci dia sempre proprio quello che noi abbiamo richiesto.
    Abbiamo mai incontrato genitori talmente folli da agire in tale modo nei confronti dei propri figli?
    Non ci verrebbe mai in mente di dare in mano ad un bambino un attizzatoio ardente, anche se gridasse con tutta la sua forza per averlo.

    Richieste inadeguate e irresponsabili.
    Genitori benestanti spesso si rendono conto che è più saggio fissare una cifra moderata per la paghetta dei figli.
    La risposta di Dio quando preghiamo può essere sia «sì» che «no». C'è però anche la possibilità che dice «aspetta!».
    E' ben probabile che Dio prepari una benedizione più grande per noi di quella che noi possiamo immaginarci e che farà prosperare sia la nostra vita che quella degli altri.
    Ogni tanto Dio risponde con un «no» e ciò non significa necessariamente che siamo colpevoli di un peccato lampante o voluto, anche se è sempre possibile che ci sia peccato non ancora riconosciuto e confessato. A volte pure l'apostolo Paolo ricevette come risposta un «no» (II Corinzi 12: 8 e 9).
    La ragione per rifiutarci certe richieste, molto spesso scaturisce dal fatto che siamo ignoranti della volontà di Dio circa quelle richieste e motivati da intenzioni egoiste quando preghiamo. "...perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene; ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili" (Romani 8:26).

    Questo fu l'errore della madre dei figli di Zebedeo. Ella si avvicinò al Signore, si prostrò ai suoi piedi e fece la sua richiesta. Ma Gesù le rispose immediatamente: "Voi non sapete ciò che domandate" (Matteo 20:22).
    Elia, che era un grande intercessore, pure lui ogni tanto ebbe la risposta «no».
    Quando però si trovò sul carro di fuoco che lo portò via in gloria, non si sarà rammaricato che Dio aveva detto «no» in quel giorno che gridò a Lui: "...oh Signore, prendi la mia vita!".
    La risposta di Dio qualche volta è «aspetta». Forse dobbiamo aspettare che Dio esaudisca la nostra preghiera perché non siamo ancora pronti per il dono che noi richiediamo, come nel caso della lotta di Giacobbe.
    Ricordiamoci la preghiera famosa di Agostino: "Oh, Signore, purificami, ma non subito!". Le nostre preghiere non assomigliano a questa?
    Ogni tanto Lui ci fa aspettare, finche ci dà la risposta, perché mira a qualcosa che accrescerà la Sua gloria.
    Il ritardare di Dio non è un rifiuto. Non comprendiamo sempre perché una volta Egli ritarda a rispondere ed un'altra volta invece ci esaudisce "prima che lo invochiamo" (Isaia 65:24).

  • Fuori dalla confusione

    Molte volte capitano persone che sostengono che Dio non esiste in quanto non risponde con segni e prodigi evidenti, ma che sembra “nascondersi” dietro le parole di potenza scritte nella Bibbia...

     

  • Gesù era un Maestro?

    Risposta: Molti hanno chiamato il Signore Gesù “Maestro”. Se apparentemente questo fatto può essere scontato per chi riconosce il Signore Gesù quale Re dei re e Signore dei Signori, non tanto semplice dovette essere per gli Scribi e i Farisei del tempo, dovere deglutire questo appellativo da un esponente figlio di un falegname e proveniente da una cittadina senza “importanza”. Gesù viene nominato 90 volte nella Parola di Dio, ma, ciò che stupisce è che, accanto al titolo di Redentore, Salvatore, Signore, si accosta più frequentemente quello di “Maestro”, (60 volte). Il popolo lo riconosceva maggiormente sotto questo punto di vista. Ma non solo: lui stesso ebbe a confermare questo titolo che gli veniva attribuito:

    Giovanni 13:13 – voi mi chiamate Maestro e Signore, e fate bene, perché lo sono.

    Lo stesso Nicodemo, personaggio di spicco e influente nella società di quel tempo, lo riconobbe come Maestro e come proveniente da Dio, (Giovanni 3:2). E, se leggiamo la Parola la stessa folla riconobbe in lui la figura di un maestro perché quello che diceva non era una sterile ripetizione di concetti imparati tra i banchi di scuola, ma la effettiva presenza di un Dio che voleva stabilire la propria autorità, che nessuno può e deve mettere in discussione.

    Matteo 7:29 – Egli insegnò come uno che aveva autorità non come un maestro della Legge.

    Mentre I rabbini a stento si citavano l’un l’altro per darsi maggior credibilità egli parlava direttamente di cose conosciute e fondate. Non aveva una Laurea così come noi la intendiamo, eppure stendeva i migliori con delle semplici frasi. Il suo ultimo comandamento stesso fu un comandamento di “insegnare”, (Matteo 28:19). Ma perché fu davvero un Maestro buono? Dopo duemila anni circa milioni e milioni di persone continuano a fare quello che lui ha comandato di fare. Ottimo insegnante, anzi, …, ottimo maestro

  • Gesù fu tentato?

    Era impossibile per Gesù peccare. In Luca 1:35, a Maria venne riferito che "quella creatura Santa" concepita per mezzo dello Spirito Santo, è il Figlio di Dio. Era "santo senza difetto, macchia, separato dai peccatori", (Ebrei 7:26). E' una brutta eresia sostenere che Gesù poteva peccare o che c'era qualche peccato in Lui. Egli fu in ogni punto come noi tranne che per uno: non era contaminato con il peccato.

    Gesù non venne tentato per vedere se Egli potesse cadere. Egli venne tentato per mostrare che non poteva cadere: "il principe di questo mondo viene ma non ha nulla in me" (Giovanni 14:30). Dopo che Egli ebbe vissuto circa 33 anni, Satana arrivò con le sue tentazioni, tentazioni che coprivano l'intera personalità umana - quella fisica, mentale, spirituale.

    Il Signore Gesù non avrebbe potuto cadere, e la prova venne data affinché venisse dimostrato che Egli non sarebbe caduto. Se Egli sarebbe caduto, allora la tua salvezza e la mia sarebbero continuamente messe in discussione. Nel momento in cui si sarebbe arreso al peccato, non sarebbe più potuto essere nostro salvatore. Le sue tentazioni sono le stesse che vengono a noi.

    Quando qualcuno alza la testa sostenendo che Dio dovrebbe essere tentato come noi stessi lo siamo stati, mi viene da rispondere che Egli fu tentato in misura superiore a noi stessi.Ogni barca è costruita per resistere ad una certa pressione. Quando la pressione supera il massimo consentito, allora la barca comincia a cedere, dopodiche la pressione stessa comincia a scemare.

    Ora, il demonio ha messo ogni tipo di pressione sul Signore Gesù, ma Egli ha resistito. Avrebbe potuto portare qualsiasi tipo di pressione. Come noi, anche lui sa perfettamente cosa significa essere tentati. La differenza è che mentre lui non è mai caduto, noi si.

  • Hesed - Amore

    Ci sono tanti modi per leggere la Parola di Dio, e come abbiamo spesso ricordato, il più conveniente e spirituale consiste nella meditazione della Parola stessa. Ora, il concetto di meditazione assume un contorno ben più profondo quando torniamo a leggere i termini nella lingua originale in cui sono stati espressi... Sembrerà una forzatura, ma quanti errori di interpretazione hanno man mano condotto tanti scolari bibilici lontano dalla verità. Con questa serie di brevi articoli vogliamo esaminare alcune delle più importanti parole in ebraico che sono mai state scritte per tutti noi, per trarre la giusta interpretazione e rinnovare il nostro legame con la Parola di Dio.

    Il primo termine che vogliamo esaminare insieme è HESED. Il termine, che si rende anche con CHESED, si trova in diversi versi ma oggi vogliamo analizzarlo nel verso di Isaia 54:10. "Sebbene le montagne fossero scosse e le colline rimosse, pure il mio AMORE per te non sarà rimosso ne il patto della mia pace, dice il Signore che ha misericordia di te".

    Queste parole rinfrancano il mio animo e credo rinfranchino anche il vostro. Quanti errori abbiamo commesso e quanti altri ne commetteremo! Eppure, mentre gli uomini non fanno altro che additare i nostri errori c'è chi ci garantisce che il SUO amore non si dipartirà mai da noi. Questo termine HESED non è di semplice comprensione. Diversi teologi confermano che significhi letteralmente "gentilezza e generosità senza riserve e infinita". HESED non è soltanto un sentimento, ma è anche una azione. Questo tipo di amore si mette in azione nei confronti di chi ne è interessato. Non si tratta di un amore romantico, che svanisce quando l'atmosfera "giusta" viene meno, ma è un amore fedele, affidabile. Un padre che per l'ennesima volta riprende un figlio drogato, o una moglie che dedica la sua vita alla casa, sono soltanto ombre di ciò che HESED vuole significare.

    Oggi, qualunque cosa o prova tu stia affrontando, puoi confidare in questo amore divino che non sarà mai scosso per te.

    Pastore Gabriele

  • Il perdono

    Questo è un argomento che viene molte volte menzionato affrontato,discusso,ma nella pratica giornaliera è difficile da mettere in pratica,anche perchè cozza con la nostra interiorità che è nascosta da occhi umani ed è li che risiede davvero chi noi siamo. Eppure Cristo ci insegna a perdonare sempre: famosa la risposta di Gesù a Pietro devi perdonare il tuo fratello non 7 volte ma 70 volte 7. Il perdono è basilare nella vita di ogni buon Cristiano perché esso porta il beneficio primario proprio a chi lo da, e cosa ancora più importante accompagnato al perdono è il dimenticarsi il male ricevuto perchè rimuginare il male il diavolo tiene legato il Cristiano che pur venendo in chiesa pur alzando le mani non può elevarsi nelle alture di Dio:  la zavorra del risentimento lo tiene giù a terra. Fratelli e sorelle perdoniamo sempre ogni cosa e non diamo spazio al risentimento nel nostro cuore affinché la benedizione di Dio possa essere copiosa e abbondante nella nostra vita,allontaniamo ogni tipo di contesa e viviamo appieno per Cristo,cercando il bene e la comunione fraterna sopra ogni umana ragione,e sopra le nostre giustizie umane,tanto alla fine Cristo giudicherà tutti e prima di tutti giudicherà noi che a sua volta siamo portatori di sozzure umane perche viviamo ancora in questo corpo mortale. Perdona oggi stesso chi ti ha fatto del male non guardando niente e nessuno, ma guarda li alla Croce dove Cristo ha perdonato te e me. Dio ci Benedica!

    fratello Eliseo Di Mattia

  • Infinitamente ... Dio

    Proprio questa mattina stavo riflettendo sullo studio che porterò sui nomi di Dio e proprio mentre riflettevo su questo ho sentito forte la spinta da parte di Dio di scrivere qualcosa. Il nome Elohim indica una pluralità e una singolarità allo stesso tempo, e, mentre la mia ragione cercava di dare un significato a questo controsenso, perche in realtà anche linguisticamente il singolare è singolare e plurale è plurale, in tutte le lingue del mondo.... ma, mentre stavo riflettendo questo la presenza di Dio è intervenuta e una constatazione è sorta dal mio cuore: "Dai, misura l'infinito...lo puoi misurare"? Certamente sappiamo che l'infinito non è identificabile con nessuna regola umana, ne possiamo razionalizzare tutto questo. Pensate come la ragione può andare in tilt quando si entra in un tunnel senza ritorno, ma non vi preoccupate non ci sono entrato e neanche vi entrerete se come me ascolterete l'altra parte della riflessione che il Signore mi diede.....Egli è l'infinito!  Gloria a Dio! Noi cerchiamo con tutti i modi possibili di identificare Dio con i nostri metodi umani ma egli è l'infinito come potremo renderlo finito? Come potremo rendere umano ciò che non lo è? Dio è Dio e la nostra ragione non può afferrare Dio con la propria forza, Dio nasconde se stesso dietro la semplicità del suo essere Infinito, ecco perche i teologi acquisiscono conoscenza ma ne sconoscono la potenza, perché si perdono nel tunnel della ragione cercando di misurare ciò che non essere misurato. "Or senza la Fede è impossibile piacere a Dio" si amico, si fratello Dio stesso si rende abbordabile a gente ignorante come me, a gente che ha il cuore rotto e lo spirito contrito, cioè a gente semplice che lo cercano con tutto il cuore,abbassando le armi della ragione ed alzando le armi delle Fede, questo è l'unico modo che può misurare Dio perche è e rimarrà per sempre....."Infinitamente Dio". Dio vi Benedica!

     

    Fratello Di Mattia Eliseo

  • La volontà

    Forse è strano pensare che questa capacità innata nell'uomo non solo ci da la possibilità di realizzare ogni progetto della nostra,nel positivo, e nel negativo di non realizzare il progetto che ci siamo prefissati: non a caso abbiamo a confronto "la forza di volontà" e la "mancanza di volontà", ma in realtà cosa è la volontà? E dove ha inizio? Bene cosa è lo abbiamo sottolineato all'inizio di questa riflessione e dove ha inizio possiamo individuarlo proprio nel giardino dell'Eden quando all'uomo fu dato il libero arbitro cioè la facoltà di scegliere secondo il proprio pensiero. Già, Dio non obbliga nessuno e ci lascia scegliere ci lascia liberi di andare dove vogliamo avendo però come unica ricompensa che qualsiasi cosa noi facciamo ritorna a noi sotto forma di premio sia esso positivo o negativo. Già la Bibbia dice:.. Ciò che l'uomo avrà seminato altresì raccoglierà.... Già la nostra volontà ha la facoltà di condurci verso il bene o verso il male,pero non è semplice scegliere il bene e l'apostolo Paolo lo sapeva benissimo.....il bene che voglio non faccio e il male che non voglio faccio, e già il male o il peccato fa molto gola alla nostra umanità, è dolce da gustare quando è compiuto ma a contatto con la nostra anima è un cancro letale, ma allora cosa dobbiamo fare? Dobbiamo cercare di lasciarci guidare da Dio come era in Eden, dobbiamo seguire la guida di colui che è l'autore della vita: senza di lui solo la morte ci attende. Se viviamo guidati dalla nostra umanità peccaminosa la bibbia ci dice:.. L'anima che pecca morrà.... Invece Cristo ci da una via d'uscita affidarci a lui significa vivere, e vivere in Eterno: questa è la nostra Fede questa è la nostra speranza che Cristo ci ha promesso che se ci affidiamo a Lui noi avremo vittoria perché ha vinto. Sapete, la mattina presto quando i miei occhi si aprono cerco come prima cosa un contatto con Dio per davvero lasciarmi guidare su ciò che dovrò prima meditare e poi scrivere. E proprio stamattina il mio pensiero si è concentrato sulla volontà. La volontà è quella forza che ci spinge ad agire o no nella nostra vita, di scegliere di andare a destra o sinistra cioè e quella che in poche parole ci porta alla vita o alla morte. Quindi deduciamo da questo breve ragionamento ci porta alla conclusione che ciò che nella nostra vita è frutto o conseguenza della nostra volontà. Impossibile dirà qualcuno.... Le mie spalle bruciano ancora per aver dato ascolto alla mia volontà..... "C'è una strada che all'uomo sembra diritta….Questa affermazione presa cosi sembra strana ma non e così, la vita purtroppo è una continua presa di volontà ma l'uomo vede ciò che ha davanti in quell'istante non ha la capacità di vedere oltre perché non rientra nelle sue capacità, ma un esempio mi tocca tantissimo....Gesù nel Getsemani dice cosi: Padre se e possibile allontana da me questo calice, ma non la mia volontà la tua...mi vengono i brividi, Gesù sta davvero vedendo come "uomo" la morte, il tormento che si sta abbattendo nel suo corpo ed é sull'orlo di cedere alla sua volontà umana di tirarsi indietro,ma la sua natura perfetta di figlio di Dio viene fuori nel dire..non la mia ma la tua volontà sia fatta. Perché ci dici questo? Perché ho imparato a mie spese che se l'uomo vivesse al centro della volontà di Dio tutta la vita stessa avrebbe un'altra senso,ed anche le prove più buie e le afflizioni più devastanti si vedrebbero sotto un'altra aspetto, io stesso sto vedendo che rimanendo fermo nei proponimenti di Dio la mia vita acquisisce un valore aggiunto e tutto quello che mi circonda,pur se pieno di prove e di insidie gira tutto diversamente, e la Gloria di Dio a più spazio di manifestarsi in me. Ora non so perché scrivo però voglio invitati a sottomettere la tua volontà a quella di Dio,perché e L'unico che può guidati in questo mondo,per avere una vita piena di agi? No assolutamente,ma lui ci ha promesso una vita ad esuberanza qui e dopo la morte vita eterna alla sua presenza. E voglio concludere dicendo con tutto il cuore che le parole del padre nostro possano davvero essere scolpite nel mio cuore e nei cuori di tutti coloro che lo temono ed attendo il Suo ritorno: "Sia fatta la Tua volontà come in cielo cosi in terra". DVB

    fratello Di Mattia Eliseo

  • Santità e Santificazione

    Santità e Santificazione

    Nel nostro cammino cristiano, evidentemente, ci sono cose più importanti e cose meno importanti che possiamo permetterci di trascurare o meno. Sicuramente, una delle cose che non possiamo permetterci di lasciarci indietro nel nostro percorso è la ricerca della santità. La santità, come termine in un comune dizionario, indica uno stato di perfetto distaccamento dal mondo. Il termine santo, infatti, significa “separato dal mondo”. La santità, per converso, è lo stato di separazione del mondo, (G37 – hagiazó Dizionario Strong). Se la santità dunque è uno stato di “arrivo”, una sorta di conclusione di un percorso, la santificazione è il processo che ci porta verso tale stato, (G38 – hagiasmos dizionario Strong). Il verso che ineluttabilmente crea e evidenzia l’importanza della ricerca della santificazione è riportato sotto:

    Ebrei 12:14 - Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore;

    Questo verso ci da parecchie informazioni, che devono servirci per comprendere davvero cosa lo Spirito Santo vuole comunicarci attraverso queste meravigliose parole dalle quali non possiamo prescindere, (II Timoteo 3:16).

    Innanzitutto il verso esordisce con un verbo significativo, “impegnatevi”. L’Etimologia del termine greco utilizzato dall’Apostolo Paolo è G1377 – diókó che significa letteralmente “cercate con tutte le vostre forze come per vincere, per sopraffare la vostra preda”. Il verbo utilizzato in questa sede dunque ci esprime perfettamente lo stato mentale e l’atteggiamento del credente nei confronti del raggiungimento della santità: un comportamento attivo, e non blando, un atteggiamento di imposizione personale, ma non in maniera dimessa come di chi deve farlo e basta, ma come di chi ha amore a farlo sapendo che deve riuscirci. Sa che deve riuscirci perché se non sopraffarà la preda allora morirà di fame. Questo semplice verbo apre la porta a mille riflessioni e mille considerazioni. Devi combattere il buon combattimento, e devi combattere come chi ha amore alla vittoria e ha certezza di vittoria.

    Naturalmente oltre alla santificazione Paolo mette in evidenza la ricerca, con la stesse veemenza, della pace. Con la differenza però che mentre la santificazione è conditio sine qua non per la salvezza, la pace invece no, tanto più che lo stare in pace dipende non soltanto da te ma da chi ti sta intorno, (Romani 12:18). Attenzione, però dunque che comunque la pace con tutti deve essere cercata come chi la vuole e la deve ottenere, mutatis mutandis. Stiamo dunque attenti che la nostra ricerca per la santificazione non divenga barriera che ci impedisca di vedere i limiti degli altri ed esercitare l’amore di Dio nei confronti di chi, essendo più debole di noi nella fede, fa fatica o si trova in una condizione di impossibilità a venire fuori da certe problematiche, (Galati 6:1). Molto spesso abbiamo visto mutare nel tempo la ricerca della santificazione in ricerca di isolamento perché non vediamo nessuno “migliore” di noi. E questa, amici miei, è una trappola molto pericolosa del demonio. Molto più del peccato stesso che stiamo cercando di abbattere nella nostra vita. Diventa lo stesso orgoglio di chi come Satana si vuole sedere al di sopra di Dio. Involontariamente noi cominciamo ad essere giudici e ogni gesto degenera in una radice di amaritudine e di giudizio dal quale non solo non riusciamo a fuggire ma dal quale NON desideriamo fuggire cambiandolo per un traguardo spirituale raggiunto.

    Ebrei 12:15 - vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati;

    Il nostro compito è anche quello di salvaguardare i nostri fratelli non di giudicarli. In questo senso bisogna che tutti stiamo molto attenti a come ci muoviamo. Della serie che meglio restare in silenzio molto spesso piuttosto che parlare per ferire.

    Ritornando sui nostri passi, come il Libro di Ebrei ci informa, la santificazione è un passo fondamentale per la salvezza. Non possiamo prescindere da essa. Pietro, nel giorno della Pentecoste, a chi chiedeva su cosa fare per essere salvato, espresse in chiare lettere un messaggio che confrontato con il verso di Ebrei potrebbe risultare “impari”:

    Atti 2:38E Pietro disse:Ravvedetevi tutti, e ciascuno di voi sia battezzato nelle acque nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”.

    E dov’è la santificazione che Paolo dichiara necessaria? Sembra quasi che sia superflua, ma in realtà si trova dentro il verso di Atti 2:38.

    Il ravvedimento, come termine tecnico utilizzato in questo verso, è G3340 - metanoeó, che significa letteralmente “cambiare la propria mente” “pensare in maniera diversa”. Quindi il ravvedimento vede il credente come parte attiva di questo processo di conversione, non parte passiva che “subisce” la conversione. Il ravvedimento, come è facilmente dimostrabile in tanti passi paralleli della scrittura, porta alla decisione di battezzarsi nelle acque, “per il perdono dai peccati”. L’essere vecchio muore in Cristo e risorge in una nuova vita in un nuovo atteggiamento mentale e di spirito. Ma l’uomo che esce dalle acque diventa santo avendo avuto perdonato i peccati? O lo diventa frustandosi mille volte al giorno? La Parola osserva che:

    Geremia 17:9 - Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? (confronta pure Salmo 14:2-3 e Romani 2:1-11).

    E, giusto per togliere spazio ad ogni dubbio, il termine insanabilmente, viene a tradurre il vocabolo H605 - anash che vuole dire senza via di scampo o senza nessuna possibilità (umana, terrena).

    Colui che è giusto nel senso che compie le opere di giustizia, per obbligazione, per costrizione o per forza se volete, non riesce a trattenersi dal peccato:

    Proverbi 24:16 - Perciocchè il giusto cade sette volte, e si rileva; Ma gli empi ruinano nel male.

    E ancora, se il giusto viene salvato a stento come finirà al peccatore? (I Petro 4:18).

    Il cristiano che cade trova la salvezza perché “cerca”, “si impegna” nella ricerca della santificazione, proprio rialzandosi dalla sua caduta, (proverbi 24:16). Allora, ritornando indietro, nel verso di Atti 2:38. Lo Spirito Santo che viene ad albergare nel cuore di quell’uomo che pur essendo impegnato cade, lo aiuta a rialzarsi e lo fa andare avanti di fede in fede, di valore in valore, di giustizia in giustizia. Ma è un percorso, badiamo bene, e questo percorso è anche molto accidentato e NESSUNO, diciamo NESSUNO può essere esentato dall’errore:

    Romani 7:24Misero me, chi mi tirerà fuori da questo corpo votato alla morte?

    Romani 7:15 - Poiché io non riconosco ciò che io opero; perciocché, non ciò che io voglio quello fo, ma, ciò che io odio quello fo.

    Concludendo questa prima parte, allora dobbiamo comprendere che per la pazzia della predicazione noi veniamo sollecitati dallo Spirito a cambiare mente ad aprire il cuore di pietra, (confronta Paolo che predica a Tiatiri, alla mercante Lidia). Ma nel momento in cui Dio cambia la nostra mente e ci fa vedere, possiamo o restare fermi sui nostri passi, comprendendo che stiamo facendo la cosa sbagliata ma non facendo nulla per cambiare il nostro stato, o correre a Dio ravvedendoci e facendo un patto nelle acque con lui. Ma la nostra garanzia non siamo noi stessi con la nostra natura fallace e caduca, perché CHI NON HA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA, e mi sa che tutti dobbiamo rinunciare a scagliare, tanto più che davanti a Dio non c’è il peccato grande e quello piccolo ma il peccato:

    Ezechiele 18:20 - La persona che pecca è quella che morirà, il figlio non pagherà per l'iniquità del padre, e il padre non pagherà per l'iniquità del figlio; la giustizia del giusto sarà sul giusto, l'empietà dell'empio sarà sull'empio.

    Con lo Spirito Santo che concilia e interpreta la Parola in noi, troviamo la forza e il coraggio di rialzarci e di andare avanti combattendo nel nome prezioso di Gesù Cristo.

    Noi non siamo Santi perché lo siamo ipso facto, ma proprio per la dimora di Dio in noi attraverso il Suo Spirito, (I Corinzi 6:11).

    Efesini 1:4Noi siamo stati eletti in Lui prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui nell'amore.

    Ciascuno di noi può dunque, in piena sicurezza di fede e nella potenza dello Spirito, impadronirsi di tale rivelazione, una delle più gloriose di tutte: Cristo, mia santità. Non cerchiamo nulla al di fuori di lui, ma rallegriamoci di essere in lui, uno con lui e conseguentemente di tutto ciò che egli è in se stesso per noi! Quale glorioso privilegio è per i credenti, possedere la santità stessa di Cristo! Se noi accettiamo questo fatto per fede ne constateremo la realtà. Dobbiamo manifestare al mondo chi siamo portando il riflesso della sua luce, (Efesini 5:8).

    Se realizziamo la santificazione, vi sarà nella nostra vita del frutto alla gloria del Signore, gioiremo della sua comunione ed Egli sarà visibile in noi. Laddove la santità pratica fa difetto, lo Spirito Santo è rattristato, la testimonianza del credente è compromessa, non vi è in lui nè gioia nè pace nè potenza. Un tale cristiano è carnale, perchè in lui agisce la carne e non lo Spirito; al posto d'essere un "uomo fatto", è un "bambino" che non sopporta il cibo solido (Ebrei 5:14; Ebrei 4:13; I Corinzi 3:1-3). Egli non "vede" Cristo, in quella visione attuale, privilegio di colui che "procaccia la santificazione". Come si ottiene la santificazione pratica? Sicuramente attraverso l’opera di Dio in noi: Dio stesso agisce in noi, mediante la sua grazia, per produrre la nostra identificazione progressiva con Cristo, perchè "Cristo sia formato in noi" (Galati 4:19). Quest'opera si compie quotidianamente e terminerà nel giorno di Cristo: "Avendo fiducia in questo: che Colui che ha cominciato in noi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" (Filemone 1:8). È Dio che opera in noi il volere e l'operare, per la sua benevolenza (Filemone 2:13). Il credente può dunque porre tutta la sua fiducia in Dio e nella sua promessa di conservarlo irreprensibile - spirito, anima e corpo - fino al ritorno del Signore. "Fedele è Colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo" (I Tessalonicesi 5:23-24).

    E se noi ostacoliamo, per nostra disobbedienza, questa azione della grazia divina in noi, Dio deve ricorrere alla disciplina, per il nostro bene e affinché partecipiamo alla sua santità. Egli agisce allora verso noi come verso dei figli, "perchè qual è il figliuolo che il padre non corregga?". Questa disciplina è la espressione dell'amore di Dio per noi. "Il Signore corregge colui che egli ama e flagella ogni figliuolo che egli gradisce". Allorché essa ha lavorato in noi, "rende un pacifico frutto di giustizia", manifestata mediante la santificazione pratica. È per questo che siamo esortati a non disprezzare la disciplina del Signore e a non scoraggiarci nemmeno quando Egli ci riprende (Ebrei 12:4-11). Al contrario, noi possiamo benedire l'amore che ci educa, e domandare con Davide: "Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore. Provami, e conosci i miei pensieri. E vedi se v'è in me qualche via iniqua, e guidami per la via eterna" (Salmo 139:23-24).

    È per lo Spirito Santo che il credente fa morire gli atti del corpo (Romani 8:13), cioè le manifestazioni della carne che è in lui. Il suo corpo è il tempio dello Spirito Santo e non gli appartiene più, perché egli è stato riscattato a un gran prezzo: il sangue prezioso di Cristo. Egli deve dunque vegliare a non intralciare l'azione dello Spirito in lui, al fine di glorificare Dio nel suo corpo (I Corinzi 6:19-20).

    E, infine, dobbiamo ricordarci che l’effetto della Parola entra nell’uomo che vi medita sopra, (Giosuè 1:8) e colui che si sottomette alla Parola e la osserva ama il Signore. "Perché la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti e i pensieri del cuore" (Ebrei 4:12). Guardiamoci dal sottrarci al taglio di questa spada! Nella sua preghiera sacerdotale, il Signore Gesù chiede a Dio di santificare i suoi per mezzo della verità, e aggiunge: "La tua parola è verità" (Giovanni 17:17). "Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona" (II Timoteo 3:16-17).

    Salmo 119:11Ho riposto la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te.

    L'applicazione della santificazione

    La santificazione s'applica a tutto ciò che noi siamo e a tutto ciò che facciamo.

    a) Al nostro corpo

    La Parola di Dio dichiara che il nostro corpo "è per il Signore". Esso è il tempio dello Spirito Santo; è per questo che noi dobbiamo glorificare Dio nel nostro corpo (I Corinzi 6:13,19,20). Il credente è esortato a "possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza.. poichè Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione" (I Tessalonicesi 4:4-7). Noi abbiamo il prezioso privilegio di "presentare i nostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio", vale a dire di consacrarli interamente al Suo servizio (Romani 12:1; Romani 6:13,19).

    b) Ai nostri pensieri

    Dio esorta alla santificazione dell'uomo interiore: "Custodisci il tuo cuore più d'ogni altra cosa" (Proverbi 4:23-27). Davide proclama: "Ecco, tu ami la sincerità nell'interiore" (Salmo 51:6). L'apostolo Paolo invitava i Corinzi a purificarsi da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la loro santificazione nel timor di Dio (II Corinzi 7:1). La vita di Cristo in noi non saprà trovare la sua gloria laddove Cristo non troverà la sua. Lo Spirito di Cristo in noi, non può essere differente dallo Spirito che era in Cristo. "Chi si unisce al Signore è uno spirito solo con Lui" (I Corinzi 6:17).

    c) Alle nostre parole

    La santificazione delle nostre parole deriverà dalla santificazione dei nostri pensieri. Noi dobbiamo evitare tre scogli:

    - le maldicenze (I Pietro 2:1);

    - le espressioni fuori posto o sconvenienti (Efesini 4:29; Efesini 5:4);

    - la menzogna, (Apocalisse 21:8).

    La menzogna, di cui Satana è il padre, è incompatibile con la santità. "Non mentite gli uni agli altri" (Colossesi 3:9). "Gettando lungi da voi ogni frode" (I Pietro 2:1). La menzogna è il riflesso di una falsità interiore che Dio ha in orrore, perchè Egli vuole la verità nell'uomo interiore (Salmo 51:6).

    d) Al nostro cammino

    II credente è chiamato a manifestare la santità in tutto il suo cammino, secondo il modello perfetto che il Signore ci ha lasciato. "Chi dice di dimorare in Lui, deve, nel modo ch'Egli camminò, camminare anch'esso" (I Giovanni 2:6). Tutto ciò che è indegno di Cristo, si è detto, è indegno di un cristiano. Questa santità sarà caratterizzata dalla luce in tutto il nostro comportamento. "Voi siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce.. esaminando che cosa sia accetto al Signore" (Efesini 5:8-10).

    Il mondo è il dominio di Satana, suo capo (Giovanni 14:30). È un vasto sistema organizzato per la soddisfazione delle concupiscenze umane, e che pure in tutte le sue manifestazioni religiose rinnega totalmente Dio. "Tutto quello che è nel mondo.. non è dal Padre" (I Giovanni 2:16). "Tutto quello" include: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita.

    Esiste un parallelo tra queste tre cose, da una parte, e i tre elementi della tentazione di Eva, dall'altra parte (Genesi 3:6). Ella vide che il frutto era:

    - buono da mangiare (concupiscenza della carne, cioè i cattivi desideri tendenti alla soddisfazione dei sensi, che si tratti di piaceri raffinati o volgari);

    - un piacere per gli occhi (concupiscenza degli occhi: l'eccitazione di malvagi desideri attraverso ciò che si vede);

    - desiderabile per diventare intelligente (l'orgoglio della vita: il desiderio dell'uomo di "farsi uguale a Dio", di elevarsi al di sopra degli altri, la vanità, lo spirito di dominazione).

    Di fronte a certe decisioni, il credente è chiamato a discernere ciò che costituisce una concupiscenza o un desiderio legittimo. Noi siamo stati chiamati a libertà, ma dobbiamo vegliare a non usare della libertà come d'una occasione alla carne (Galati 5:13). La libertà alla quale siamo stati chiamati è la libertà di servire e di glorificare Dio. D'altra parte, se tutte le cose sono permesse, non tutte sono convenienti ed edificano (I Corinzi 10:23). Durante la sua vita, il credente è dunque chiamato a fare una scelta (Deuteronomio 30:19-20). Se ha del discernimento spirituale e se teme Dio, non avrà difficoltà a conoscere la Sua volontà, perchè "il segreto dell'Eterno è per quelli che lo temono" (Salmo 25:14). L'apostolo Paolo non cessava mai di chiedere a Dio che i Colossesi fossero ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni saggezza e intelligenza spirituale, per marciare in maniera degna del Signore, per essergli graditi sotto ogni aspetto. Questa saggezza e questa intelligenza sono di origine spirituale. Più vivremo presso Dio, meglio conosceremo la Sua volontà. Ma là dove vi è della propria volontà o dell'ignoranza, la luce mancherà.

    Il credente si astenga dunque, senza esitare, da tutto ciò che la Parola vieta espressamente. E dove non vi è un espresso divieto, deve chiedersi se quello che si fa è alla gloria di Dio, (I corinti 10:31) e non serva per il proprio piacere terreno, (Romani 13:14). Infine, ma non ultimo, ci si chieda sempre se il mio agire non comporta una caduta per mio fratello. Ciascuno di noi è esortato a non essere una occasione di caduta per il proprio fratello (I Corinzi 8:13). "Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi l'altrui" e rispetti "la coscienza dell'altro" (I Corinzi 10:24-29). Non dovremmo mai dimenticare questo principio fondamentale: "Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, a scopo d'edificazione" (Romani 15:2).

  • Sei ateo? E allora .....

    Non so se vorrai leggere fino in fondo questa breve riflessione... io comunque ti prometto di non annoiarti....

    Molti oggi si professano agnostici. E, fino a qua, posso in qualche modo concordare con il fatto che molti possano avere dei dubbi riguardo l'esistenza o meno di Dio e la mettono in dubbio non riuscendo a darsi una spiegazione razionale, (agnosticismo). Ne sospendono, come sostiene la stessa definizione del termine ripreso, il giudizio. Ma cosa dire a proposito di chi si definisce Ateo, cioè nei confronti di chi afferma che Dio non esista?

    Molto spesso si chiede a chi è cristiano di dimostrare l'esistenza di Dio, ma bisogna riflettere sulla vera essenza di ogni cristiano. Essere cristiano significa avere creduto in Dio. E, paradossalmente, a coloro che Lo accettano, Dio si manifesta in una esperienza personale e irripetibile, che non può essere esportata all'esterno di quel credente ma che lo mette in condizioni di potere assolutamente credere che Dio esista, avendone chiaramente avvertita la Sua presenza.

    Oggi voglio ribaltare i termini della questione, interrogando chi sostiene di essere ateo di portare della controprove scientifiche che accertino la NON esistenza di Dio. PErché io cristiano devo dimostrare ciò che ho nel cuore e di cui sono certo? Tu piuttosto che sei sicuro che Dio non esiste, dimostramelo.... resto in attesa.

    Nel frattempo però avverto che in ogni ambiente assolutamente ateo resta sempre qualcosa che appartiene a Dio. Ad esempio, come si vede nella foto del poster, ogni soldato (di un regime assolutamente ateo) viene addestrato dovendo avere la croce che si lega sulle spalle, (per camminare dirittamente e in modo ordinato)... Il mio Dio mi ha scritto molto prima che certi eserciti sviluppassero le proprie modalità di azione e di addestramento che i cristiani sono come dei soldati, (II TImoteo 2:3), che devono imparare dalla croce, (Matteo 16:24), a camminare seguendo la via che è stata tracciata, (Isaia 35:8)

    Aspetto i vostri commenti e le vostre risposte,.... in una sana e pacifica discussione.

    Pastore Gabriele

  • Sforzo ...

  • Tentazioni