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Mon, Sep

tentazione

  • Evita il male

    Evitare il male: stare lontano da qualcuno o qualcosa che si ritiene molesto o dannoso. Per il credente, evitare il male che è il contrario del bene, equivale a tutto ciò che si oppone alla virtù, all’onestà ed è oggetto di riprovazione.

    Giobbe cap.28 v.28 E disse all’uomo: “ Ecco, temere il Signore, questo è sapienza, e fuggire il male è intelligenza. Il timore di Dio, ci induce all’ubbidienza e alla sottomissione e alla ricerca del suo volto. Cosi facendo, la sua sapienza, che discende dall’alto, farà dimora in noi. Nel nuovo testamento, l’apostolo Paolo descrive la sapienza di Dio, i cui tratti sono identici al carattere dell’Agnello. Quindi, avendo timore, riceveremo sapienza, perché faremo albergare lo Spirito Santo in noi, il quale ci renderà nuove creature conformi alla sua natura, le quali, ricevendo intendimento saremo capaci di discendere il bene dal male, perseguendo l’uno e riprovando l’altro.

    Proverbi cap.4 V.27 Non deviare né e a destra né a sinistra; ritira il tuo piede dal male. Salomone con la sua sapienza ricevuta in dono da Dio, ci esorta ad ottenerla seguendo la via maestra, che è il sentiero della santità che viene illuminato dalla Potenza di Dio. Poiché scegliamo di seguire il bene riceviamo anche noi il dono della sapienza per la nostra salvezza. Chi sceglie di seguire le due vie laterali, cade inevitabilmente nelle trappole del diavolo, e il suo piede rimane intrappolato nel male “ il peccato”, senza una via di scampo e la sua anima perisce. Gesù Cristo, il mediatore fra noi e Dio, da sempre con la sua Misericordia, dà al peccatore una via per la sua salvezza, che si ottiene confessando i propri peccati con un cuore pentito e accettando la Parola di Dio “ Gesù Cristo” nel suo cuore. Romani cap.12 v.9 L’amore sia senza ipocrisia; detestate il male e attenetevi fermamente al bene. La lettera dell’apostolo Paolo ai Romani, espone principi fondamentali della fede e l’amore in virtù del sacrificio di Cristo per noi peccatori. Paolo ci esorta a scegliere di fare il bene con amore per il nostro prossimo con un cuore sincero, perdonando i nostri nemici, pregando per la loro salvezza, questo è il comportamento di un vero credente, amore senza ipocrisia, odiare il male poiché esso porta alla distruzione e al giudizio di Dio.

    I Tessalonicesi cap.5 v.22 Astenetevi da ogni apparenza di male. L’apostolo Paolo, nei suoi saluti finali ai fratelli della chiesa in Tessalonica, ricorda loro la necessità di mantenersi puri, amare e rispettare i fratelli, i loro conduttori e praticare tutte le virtù cristiane, nel timore di Dio, e nell’ubbidienza alla Parola di Vita “ Cristo Gesù”, e nel rispetto di Essa con la preghiera, poiché soltanto cosi si evita il male che ci conduce al peccato. Quindi se lo Spirito Santo è in noi, nessun male ci può travolgere e allontanare dal nostro amato Salvatore Cristo Gesù “salvezza delle nostre anime” Amen.

     

    Scritto da sorella Concetta e trascritto da sorella Marta

  • Gesù fu tentato?

    Era impossibile per Gesù peccare. In Luca 1:35, a Maria venne riferito che "quella creatura Santa" concepita per mezzo dello Spirito Santo, è il Figlio di Dio. Era "santo senza difetto, macchia, separato dai peccatori", (Ebrei 7:26). E' una brutta eresia sostenere che Gesù poteva peccare o che c'era qualche peccato in Lui. Egli fu in ogni punto come noi tranne che per uno: non era contaminato con il peccato.

    Gesù non venne tentato per vedere se Egli potesse cadere. Egli venne tentato per mostrare che non poteva cadere: "il principe di questo mondo viene ma non ha nulla in me" (Giovanni 14:30). Dopo che Egli ebbe vissuto circa 33 anni, Satana arrivò con le sue tentazioni, tentazioni che coprivano l'intera personalità umana - quella fisica, mentale, spirituale.

    Il Signore Gesù non avrebbe potuto cadere, e la prova venne data affinché venisse dimostrato che Egli non sarebbe caduto. Se Egli sarebbe caduto, allora la tua salvezza e la mia sarebbero continuamente messe in discussione. Nel momento in cui si sarebbe arreso al peccato, non sarebbe più potuto essere nostro salvatore. Le sue tentazioni sono le stesse che vengono a noi.

    Quando qualcuno alza la testa sostenendo che Dio dovrebbe essere tentato come noi stessi lo siamo stati, mi viene da rispondere che Egli fu tentato in misura superiore a noi stessi.Ogni barca è costruita per resistere ad una certa pressione. Quando la pressione supera il massimo consentito, allora la barca comincia a cedere, dopodiche la pressione stessa comincia a scemare.

    Ora, il demonio ha messo ogni tipo di pressione sul Signore Gesù, ma Egli ha resistito. Avrebbe potuto portare qualsiasi tipo di pressione. Come noi, anche lui sa perfettamente cosa significa essere tentati. La differenza è che mentre lui non è mai caduto, noi si.

  • La tentazione - Matteo 26:41

    Siamo tentati sempre di far qualcosa di diverso da quello che stiamo facendo. E' incredibile come nessuno possa fermarci dinanzi a quei desideri che emergono dal nostro cuore. Il problema è che non tutti questi desideri sono conformi alla Parola. Anzi, molto spesso, essi sono esattamente in contrapposizione. Dice bene la Parola quando ci avverte che il cuore dell'uomo è malvagio. L'invito del verso di oggi è quello di VEGLIARE e PREGARE. Sono due azioni che molto spesso compiamo, ma la maggior parte delle volte senza la consapevolezza di quello che conviene fare durante queste due azioni. Siamo svegli ma per stare davanti la TV o per sbrigare le nostre faccende. O crediamo di star svegli ma invece stiamo dormendo. Dobbiamo vegliare non nel senso materiale ma in quello spirituale. Stiamo con le antenne dello Spirito in guardia, il demonio va attorno come un leone ruggente per vedere chi egli possa divorare. E, nella maggior parte dei casi ci trova... dormienti. Dobbiamo stare attenti ma ciò non basta. Non basta stare attenti a non avvicinarsi alle tentazioni o ad essere circuite da loro, perché anche il solo pensiero già guasta il nostro rapporto con Dio. Allora che fare? Cosa aggiungere al nostro stare attenti e in guardia? La Parola ci risponde: pregate. Ma non una preghiera per chiedere che il tuo portafogli sia pieno. Piuttosto serve una preghiera per chiedere che il tuo cuore sia svuotato da quei pensieri e quei desideri che poi ti portano regolarmente a cadere nel laccio di Satana.

    Pastore Gabriele

     

    Matteo 26:41 - Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

  • Perché "Figlio dell'uomo"?

    L'espressione "Figlio dell'uomo" ricorre sovente negli Evangeli. In particolare, per un totale di 85 volte. Matteo (32), Marco (15), Luca (26), citano questa espressione sempre riferita da Gesù stesso. Soltanto in Giovanni (12), dieci volte questa espressione è direttamente proferita da Gesù, mentre in due circostanze viene riferita da uomini, in particolare da alcuni suoi accusatori:

    Giovanni 12:34 - "Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo rimane in eterno. Come puoi dire che il Figlio dell'uomo dev'essere innalzato? Chi è questo Figlio dell'uomo?"

    Come possiamo osservare, dunque, in questo verso, per ben due volte, l'espressione "figlio dell'uomo" viene utilizzata da labbra critiche e piene di giudizio. Coloro che riferiscono il messaggio mettono in parallelo ciò che dice la Legge con questa espressione propria del maestro Cristo Gesù il Signore. Proprio prima, (Giovanni 12:32) avevano udito dallo stesso Maestro che sarebbe stato innalzato sulla croce. E per loro il problema si poneva in modo drastico: come può il Messia che rimane in eterno, (cfr Salmo 89:37-38; Isaia 9:6), fare questa fine "ingloriosa"? Daniele aveva parlato del figlio dell'uomo, e costui non avrebbe mai cessato di regnare:

    Daniele 7:14 - gli furono dati potere, gloria e regno, tutti i popoli, nazioni, lingue lo servivano e il suo potere è un potere eterno che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

    I suoi ascoltatori ritenevano di essere dinanzi ad un abuso bello e buono della Legge, della Torah. Il Signore Gesù si autoattribuiva un titolo di gloria accostando anche una fine "ingloriosa" e apparentemente contraddicendo la Legge.
    L'espressione "figlio dell'uomo" è la descrizione che Cristo da di se, ed è il termine con il quale Egli si collega all'umanità e mostra la sua intima e positiva relazione con la razza umana.

    In parte, abbiamo già appreso qualche elemento sul Figlio dell'uomo, proprio dalla descrizione che il profeta Daniele da di Lui. E, come noi tutti sappiamo, la sua morte non metterà fine al suo regno o alla sua esistenza, ma sarà il principio della manifestazione della gloria di Dio. Ma andiamo ancora più in fondo alla questione. E, per farlo, prendiamo come esempio la tentazione di Gesù nel deserto.
    Era nel deserto ed era tentato come un uomo qualunque. Fu tentato come rappresentante della razza umana: questa non è una opinione personale, ma è proprio quella che è la sua stessa affermazione.
    In risposta alla prima tentazione Egli disse:"E' scritto, l'uomo non viverà di solo pane". Questo è un modo equivalente di dire che Egli si trovava nel deserto, in tentazione, al pari di un qualsiasi essere umano immerso nelle tragedie della vita. Stava obbedendo in questo alle condizioni dettate da Dio per l'umanità.
    In risposta alla seconda tentazione, Egli disse: "Sta scritto, adorerai il Signore il tuo Dio, e solo a Lui servirai". In questo modo, il Signore mise se stesso nella sua divinità al pari di altre vite umane e delle loro limitazioni, di obbedire alla Parola di Dio.
    In risposta alla terza tentazione, Egli disse:"E' scritto, non tentare il Signore Dio tuo". In questo modo egli dichiara che la legge che lo governò è stata esattamente la stessa che avrebbe dovuto governare le altre persone. Dunque, i temini che indicano la sua relazione con l'uomo sono quelle che provano la Sua assoluta regalità con la razza umana, la Sua completa identificazione con l'esperienza umana. Ecco perché "Figlio dell'uomo".